La poppata notturna

Da Paola

Ancora oggi, che di tempo ne è passato un po’, le poppate notturne dei primi mesi le ricordo con un pizzico di angoscia. Quel momento in cui sei lì che finalmente, dopo una giornata sfiancante, ti abbandoni tra le braccia di Morfeo e… il pupo si sveglia e vuole il latte!  

La sensazione di non potercela proprio fare, di non riuscire a reagire fisicamente a quel richiamo, di essere troppo stanca per riuscire ad allattare. Ecco io quella sensazione lì me la ricordo ancora troppo bene.

Le soluzioni per soddisfare le poppate notturne non sono molte. Il piccolo vuole mangiare, noi dobbiamo rispondere al suo bisogno. Ma anche se parrebbe non esserci via d’uscita, se non quella di aspettare che cresca e non senta più esigenza di mangiare anche di notte, qualche alternativa per passare al meglio questo periodo c’è.

1. La mamma è l’unica produttrice di latte in casa ma non l’unica distributrice, ovvero: fatevi aiutare. Tenete da parte un biberon con il vostro latte così che, anche se allattate al seno, possiate chiedere al vostro compagno di sostituirvi almeno per una poppata, dando al pupo il vostro latte con il biberon.

2. Il self service, ovvero: oggi dormi con mamma. Tenere il piccolo nel lettone in modo da essere pronta ad allattarlo senza doversi alzare dal letto potrebbe essere la soluzione che fa al caso vostro. O, almeno, è stata quella che ha fatto al caso mio per qualche tempo.

Il solo pensiero di dovermi mettere in posizione eretta nel cuore della notte, o addirittura dover cambiare stanza per allattare la mia marmocchia, mi mandava in crisi. Non era la soluzione giusta per me (lo è invece per moltissime altre mamme ed è giusto e normale così).

Io mi regolavo così: ultima poppata comode sul divano, poi lei in culla (accanto a me) e io spalmata nel letto. Al primo risveglio di solito avevo ancora abbastanza forze per mettermi seduta, sollevarla dalla culletta e metterla accanto a me. Una volta nel lettone non mi preoccupavo più di nulla. Poppava, non poppava, dormiva, si svegliava, cercava e trovava il mio seno, ciucciava e di nuovo via nel mondo dei sogni. Molte mattine non avrei saputo dire cosa fosse successo quella notte se non che: avevamo tutti dormito!

3. Questa notte è tutta mia, ovvero: l’aiuto dal pubblico. Quando mia figlia raggiunse la meta ambita dei 40 giorni, quella in cui di solito si può dire che il peggio è passato, superandola senza mostrare, invece, significativi cambiamenti, toccai picchi di stanchezza che mi annebbiavano la vista. Così, una notte, chiesi l’aiutino.

Rispose mia suocera che si offrì di venire a dormire da noi e badare alla marmocchia per la notte intera: ai suoi bisogni, alla sua nanna e soprattutto alla poppata notturna. Il regalo più bello che abbia mai ricevuto. E la mattina dopo ero di nuovo in pace con il mondo e totalmente rigenerata.

Non c’è nulla di male a chiedere aiuto e se è vero che il periodo delle poppate notturne poi passa, è anche vero che nel provare a viverlo al meglio non c’è niente di male. Anzi!


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