Magazine Diario personale

La nostra crew a Boston

Creato il 10 novembre 2015 da Valeskywalker @valeskywalker
La nostra crew a BostonQuando si gira con due mani e tre figli sotto i cinque, il risultato e' vicino a zero foto.
Percio' in attesa di scoprire quali momenti il Senator ha deciso di fermare nel suo aifon, scrivo di questa nostra prima vacanzina in cinque in un posto nuovo, a zonzo da turisti, almeno io che a Boston e a New York non c'ero mai stata.
Stasera prima di accingermi a scrivere ho dato una scorsa al blog.
Quest'anno ho scritto poco e di cose poco belle:
quanto mi manca la mia vita di prima,
quanto non mi arricchisce la mia vita a Houston,
le preoccupazioni durante la gravidanza di Leo,
la malattia e la scomparsa di mio padre.
In cosi' tante parole spese per dipingere lo sconforto, la paura, la tristezza, non so se ho dato abbastanza spazio all'amore che ho pur provato ogni giorno per colui che in questo posto mi ha portato e che dal primo momento che siamo arrivati ha fatto del suo meglio per sostenere me e le bambine, conscio del sacrificio chiestoci.
Vale, andra' tutto bene, nessuno ci porta via Varsavia, la nostra casa, i nostri amici.
E poi per sostenermi mentre perdevo la testa sulle paure di toxo congenita e percentili.
Vale, andra' tutto bene, si e' sbagliato il dottore, sicuramente hai ragione tu sulla data di inizio
E poi per sostenermi nel dolore piu' grande che ho affrontato fino ad oggi nella mia vita.
Vale, ce la fara', io ci credo fino all'ultimo.
Eravamo qua, in un pomeriggio di sole di settembre estivissimo, le bimbe sguazzavano e lui disse che lo aspettava un tirocinio a ottobre, avremmo potuto raggiungerlo per qualche giorno  a Boston e poi passare insieme il weekend a New York.
Mio padre era ancora vivo,  eravamo ancora fiduciosi che la prima chemioterapia avrebbe avuto buoni risultati, che avrebbe rallentanto questo treno di dolore che accelerava ogni giorno di piu'.
Guardai il cielo azzurro sopra di noi e per un momento mi sentii il cuore nuovamente leggero: viaggiare, andare a vedere posti nuovi.
Mi ha sempre reso felice andare in nuovi posti, e' anche per questo che ero cosi' arrabbiata con Houston fin dall'inizio.
Si, si, che bello.
Non mi sono nemmeno posta il problema della spedizione da sola con loro tre per raggiungere lui.
La mia mente stava gia' proiettando  Ally che usciva dall'ufficio e vagava a piedi in un  cappotto fighissimo diverso ogni sera sotto la neve e le lucine  a Boston.
A piedi. E mille spezzoni di film di New York, la citta' che forse ho piu' visto crescendo a pane e cinema, senza esserci mai andata.
Invece le cose sono andate diversamente.
Il primo viaggio da sola con loro tre l'ho fatto per tornare dall'Italia  a Houston, dopo aver detto addio al mio babbo, tre settimane dopo quel pomeriggio a bordo piscina. 19 ore, di cui 3 di scalo.
Fino alla  partenza del Senator non sono riuscita nemmeno a pensarci, che ci aspettava un viaggio, una vacanza, un occasione di gioia. Ero troppo chiusa nel dolore, nella rabbia.
La disperazione delle bimbe nel vedere il padre partire pero' mi ha obbligato a rivelare: tra due giorni partiamo anche noi! 
Abbiamo tirato fuori la mappa, visto dove andava il tato, dove saremmo andati noi.
48 di domande su cosa avremmo fatto, cosa avremmo visto, e soprattutto la faccenda fondamentale: a Boston ci sono i parchi giochi?
Abbiamo stipato la valigia di pile, sciarpe, guanti, berretti. Quando arrivammo l'anno scorso dai menosette di Varsavia, giravamo ai piuquindici di Houston in maglietta a manica lunga, ora ci apprestavamo a scendere ai piuquindici della East Coast intabarrati come orsetti.
Quando sono scesa dall'aereo tenendo per mano le bimbe e con appeso al collo nell'Ergo il bimbo, m'e' sembrato di esser senza bagaglio in tutti i sensi. Non mi sentivo cosi' leggera da quel giorno in cui babbo mi venne a prendere a Linate dopo la traversata da Houston col pancione e le bimbe e vendolo cosi' magro e con il viso contratto dal dolore che provava, capii che qualcosa non andava e poteva esser qualcosa di grave. Erano passati 4 mesi esatti.
