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La 'nostra' resistenza [racconto]

Creato il 25 aprile 2012 da Minerva Jones
Questo post l'ho già pubblicato l'anno scorso, ma - non me ne vogliate per la ripetizione - lo ripubblico oggi nella stessa data. E' un raccontino senza pretese, ma che ci ricorda che resistere al male esterno a noi, alla violenza che subiamo ogni giorno, è una scelta quotidiana, che si può dipanare in numerevoli atti, pur se non siamo capaci di combattere in prima linea per la causa della libertà. Possiamo lavorare nelle retrovie, possiamo dare sostegno, possiamo fare massa critica.
Ringrazio Pink is Punk! che l'altra sera mi ha dato l'occasione di leggere questo testo in radio e che ha condiviso con me la felicità di celebrare questo ricordo di famiglia. Buona Resistenza a tutti/e.
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Un po' di tempo fa, pensando alla modalità narrativa di Ascanio Celestini, scrissi un breve testo in ricordo di mia nonna e mio nonno tentando di imitarne lo stile. L'argomento era la Resistenza - tema con cui io poi mi sarei confrontata più volte nella vita come molti dei miei amici. Oggi ve lo propongo - nella sua ingenuità e nei suoi errori anche stilistici/narrativi/espressivi - perché pur se ingenuo è vero, sincero e mi sembra importante serbarne memoria in quanto semplicemente umano. Nella bellezza della nostra umanità piena di contraddizioni, nei nostri sogni, nelle sensazioni intense del nostro vivere giorno per giorno - fragilmente esposti agli eventi e alle dinamiche della macro-storia. Mia nonna, quando c'era la guerra, lavorava come parrucchiera in un salone di bellezza nel centro di Torino. Aveva la sesta elementare, era vagamente socialista, e molto ignorante. Ma aveva una grande intelligenza, e la capacità di 'vedere in profondità'.
Mia nonna non ha fatto la Resistenza - non avrebbe saputo neanche da dove partire, non era esposta agli 'intellettuali', a coloro che si impegnavano concretamente, neanche da lontano.
Non li avrebbe neanche capiti, i loro discorsi.
Suo marito era in guerra a fingere di combattere (ché anche lui non li sosteneva, i fascisti).
Lei non ebbe notizie di lui per mesi - lui di indole così mite che lei lo canzonava "scusi, comandante, dov'è il cannone?".
Lui - il marito, ovvero mio nonno - dopo uno scontro in Sicilia si ritrovò come caporale ad essere il più alto in grado tra i suoi compagni, e a guidarli a piedi, feriti in modo più o meno grave, da Palermo a Napoli, dove quelli che non morirono per strada vennero finalmente ricoverati in ospedale.
Lui che non sapeva dove fosse il cannone.
Mia nonna aveva la sesta elementare, ed era una giovane madre ignorante che lavorava in un salone come addetta alle preparazione delle tinture per i capelli. Lei, quando arrivava una cliente fascista o la moglie di un gerarca per farsi fare la tinta, mentre preparava la tintura 'dietro le quinte' vi sputava dentro - tra gli sguardi d'intesa e di approvazione di altre parrucchiere parimenti ignoranti e impotenti come lei.
Mia nonna, a modo suo, ha fatto la Resistenza. E c'è qualcosa, in questo ricordo, che in questo momento mi sta dando da pensare e che - in qualche modo - mi fa bene.

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