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La pavida Bonino, il flop radicale. E gli italiani pagano.

Creato il 19 gennaio 2014 da Uccronline

Emma BoninoIl paradosso si ripete: continuano le sconfitte e i flop dei Radicali e tuttavia continuano a succhiare soldi allo Stato.

Un anno fallimentare per Mario Staderini e Marco Cappato: non solo sono stati bocciati i sei referendum sulla giustizia, fatti firmare anche all’amico Silvio Berlusconi, in quanto non sono riusciti a trovare 500mila firme in tutta Italia a loro sostegno, ma anche la loro maggiore esponente, Emma Bonino, sta maturando una misera figura da quando è diventata ministro degli Esteri. Il suo futuro da Capo di Stato, com’era nei progetti di Cappato, appare completamente svanito.

Se da destra piovono gli inviti a dimettersi e si sottolinea che «messa di fronte alla sua grande occasione, nella piena maturità dei suoi sessantacinque anni, Emma Bonino delude», da sinistra quasi quotidianamente si contano i suoi errori e le sue gaffe: ricordiamo i dubbi contro i due Marò; l’incompetenza a difendere i “diritti umani” nella nota vicenda della kazaka Alma Shalabayeva e bimba (si è svegliata dopo un mese e sedici giorni); l’indifferenza nell’arresto a Panama di Robert Lady, condannato dal Tribunale di Milano; la reticenza a mettere in allarme i turisti italiani durante le sommosse egiziane; dal rifiuto all’asilo politico a Snowden, «Emma Bonino ha mostrato il suo vero volto di donna di potere disposta a passare sopra ogni principio pur di piacere ai potenti che la potrebbero incoronare presidente della Repubblica, alla scadenza (o dimissioni) di» Napolitano, si è commentato.

Più nessuno, fortunatamente, mette la Bonino tra i “volti nuovi” della politica, anche perché è uno dei cosiddetti dinosauri che vivono in Parlamento: dopo gli esordi nel partito di Pannella, sette legislature al Parlamento italiano, quattro in quello Ue, commissario Ue dal 1995 al 1999, ministro delle Politiche comunitarie con Prodi, ora agli Esteri. E non è ricordata per nulla di significativo, a parte lo spinello libero. Non è un caso che il ministro degli Esteri nel novembre scorso si sia messa in lista in Basilicata a sostengo della candidata presidente Elisabetta Zamparutti e abbia ricevuto ben (sic!) 13 voti a Matera e 28 a Potenza.

I suoi colleghi di partito, intanto, non prendono voti, sono fuori dal Parlamento, ma ricevono ugualmente una pioggia di soldi dai cittadini italiani per il partito e per la radio. Anche quest’anno, infatti, come da più di vent’anni, non sono mancati i 10 milioni di euro che lo Stato ha loro regalato perché con Radio Radicale (la radio di partito più costosa in Italia) trasmettono le sedute di Camera e Senato. Non importa che già lo faccia gratis la Rai-Tv, con Gr-Parlamento, che lo facciano tutti i siti d’informazione per le sedute più importanti e che lo facciano i canali satellitari di Camera e Senato.

«Non importa. Deve farlo Radio Radicale e devono pagarlo tutti! E’ un diktat dal quale non si può prescindere», ha commentato Danilo Quinto, ex tesoriere dei Radicali.

La redazione


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