Ho respirato a fondo e ho cercato il filo del gomitolo della gioia che da troppo tempo rotolava da solo nella mia testa senza lasciarsi acchiapare. Le bimbe correvano piene di gridolini, non vedevano l'ora di ritrovare il tato. Partito da quarantotto ore. A pensare che per tre anni e mezzo lui sia stato via piu' del 60% del tempo, sembra incredibile che fossimo cosi' abituati all'assenza, alla distanza, alla mancanza.
Che buffo ritrovarci tutti nei nostri cappotti della vita ante texas. Fuori dalla sala del ritiro bagagli avrebbe potuto esserci Torino, Ginevra, Varsavia, Parigi, Londra, Milano..
C'era l'Autunno fuori.
Quell'aria che punge il naso e sei contenta di avere il berretto e i guanti che la sera il vento e' freddo.
Quando siamo usciti dalla scala della metropolitana avevo il fiato sospeso: prima ho visto il cielo buio della sera, poi un grattacielo antico illuminato che risplendeva dei suoi bassorilievi, un grattacielo moderno li' accanto che se ne stava buio per non disturbare l'estetica del suo vicino antico, delle colonne in stile neoclassico di un palazzo di cui si intravedeva uno spicchio e avanti un edificio di mattoni a vista con un bel tetto in stile..non lo so,ma non sembrava antico, lo era. E l'aria pulita del mare d'inverno.
-Quello e' il nostro hotel
-Il grattacielo bello o quello moderno ?
-Quello bello,amore
-Davvero?!
Ora, io normalmente non ho pretese di accomodation. Per me qualsiasi prenotazione che metta insieme prezzo ragionevole luogo pulito e logistica comoda, va bene. Ma l'idea di stare dentro a un grattacielo antico di almeno, a occhio, piu' cento anni, quella sera mi ha colto di sorpresa e travolto di gioia.
La volta a mosaico dell'ingresso, restaurata a nuovo, porta il numero 1889. L'anno in cui fu costruito questo che ho scoperto essere allora il primo grattacielo di Boston.
Tutto l'albergo e' arredato seguendo uno stile moderno che valorizza i dettagli e la struttura antica.
Insomma un posto bellissimo e anche molto romantico, percio' a piombare li' sudaticcia e spettinata con tre nani ho avuto un attimo di esitazione. Invece erano tutti gentili.
La nostra crew a BostonE non solo parole, perche' in camera ho trovato un lettino bianco di metallo bellissimo per il nostro piccolo e, novita' per me, una di quelle seggioline di plastica per fare il bagnetto, che si incastrava perfettamente nel lavandino del bagno, unitamente a una quantita' di asciugamani che sarebbe bastata per un battaglione e un set di bagnoschiuma lozione detergente e talco per nani viaggiatori. Il frigo era grosso abbastanza per ospitare un gallone di latte nel mezzo dei vari liquorini e lattine di soda.  Insomma,l'hotel bello ma con l'anima per la madre convoglio in cerca di europeitudine.
Siamo riusciti poco dopo. La gioia incontenibile di uscire alle nove di sera al buio  dopo ore di volo, con addosso un bambino nel marsupio, spingendo una figlia addormentata in un passeggino per camminare accanto a lui che spingeva l altra figlia addormentata nell'altro passeggino, perche' evviva sono le nove di sera ma possiamo uscire a piedi, girare tra gli alberi e gli stagni del parco ed e' pieno di gente normale in giro e persino gli homeless davanti al seven eleven ci sorridono e ci fanno i complimenti, come in un film di F. Capra. I miei occhi catturano scorci di architettura di cento, duecento, trecento anni fa. Quella stratificazione di arte, di stili, che era cosi' ovvia nel paese dove sono cresciuta, ma che ho imparato ad apprezzare per difetto andando a vivere prima nei posti dove le guerre hanno distrutto tutto  e poi in quelli dove nulla del genere e' mai stato costruito.
Boston, Urbe condita 1630.
E si vede, e si sente.
Il mattino dopo e' suonata la sveglia di colui che doveva andare al training.
Ho guardato la sua mappa e ho pensato a quante cose avrei voluto vedere nei tre giorni a venire.
Camminare e camminare e camminare.
E poi ho ascoltato i respiri pesanti dei tre.
Che dormivano ancora.
E mi sono riaddormentata pure io, che tanto uscire due ore dopo non cambiava nulla perche' quando si cammina una con tre, non si riesce mai a vedere tutte le cose che si vorrebbero vedere, tanto vale accettarlo subito e prendere quello che viene, ovvero dormi quando dormono, portali in giro quando sono svegli.
