
Sotto gli sguardi perplessi di alcune signore di passaggio, ho "messo su" il barattolino che costituisce la mia fotocamera anamorfica e ho atteso il minuto e mezzo necessario all'esposizione (anche in pieno sole !)...Una volta a casa ho sviluppato il negativo su carta e questo è il risultato.

Certo, il soggetto non è più tanto riconoscibile! Diciamo che a questo punto è l'immagine, percepita come astratta, ad avere valore in sé: mentre la prima foto rappresenta il portichetto in quanto tale, nella seconda foto si prescinde da quello che è il vero soggetto, e si apprezza (o meno!) il grafismo sinuoso. Conclusione: la fotografia stenopeica anamorfica si presta non già a rappresentare un luogo, un monumento, qualcosa, ma a realizzare immagini più o meno astratte in cui le linee, le curve, le varie deformazioni hanno valore proprio, che piaccia o meno. Comunque, ed è la cosa che mi interessava di più... la mia fotocamera funziona!
