La partecipazione non è un pranzo di gala

Creato il 14 marzo 2014 da Carteinregola @carteinregola

Pubblichiamo da Abitare a Roma l’articolo di  Aldo Pirone della Comunità Territoriale del VII Municipio

Se ne discuterà in un convegno indetto dall’associazione cittadina di “Carteinregola” insieme alla Comunità Territoriale VII Municipio lunedì 17 marzo 2014 al Circolo degli artisti in via Casilina vecchia. Le esperienze degli scorsi anni a Torrespaccata, Cinecittà Est, Romanina, Morena di Aldo Pirone – 12 marzo 2014

“Libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione… libertà è partecipazione” cantava il grande Giorgio Gaber. Il concetto di partecipazione si presta a vaste riflessioni. La nostra democrazia, così come configurata dalla Costituzione repubblicana, è a forte impronta progressista e partecipativa. Ciò vuol dire che, fermo restando il diritto del popolo di scegliersi i propri rappresentanti a tutti i livelli, dal Parlamento ai vari gradi degli Enti locali, rimane poi sempre il problema della partecipazione al governo quotidiano della cosa pubblica tra un’elezione e l’altra che non può essere lasciato alla delega del voto.

La questione non è di poco conto. La fitta e diversificata trama associativa che intesse la società civile (organizzazioni sindacali delle più svariate categorie sia dei lavoratori dipendenti che imprenditoriali, del commercio e delle professioni, l’associazionismo culturale, religioso, sportivo e amatoriale ecc.) a suo modo già esercita, partendo dalla cura dei propri interessi materiali e immateriali, una partecipazione diretta o indiretta alla vita pubblica interloquendo quotidianamente con le Istituzioni. Sollecitando leggi, delibere, provvedimenti: i più vari e disparati.

A noi interessa trattare in questo scritto la partecipazione dei cittadini al governo del territorio. Al suo sviluppo e alle trasformazioni urbane. E, ancor più specificamente, dell’esperienza ormai più che decennale che ha avuto in questo campo la Comunità Territoriale dell’ex X oggi VII Municipio. Se ne discuterà approfonditamente il 17 marzo alle ore 17,30 al Circolo degli artisti in via Casilina vecchia 42, in un’assemblea pubblica indetta dall’associazione cittadina di Carteinregola” e dalla nuova Comunità Territoriale del Municipio cha va da San Giovanni a Vermicino.

Tutto partì con la redazione del nuovo PRG all’inizio dell’amministrazione Veltroni. Ciò sollecitò non poco l’attivazione di un interesse partecipativo da parte di uno strato non secondario di “cittadinanza attiva”. I processi partecipativi attivati dal Comune in collaborazione col X Municipio iniziarono dal “pratone di Torrespaccata”, 64 ha., dove per circa un anno nel 2002-2003, con la collaborazione del Dau (Dipartimento di architettura e urbanistica) dell’Università la Sapienza, si discusse di un progetto poggiato sull’allocazione, nell’ambito di quella centralità urbana metropolitana, del museo del Cinema, della facoltà universitaria del Dams, di un Teatro e di limitate cubature abitative nel contesto di un parco archeologico urbano che si sarebbe dovuto ricongiungere con quello di Centocelle. Grande successo di pubblico – in pochi giorni nell’autuno del 2003, furono raccolte 5.000 firme in calce per un’osservazione al PRG che fu respinta – e di critica, ma poi tutto fu messo in discussione agli inizi del 2006 da un incremento stratosferico delle cubature, proposto in fase di controdeduzioni al PRG dall’ass. Morassut, ben 1.100.000 mc., (la proprietà dell’area era allora della società “Riquadro” al 50% fra Fintecna e Cabassi) che avrebbe ucciso il progetto partecipato. Quel tentativo fu contrastato con una forte mobilitazione popolare e dei cittadini. Le cubature ridotte a 600.000 mc., ma poi tutto svanì nel nulla.

