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La meglio gioventù: quarant’anni d’Italia

Creato il 18 luglio 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Probabilmente mai nessuno è riuscito a raccontare quarant'anni di storia italiana in modo così magistrale quanto Marco Tullio Giordana nel suo La meglio gioventù. Un Italia dolorosa, immobile ma al contempo in continuo cambiamento, in costante lotta contro se stessa, raccontata attraverso gli occhi di una grande famiglia.

Difficile immaginare cosa uno straniero possa pensare nel guardare i due atti de "La meglio gioventù". Probabilmente che gli italiani sono sempre un po' pittoreschi. Eppure guardarlo da italiani è come guardare allo specchio non solo se stessi, ma anche gli anni e le generazioni precedenti, che inevitabilmente hanno finito con il forgiare la nostra identità e il sistema di valori e pensieri che ci appartiene. Giordana, attraverso interpreti magistrali come Luigi Lo Cascio, Alessio Boni e Fabrizio Gifuni, racconta la spensieratezza dei ventenni degli anni Sessanta, l'alluvione di Firenze, il Sessantotto, la lotta di Franco Basaglia, la mafia, gli anni di piombo e tutto ciò che ne consegue, mentre i personaggi crescono e vengono influenzati, a volte di più, a volte di meno, dalle vicende politiche e storiche. L'Italia è raccontata attraverso gli occhi di una tipica famiglia italiana, reale, complessa, a tratti commovente, e sono spesso i legami tra i personaggi a svelare qualcosa di più, a far emergere un sotto testo che propone nuove, controverse letture.

LO STUDENTE E IL POLIZIOTTO

I due fratelli Carati rappresentano l'asse su cui si sviluppa "La meglio gioventù". Nicola (interpretato da Luigi Lo Cascio) e Matteo (Alessio Boni) non potrebbero essere più diversi: estroverso e attivo il primo, riservato e turbolento il secondo. Lo scontro tra due personalità complementari è acuito dal passare degli anni e dalle scelte di vita compiute dai due: Nicola è impegnato politicamente e fa parte degli studenti protagonisti del Sessantotto, lottando a Torino assieme alla propria fidanzata, Giulia; Matteo, al contrario, abbandonata l'università nonostante la propria mente brillante, sostiene la leva obbligatoria e in seguito decide di entrare a far parte del corpo di polizia. L'antitesi tra i due fratelli diventa quasi un'antitesi pasoliniana, una lotta che non può essere rappresentata dai semplici bianco e nero, ma che ha bisogno di sfumature e gradazioni. Una lotta che li porta addirittura sullo stesso terreno, durante gli scontri di Torino, e che sembra contrappporli sin dal primo incontro, uno con barba e camicia a quadri, l'altro con la divisa dell'esercito, a Firenze, entrambi con l'obiettivo di rendersi utili dopo l'alluvione, allontanati dalle strade diverse ormai intraprese eppure vicini come fratelli.

IL PROLETARIO E L'ECONOMISTA

"La meglio gioventù" non sceglie una prospettiva fissa dalla quale analizzare la storia. I fatti non sono narrati solo dal punto di vista della giovane borghesia italiana e nemmeno esclusivamente da quello del proletariato. Personaggi eterogenei si mischiano e tra questi ci sono in particolare Carlo, brillante laureato in economia che viene assunto alla Banca d'Italia ed entra nel mirino delle Brigate Rosse, e Vitale, operaio della Fiat. Quando, al matrimonio di Carlo e Francesca (sorella di Nicola), Vitale confessa di essere stato messo in cassa integrazione, lo scontro tra due mondi è inevitabile: Carlo capisce i motivi del fatto ma non è in grado di evitarli, Vitale ne è vittima innocente e Nicola, ormai psichiatra affermato, protesta ma non è realmente in grado di trovare una soluzione. Allo stesso tavolo, all'interno dello stesso legame di amicizia, la situazione proletaria e quella borghese dell'economista Carlo si scontrano, parti e visioni alterne dello stesso problema, inconciliabili, facce della stessa medaglia ma con destini molto diversi. Sullo sfondo, la Fiat ancora forte e padrona incontrastata della Torino industriale, che si avvicina ai primi segnali di cedimento, un buio presagio di ciò che seguirà.

I DUE VOLTI DELLA POLITICA

C'è poi il legame di una coppia che parte lottando dalla stessa parte e si divide con il passare del tempo. Nicola e Giulia partecipano al Sessantotto torinese, vivono sulla loro pelle occupazioni, cariche della polizia e fughe dai blindati. Arrivano a trarne, però, conclusioni diverse su base teorica e pratica. Giulia si sente sempre più furiosa e impotente, arriva a prendere parte alla lotta armata delle Brigate Rosse e finisce in prigione per questo. Nicola sembra spostare i propri principi politici dall'attivismo vero e proprio al lavoro, sposando la causa di Franco Basaglia, illustre psichiatra e neurologo fondamentale per il rinnovamento degli istituti psichiatrici italiani. Il divario tra i due sembra sempre più ampio, al punto che Giulia fugge di casa, abbandonando il compagno e la figlia ancora piccola. Anche in questo caso si tratta di due visioni che si scontrano, due visioni che nascono da un punto comune ma poi finiscono con il divergere. Gli anni di piombo sono vissuti sia pubblicamente, tra attentati e scontri, sia privatamente, dal punto di vista di una famiglia lacerata da essi e dalle loro conseguenze.

"Lei ha una qualche ambizione? Allora vada via. Se ne vada dall'Italia. Lasci l'Italia finchè è in tempo. [...] Vada a studiare a Londra, a Parigi, vada in America se ne ha la possibilità, ma lasci questo Paese. L'Italia è un Paese da distruggere, un posto bello e inutile, destinato a morire."
"Cioè secondo lei tra poco ci sarà un Apocalisse?"
"E magari ci fosse. Almeno saremmo tutti costretti a ricostruire. Invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri. Dia retta, vada via."
Sono le parole di un professore, durante la prima parte del film. Ed è questo che viene raccontato, nonostante i notevoli sconvolgimenti raccontati nel corso della pellicola: quell'Italia che in qualche modo cambia ma sempre uguale a se stessa, bellissima eppure incapace di imparare e di crescere.

meglio gioventù: quarant’anni d’Italia

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