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La mala educatión (di Pedro Almodóvar, 2004)

Creato il 07 maggio 2012 da Iltondi @iltondi

Enrique Goded (Fele Martínez) è un affermato regista underground, che però adesso si ritrova in crisi creativa ed è costretto a ritagliare le notizie bizzarre dei giornali per farsi venire qualcosa in mente. Ignacio, suo vecchio compagno di collegio e ora attore in cerca di impiego, bussa alla porta proprio nel momento giusto: ha infatti una storia da sottoporre, in parte autobiografica e in parte inventata. Le vicende sono quelle vissute in collegio dai due, dall’innamoramento alla separazione forzata. Dopo averla letta, Enrique è sicuro di aver trovato il soggetto per il nuovo lungometraggio. La mala educatión (di Pedro Almodóvar, 2004)

Nel 2004 qualcuno rimase deluso da questo film di Almodóvar, sostenendo che non avesse proseguito il percorso intrapreso con Tutto su mia madre e Parla con lei. Ma sarebbe stato come chiedere a Brian De Palma di rifare ogni volta Scarface e Carlito’s Way, oppure a Martin Scorsese di riproporre all’infinito Quei bravi ragazzi e Casinò. È vero anche che certi registi preferiscono non uscire fuori dai propri schemi, narrando in pratica sempre la stessa storia con la semplice variazione di qualche sub-plot (è ovvio che non mi riferisco a quelli appena citati, ma a qualche cineasta nostrano che va avanti da anni con opere stanche e riciclate). Pedro Almodóvar, evidentemente (e per fortuna), non è uno di quelli. Pur mantenendo i propri stilemi, inserisce i personaggi del suo cinema all’interno di un complicato gioco delle parti in salsa thriller (genere che comunque contamina molti suoi film). Tutto si svolge in Spagna tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli 80, e i fatti si snodano su tre diversi livelli narrativi: il presente, il passato che viene descritto dal racconto “La visita” (virtuoso episodio di meta-cinema che distorce la realtà) e quello che vive attraverso i ricordi. Ricchissimo nei temi: omosessualità, travestitismo e transessualismo, ma anche amore ossessivo e preti pedofili. Gael García Bernal (Ernesto Che Guevara in I diari della motocicletta) è impegnato in una triplice parte (Ignacio, che poi si fa chiamare anche Ángel, Juan e Zahara). Titoli di testa alla maniera di Alfred Hitchcock e qualche sporadico barocchismo (ad esempio, la goccia di sangue che divide in due lo schermo e i riquadri del cancello che contengono le didascalie prima dei titoli di coda).



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