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La realtà inventata

Da Psychomer
By
Maurizio Mazzani
novembre 4, 2010Posted in: psicologia, psicologia clinicaLa realtà inventata

In che modo conosciamo ciò che crediamo di conoscere?

Le nostre emozioni e il nostro comportamento non sono altro che conseguenti al filtro cognitivo (il nostro punto di vista, il nostro modo di pensare) insito in ognuno di noi, con il quale valutiamo gli eventi.

La nostra attività del costruire costituisce l’obiettivo primo del vivere quotidiano. Da quando ci alziamo fino a quando andiamo a dormire e anche quando sogniamo, costruiamo e ricostruiamo il mondo e noi stessi. Tale interazione si compie attraverso le nostre strutture cognitive, e questo comporta che tutto ciò che avviene all’interno del nostro spazio di vita (quello che è a noi emotivamente collegato) avviene solamente perché siamo noi a deciderlo.
La vecchia psicologia sostiene che siamo determinati da particolari forze interne (pulsioni) o passivamente dall’ambiente attraverso i condizionamenti ecc., ma questo non è vero o non è tutto!

Siamo noi i costruttori della nostra realtà personale, ne consegue che siamo noi che decidiamo se un qualsiasi evento sarà o no spiacevole.

Per farvi afferrare tale concetto voglio condurvi ad una semplice riflessione:
immaginate di trovarvi in una situazione in cui siete soli nella vostra abitazione, ad un certo momento avvertite un rumore alla finestra…potreste pensare che a causare il rumore potrebbe essere stato un ladro;a tale costruzione (pensiero) avreste sicuramente una reazione emotiva negativa (ansia, insicurezza, ecc.)
Infine avreste anche un comportamento di allerta (chiamereste la polizia, oppure vi nascondereste, ecc.).
Ora immaginate di costruire l’evento neutro in modo rilassato e tranquillo, vi accorgereste che le risposte emotivo-comportamentali vengono ribaltate…
infatti se pensaste che a causare il rumore è stato solamente il vento che ha fatto sbattere per esempio una persiana; non avreste sicuramente emozioni negative;
e il vostro comportamento sarebbe semplicemente di andare alla finestra e verificare cosa è stato a causare il rumore.

La realtà inventata

Bene, la conclusione che ne risulta ovviamente è semplice, l’esempio dimostra proprio che noi viviamo solamente ciò che costruiamo, cioè ciò che crediamo vero, ed è quello che i nostri schemi cognitivi, preformatesi in particolar modo nell’età infantile, decidono.

Un iniziale suggerimento per verificare in prima persona quanto esposto, è che quando qualcosa interno o esterno a voi vi turba, cercate di cambiare il pensiero su di esso, cioè cercate di cambiare il vostro usuale punto di vista, decentratevi (cioè abbandonate il vostro pensiero egocentrico, residuo del pensiero infantile, infatti quanto più la nostra realtà di adulti è caratterizzata dalla presenza di schemi di pensiero infantile, tanto più ci troviamo consequenzialmente inadeguati ad affrontare problematiche tipiche della nostra età, ed ecco, dunque, la nevrosi!).

Modificare la nostra conoscenza rendendola sempre più adeguata all’età in cui ci troviamo, significa pian piano abbandonare la conoscenza abituale, la quale si è dimostrata fallimentare per il proprio benessere, con una nuova conoscenza che ci permetta di avere risposte più razionali e quindi più adattive agli eventi. Una conoscenza incompleta o addirittura disfunzionale non ci permetterà mai un adattamento utile, pertanto sarà per noi difficile raggiungere i nostri obiettivi o scopi di vita… risultato chiaramente intuibile: scontentezza, infelicità ecc., ecc.

Per concludere, costruire significa semplicemente interpretare la realtà in un modo personale, un modo particolare di osservare e spiegare il mondo che viene costruito attraverso la comunicazione e l’esperienza. La realtà non verrebbe quindi scoperta, come molti erroneamente credono, ma semplicemente inventata.
Il processo di adattamento all’ambiente in questa ottica, non è un effetto unidirezionale, dall’ambiente sulle strutture biologiche dell’individuo, ma bidirezionale come la moderna psicologia spiega. L’ambiente e l’individuo, nel rapporto di reciprocità, cioè di scambio, si determinano a vicenda.

Ecco qui l’espressione che noi adattandoci all’ambiente in cui viviamo, non facciamo altro che costruirlo.

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