Finalmente pronta per uscire, con bimbo immarsupiato nella sua tutina orsetta e figlie scafandrate una per mano,  sono andata  a chiedere una mappa per me e il ragazzo della reception mi ha sorriso divertito dicendo : You've got quite a crew. 
E' vero, siamo proprio una crew ormai, potremmo andare in giro con delle divise,e non escludo che un giorno, tanto per bisboccia, lo faremo.
Attraversata la strada dopo aver sospirato d'amore per
1) il semaforo per il pedone che se lo schiacci diventa subito verde
2) le strisce alle quali le auto si sono fermate prima ancora che schiacciassi il bottone del semaforo per il pedone
mi sono diretta con la crew al parco.
La nostra crew a Boston
Perche' ora la normalita' di poter andare al parco giochi, prendere cappuccino e brioche al bar quando inizia a piovere, poi uscire di nuovo e fermarsi a guardare portoni e architettura e le cose nelle vetrine e raggiungere il Senator per pranzo, tutto a piedi, e' il nuovo lusso.
Abbiamo camminato fino ad avere i mignoli dei pieidi viola, tra foglie rosse, studenti che camminano parlando di filosofia, scoiattoli, ottone scintillante, mosaici e lastroni di pietra, sorrisi sdentati di mendicanti e di  professionisti impeccabilmente vestiti, in entrambi i casi prodighi di gentilezza verso il nostro convoglio.
Mi piace quando in un posto colgo dei segni.
Passare davanti a un negozio di antichita' e in vetrina c'e' un quadro con la pubblicita' del vermouth Martini & Rossi, Torino, con una donna di bianco vestita.
Mi piace quando in un posto mi sento subito a casa.
Trovare il bar dove so gia' che poi tornero' ogni giorno per colazione
Mi piace quando in un posto riesco a entrare nel flusso dei suoi abitanti. Gironzolare per il campus di Harvard come tanti studenti che furono e che saranno, come la dottoressa che mi segui' per la tesi e mi incepto' al dottorato.
Mi piace quando scopro un'abitudine locale e la faccio subito mia. Gli attraversamenti pedonali in diagonale. Scatta il verde per i pedoni da tutti i lati e il rosso per le auto da tutti i lati. Un minuto e tutti coloro che avrebbero dovuto aspettare due semafori per spostarsi da A a B a C, sono invece passati da A a C direttamente.
Mi piace quando indovino i buchi per mangiare buoni e semplici, dove vanno le persone normali e il cibo cinese te lo fa una signora cinese che nonostante siano 40 anni che e' li' in cucina, parla ancora solo cinese e cosi' posso ricordarmi di ricordare bai mi fan, xie xie e quelle altre 4 cose che imparai. E
Non sono una di quelle che si compra le magliette col logo o coi nomi farlocchi delle uni, ma a sto giro ho ceduto all'acquisto goliardico tamarro. Potranno dire di esser andati ad Harvard, almeno per una sera nella loro vita da piccoli, e poi chissa'.
E poi l'aria di mare, l'oceano.
L'odore del vento sull'atlantico si infila nelle strade tra i palazzi costruiti grazie allo splendore mercantile ..il porto di Boston e' i luogo dove  arrivarono i radicali religiosi che divennero americani, gli inglesi che divennero nemici, gli irlandesi disperati dalla carestia che da sopravvissuti divennero vivi e contribuirono a costruire questa citta' che inizialmente non li voleva perche' erano troppi, portavano le malattie ed erano poverissimi. E poco piu' di cento anni dopo uno dei figli dei figli dei figli di quegli scappati dalla carestia divenne Presidente. Quel Presidente, che fu fatto fuori perche' si che era transformational davvero. E poi gli italiani, i polacchi, i russi.
Una citta' cosi' densa di mura, di architettura, di statue e alberi e fontane e luci, che non puo' essere scissa dall'umanita' che l'ha creata ed animata fin dall'inizio a ora.  Una citta' perdavvero, insomma, come le nostre. Non una citta' per uominimacchina per fare un paragone nulla a caso.
Dopodiche' abbiamo preso il treno per New York e dal finestrino ho visto quegli scorci di sole tagliente sull'azzurro dell'Atlantico, quando l'oceano ricama con le onde contro le coste frastagliate, riempiendole di  piccole baie, lambendo case divorate dalla luce come nei quadri di Hopper.
E fu cosi' che ho avuto la prova provata di quel che temevo: se in America mi avessero mandato da un' altra parte, non l'avrei rifiutata in blocco. Perche' di grazia umana, urbana e naturale, su questa costa Atlantica, ce n'e'

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