La mia casetta nel centro storico di Sassari è un posto davvero particolare.Abbarbicata all'ultimo piano di una palazzina di tre piani alta e stretta, gratta il cielo con le antenne. Se sei fortunato, e il cielo ti sorride, puoi vedere i tetti della città, la facciata del Duomo, il campanile di Santa Maria, il volo delle rondini nella stagione buona e quello dei corvi nelle stagioni nere. Se la limpidezza esplode nei tuoi occhi puoi scorgere anche lo scintillio del mare in lontananza: una linea grigio-azzurra dove la sagoma di qualche petroliera alla deriva passa come un'ombra su un telo disteso al sole. La mia casetta è un nido su una torre di mattoni.Ci sono crepe, anfratti bui e gironi infernali.Tempo fa, in un buco del primo piano, viveva uno spacciatore.Adesso, nello stesso buco, ci vivono due prostitute rumene.Bionde, giovanissime e con tacchi vertiginosi che sfidano l'acciotolato della via. I clienti entrano ed escono e a volte sbagliano campanello.C'è Adia?No, non c'è.Quanto vuoi?Non c'è, cazzo. Hai sbagliato campanello.Ma sei l'amica di Adia?Ma non lo senti che sono un uomo?Uomo?Uno con le palle sotto che se scende ti fa capire la differenza.Ma Adia quando torna?Ok...scendo. La mia casetta è circondata da tutte le lingue del mondo.Alle 4 del mattino puoi essere svegliato da un marocchino che parla al cellulare con la sua famiglia e lo fa urlando.Le finestre sono così vicine che le massaie si passano il sugo e le polpette da un davanzale all'altro. Qui le donne si raccontano malattie, amori e tradimenti mentre stendono la biancheria.Puoi sentire la gente che ride, che parla, che russa, che fa l'amore.Puoi sentire anche i silenzi e i litigi e le suonerie scaricate con gli abbonamenti capestro.Se uno compra una stufa nuova lo sa tutto il quartiere.Se ti buchi...idem. La mia casetta non è mai sola.Qualcuno passa sempre.Sorelle, amici, vigili, clienti.L'ordine può essere invertito.La mia moka lavora di brutto.Tazze su tazze di liquido nero.Cosa non fai per una tazza di caffè e una sigaretta?I vecchi centenari del quartiere consumano il tempo rimasto bevendo birra e vino sfuso con una gradazione alcolica incerta. E lo fanno in uno dei due circoli che animano la via.Ore e ore tra chiacchiere, sbornie e litigi.A volte ci scappa il morto.Ma solo a volte.I coltelli qui servono anche per tagliare il formaggio e tutti ne possiedono almeno uno. Nella mia casetta non ti annoi mai.La televisione è un optional.Basta affacciarsi per vedere davvero qualcosa di interessante senza interruzioni pubblicitarie.Se qualcuno mi cerca...capita che mi trovi.Basta salire le scale con una torcia e cercare la porta giusta. All'ultimo piano.Di solito.Non prima.
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La mia casetta nel centro storico di Sassari è un posto davvero particolare.Abbarbicata all'ultimo piano di una palazzina di tre piani alta e stretta, gratta il cielo con le antenne. Se sei fortunato, e il cielo ti sorride, puoi vedere i tetti della città, la facciata del Duomo, il campanile di Santa Maria, il volo delle rondini nella stagione buona e quello dei corvi nelle stagioni nere. Se la limpidezza esplode nei tuoi occhi puoi scorgere anche lo scintillio del mare in lontananza: una linea grigio-azzurra dove la sagoma di qualche petroliera alla deriva passa come un'ombra su un telo disteso al sole. La mia casetta è un nido su una torre di mattoni.Ci sono crepe, anfratti bui e gironi infernali.Tempo fa, in un buco del primo piano, viveva uno spacciatore.Adesso, nello stesso buco, ci vivono due prostitute rumene.Bionde, giovanissime e con tacchi vertiginosi che sfidano l'acciotolato della via. I clienti entrano ed escono e a volte sbagliano campanello.C'è Adia?No, non c'è.Quanto vuoi?Non c'è, cazzo. Hai sbagliato campanello.Ma sei l'amica di Adia?Ma non lo senti che sono un uomo?Uomo?Uno con le palle sotto che se scende ti fa capire la differenza.Ma Adia quando torna?Ok...scendo. La mia casetta è circondata da tutte le lingue del mondo.Alle 4 del mattino puoi essere svegliato da un marocchino che parla al cellulare con la sua famiglia e lo fa urlando.Le finestre sono così vicine che le massaie si passano il sugo e le polpette da un davanzale all'altro. Qui le donne si raccontano malattie, amori e tradimenti mentre stendono la biancheria.Puoi sentire la gente che ride, che parla, che russa, che fa l'amore.Puoi sentire anche i silenzi e i litigi e le suonerie scaricate con gli abbonamenti capestro.Se uno compra una stufa nuova lo sa tutto il quartiere.Se ti buchi...idem. La mia casetta non è mai sola.Qualcuno passa sempre.Sorelle, amici, vigili, clienti.L'ordine può essere invertito.La mia moka lavora di brutto.Tazze su tazze di liquido nero.Cosa non fai per una tazza di caffè e una sigaretta?I vecchi centenari del quartiere consumano il tempo rimasto bevendo birra e vino sfuso con una gradazione alcolica incerta. E lo fanno in uno dei due circoli che animano la via.Ore e ore tra chiacchiere, sbornie e litigi.A volte ci scappa il morto.Ma solo a volte.I coltelli qui servono anche per tagliare il formaggio e tutti ne possiedono almeno uno. Nella mia casetta non ti annoi mai.La televisione è un optional.Basta affacciarsi per vedere davvero qualcosa di interessante senza interruzioni pubblicitarie.Se qualcuno mi cerca...capita che mi trovi.Basta salire le scale con una torcia e cercare la porta giusta. All'ultimo piano.Di solito.Non prima.
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