Nell’autunno del 2005, da Torre Spaccata, si passò a Cinecittà est, l’area di 35 ha di proprietà del Comune di Frascati attorniante il Terminal della metropolitana. Qui la partecipazione dei cittadini non fu sollecitata dalle Istituzioni, fu imposta. Le intenzioni degli amministratori essendo quelle di allocare una grande struttura sanitaria privata, si parlava del gruppo Angelucci, avevano tenuto per sé il solito scandaloso “accordo di programma”. Anche qui, sempre con la collaborazione del Dau, i cittadini discussero per tutto l’anno di un progetto dove la struttura sanitaria era pubblica e, accanto ad essa, trovava posto un polo culturale multifunzionale, un centro artigianale legato alle produzione degli Studios di Cinecitta, limitate cubature abitative in un quadro di diminuzione del 20% circa delle cubature inizialmente previste: 540.000 mc.  E anche qui tutto finì nel nulla tranne che per il corridoio di mobilità su via Ciamarra che, a differenza di quello obbrobrioso su viale Togliatti, grazie alle discussioni partecipative dei cittadini rappresentati dal Cdq divenne un vero pezzo di riqualificazione urbana del quartiere.

Venne, quindi, il turno della famigerata centralità di Romanina. Il caso più conosciuto. Qui il processo partecipativo si è strettamente intrecciato alla battaglia per contrastare lo stravolgimento della centralità tentata più volte e da ultimo dalla giunta Alemanno che acquisiva senza colpo ferire il progetto Immobilfin del proprietario dell’area, il costruttore Sergio Scarpellini: scomparsa dell’area pubblica ridotta dal 60 a 5% sotto un’ alluvione di cubature abitative su un area di 92 ha.: 4.000 appartamenti di 8 piani più tre torri di 64 mt. proprio sotto Frascati.

Nel frattempo, precisamente nel novembre del 2006, la Comunità Territoriale del X Municipio unitamente al Cdq di Morena dovette contrastare e affondare, utilizzando per la prima volta le norme della delibera sulla partecipazione 57/06, il tentativo della giunta Veltroni di scaricare su quel quartiere la compensazione di alcune decine di migliaia di mc. di “Monti della caccia” che avrebbe annichilito ogni prospettiva di riqualificazione della zona tramite il Print, un altro progetto partecipativo per cui ci si è battuti e che non è mai veramente decollato, almeno finora.

Abbiamo ripercorso sinteticamente le tappe più significative di una partecipazione ai grandi progetti di trasformazione urbana del territorio dell’ex X Municipio. A queste vanno aggiunte le battaglie condotte dai Cdq, insieme alla Comunità Territoriale, per la soluzione dei tanti problemi del territorio nonché quelle per impedire veri e propri scempi non solo del suolo ma anche del sottosuolo. In primo luogo i Pup sui quali la partecipazione richiesta a gran voce dai cittadini residenti è stata sempre e pervicacemente respinta.

Tutto questo “vissuto” ci dice che la partecipazione, sia quando essa avviene con l’accordo delle Istituzioni sia quando si esplica con iniziative di denuncia e mobilitazione, è sempre una lotta poichè sul problema del governo del territorio e delle sue trasformazioni la discussione non è mai accademica. Quelli che si confrontano e si affrontano, infatti, sono interessi corposi. Spesso privati e speculativi che tendono sistematicamente a sovrastare l’interesse pubblico debolmente difeso dalla politica istituzionale. Qualche volta, poi, questi interessi si danno addirittura una maschera ambientalista e fintamente partecipativa pur di celarsi agli occhi dei cittadini. La partecipazione intelligente e consapevole deve guardarsi anche da queste sirene e, anche per questo, non può essere disgiunta dalla lotta. Anzi essa è un momento di una battaglia più complessiva volta a far prevalere l’interesse pubblico su quello speculativo o localistico-corporativo. Non si tratta perciò nelle assemblee, nelle riunioni, negli incontri pubblici che punteggiano l’impegno partecipativo dei cittadini, dei comitati e delle associazioni che a vario titolo si interessano delle trasformazioni urbane e del governo del territorio, di discussioni accademiche ma di confronti sanguigni, per non dire di veri corpo a corpo, fra le ragioni del pubblico e quelle private della rendita fondiaria e finanziaria. Così è stato a Torrespaccata, a Cinecittà est, a Romanina, a Morena. E lo sarà ancora perché la partita, anche con le nuove amministrazioni regionale, comunale e municipale, è del tutto aperta. Per questo, parafrasando un vecchio motto, si può affermare con cognizione di causa che la partecipazione “non è un pranzo di gala”.



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