
Giotto, Crocifisso, 1290-95

Masaccio, Trinità, 1426-27
E' forse corretto affermare che gli italiani non sono mai stati grandi come nel periodo a cavallo tra duecento e trecento? forse sì. E' il momento della rivoluzione culturale, del boom economico, nel quale nascono in Toscana quelli che inventano la lingua letteraria degli italiani, Dante Alighieri per primo, e Giotto di Bondone che ne inventa la lingua figurativa.Per capire bene la questione bisogna visitare, a Firenze, Santa Maria Novella. Entrando dalla porta laterale, quella d'origine, si trovano due capolavori che da sempre si guardano fra loro per essere visti in contemporanea dal fedele: la Trinità di Masaccio, primo intuito di Rinascimento, dove Cristo non è altro che l'evoluzione del Crocifisso di Giotto (QUI). Qui la lezione dei frati domenicani, contro l'eresia càtara diffusa sopratutto nella Francia meridionale, è seguita con attenzione. I domenicani sostengono la tesi che Cristo è uomo vero, morto vero, con la carnagione verdastra e il sangue che scorre e cola su teschi di Adamo e garantisce a nostra salvezza. E' un'autentica rivoluzione rispetto al modo di vedere dell'epoca.
Maestro della Croce delle Oblate,
Madonna con Bambino e angeli, 1250-60
Ci sono tre tavole agli Uffizi che accostate ci danno l'idea tangibile di questa rivoluzione in corso nel campo della pittura: la Maestà di Santa Trinita di Cimabue, dove gli angeli occupano tutti gli spazi lasciati dal trono incombente; la Madonna Rucellai di Duccio da Buoninsegna, che alleggerisce il trono con un drappo di seta sostenuto dagli angeli disposti a ritmo regolare; e la Maestà d'Ognissanti di Giotto, dove l'artista crea uno spazio unico, fisico, articolato dall'edicola del trono. Gli angeli gli stanno veramente intorno e la Vergine, imponente, occupa pesante quasi tutto lo spazio.L'arte italiana successiva nasce da queste tre tavole. Come disse Cennino Cennini "Giotto rimutò l'arte del dipingere di greco in latino". Dalla lingua ormai morta bizantina si passa a quella nuova dell'Occidente.Fonti: Guardar lontano, veder vicino, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2014






