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La Mennulara: i Segreti di una Donna

Creato il 06 dicembre 2011 da Dietrolequinte @DlqMagazine

Postato il dicembre 6, 2011 | TEATRO | Autore: Laura Cavallaro

La Mennulara: i Segreti di una Donna
Si inaugura sotto i migliori auspici il cartellone 2011/2012 del Teatro Stabile di Catania con un riadattamento d’eccezione, “La Mennulara”. Dal romanzo di Simonetta Agnello Hornby inizia una stagione interamente dedicata alle “Donne. L’altra metà del cielo”. L’opera è stata riadattata per il teatro dalla stessa autrice in collaborazione con Gaetano Savatteri, e per la regia di Walter Pagliaro. Lo spettacolo si avvale di un cast di stelle nostrane, da Ileana Rigano e Angelo Tosto a Mimmo Mignemi, fino ai due assoluti protagonisti: Pippo Pattavina nei panni di Orazio Alfallipe e un’inedita ma straordinaria Guia Jelo, che, spogliata da lustrini e paillette e dal suo accento tipicamente catanese, veste alla perfezione i panni di Maria Rosalia Inzerillo, la Mennulara. La scenografia è degna di una litografia di Maurits Cornelis Escher: uno specchio che sdoppia la scena e una serie di ringhiere che si alternano. Al contrario del romanzo, scritto in parte in maniera discorsiva, in parte in terza persona dalla morte dell’Inzerillo, lo spettacolo vede quest’ultima sovrastare la scena come se entrasse di continuo in “tableau”. La tecnica più ricorrente è quella dei flash-back, per raccontare i due piani narrativi: passato e presente. Possiamo definire quest’opera, scritta nel 2002 e vincitrice di diversi premi, una sorta di “giallo”, proprio perché la scrittrice fornisce tanti piccoli tasselli per arrivare a sciogliere tutti gli enigmi solo alla fine. La Mennulara, o Mennù come era chiamata dai paesani per ingiuria, non è che una criata agli occhi di tutti; una persona dai modi un po’ burberi, ma che in realtà, leggendo il libro e poi vedendo lo spettacolo, mi ha veramente affascinato perché, pur fragile, segnata da una vita di rinunce, insoddisfazioni e soprusi, è riuscita comunque ad andare avanti dimostrando di essere donna con la D maiuscola. Una violenza subita in giovanissima età, poi per mantenere la madre e la sorella va a servizio degli Alfallipe come domestica, e successivamente diviene anche amante del padrone Orazio che, intanto, sposa Adriana Mangiaracina, si sa, uno di quei matrimoni combinati, di convenienza. Orazio, pur donnaiolo incallito, ha in realtà amato soltanto Maria Rosalia.

La Mennulara: i Segreti di una Donna

Lei che, per non ferire nessuno, aveva deciso di rinunciare, abortendo, al figlio che insieme avevano concepito. Lei che, scoperta la malattia del suo amante, lo aveva aiutato a morire e, fino all’ultimo, gli aveva dimostrato la sua devozione prendendosi cura della signora Adriana, trattandola da vera regina, lei che di quella casa era la padrona. «Di ferro sono fatta… sempre il mio dovere ho fatto, solo così uno si guadagna il rispetto degli altri». Solo questo, il RISPETTO, è quello che Mennù vuole e riesce con l’aiuto di Don Vincenzo Ancona ad ottenere anche da morta. Roccacolomba è un piccolo paesino della Sicilia e gli Alfallipe sono una famiglia che conta, una famiglia importante; la pecca più grande dei figli della signora Adriana è l’ingordigia nei confronti del denaro. Gianni e Carmela sono indignati che ad amministrare la loro fortuna sia stata una cameriera eppure è grazie a lei se il patrimonio degli Alfallipe non è andato perso. Ad ascoltare le parole pronunciate dagli attori o lette nel romanzo, sembra che ci siano sfumature verghiane, per il crudo verismo e il modo di parlare esplicito della realtà. Seppur ambientato solo nel 1963, anno di grandi cambiamenti per l’Italia, si ha l’impressione di trovarsi di fronte un testo più antico forse perché, in fondo, “tutto deve cambiare affinché nulla cambi”. A tal proposito ha scritto Aldo Busi: «l’impianto del romanzo sembra retrivo… io credo che l’autrice abbia messo in atto una sua personale strategia della derisione». Oggi è bello trovare testi validi come questo ed è ancor più bello poter confrontare l’opera scritta dalla Hornby con la sua versione teatrale. Indubbia l’universalità di alcuni copioni così come di alcune tematiche (amore, adulterio, avarizia), ma non tutti gli spettacoli mettono in scena esplicitamente l’aborto con tanto di isterectomia, l’eutanasia («una donna innamorata e ricambiata dall’amato potrebbe anche uccidere l’uomo che ama» o addirittura sé stessa) e la violenza sulle donne fra le mura domestiche. La scelta teatrale è sicuramente stata quella di rendere come personaggio principale la protagonista eponima del libro; all’immaginazione del pubblico viene lasciato il destino degli altri personaggi.

I tre scatti inseriti nell’articolo sono stati gentilmente concessi dal Teatro Stabile di Catania – Fotografie di Antonio Parrinello

La Mennulara: i Segreti di una Donna

La Mennulara

di Simonetta Agnello Hornby

Riduzione e adattamento: Simonetta Agnello Hornby e Gaetano Savatteri

Regia: Walter Pagliaro – Scene: Giovanni Carluccio – Costumi: Elena Mannini – Musiche: Marco Betta – Luci: Franco Buzzanca

con Guia Jelo

Ileana Rigano, Mimmo Mignemi, Angelo Tosto, Fulvio D’Angelo, Raffaella Bella, Giorgia Boscarino, Filippo Brazzaventre, Valeria Contadino, Yvonne Guglielmino, Alessandro Idonea, Camillo Mascolino, Emanuele Puglia, Raniela Ragonese, Sergio Seminara

e con Pippo Pattavina nel ruolo di Orazio Alfallipe

Produzione: Teatro Stabile di Catania

Catania, Teatro Verga, dal 2 al 23 dicembre 2011


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