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La Recensione del Mese: Sofia si veste sempre di nero

Da Strawberry @SabyFrag
La Recensione del Mese: Sofia si veste sempre di nero

Il libro di cui vi parlo questa volta è stato per me una scoperta. Non leggo molti italiani, ma in questo 2014 ho voluto dare loro qualche chance in più. Il risultato, questa volta, è stato decisamente positivo e mi ha permesso di scoprire un percorso autoriale interessante e a me molto congeniale, all'insegna di quella "poetica del frammento" che va sotto il nome di racconto. Il romanzo in questione diventa quindi un grande contenitore di storie e ogni capitolo è una finestra sul mondo della protagonista, visto però con gli occhi di chi le vive attorno. Un mosaico emozionante e coinvolgente che dà alla storia del racconto in Italia una nuova voce. Si parla di Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti.

La Recensione del Mese: Sofia si veste sempre di nero

Titolo: Sofia si veste sempre di nero
Autore: Paolo Cognetti
Anno: 2012
Editore: Minimum Fax
Pagine: 203
ISBN 9788875214401

Una notte l'infermiera si affacciò alla finestra del reparto e vide il furgone di lui fuori dall'ospedale. Gli abbaglianti lampeggiarono tre volte, poi si accesero di nuovo quando lei alzò il braccio per salutare. Chiese il cambio alla sua collega e scese per le scale di servizio fino all'ingresso fornitori, e lì, sotto una pioggia autunnale, l'uomo abbassò il finestrino e le disse di avere preso delle decisioni. L'infermiera lo squadrò, incerta se credergli o meno. Controllò che nessuno li vedesse e lo fece salire al primo piano, dove trovò una stanza vuota in cui potevano parlare in pace.

Nei baffi di lui c'era un sapore di vino sotto a quello solito di fumo. In camera la abbracciò e la spinse verso il letto, ma aveva modi che a lei non piacevano e fu respinto. Fece l'offeso. Aprì la finestra, accese una sigaretta e guardò fuori. Dopo un minuto disse: "Se piove ancora un po', qui ci spuntano le pinne come ai pesci".

Sofia si veste sempre di nero è un romanzo di racconti che ruota attorno alla storia di Sofia e della sua giovinezza inquieta, dagli anni dell'infanzia sino alle porte della vita adulta, ma è anche la storia di tutte le persone che gravitano nella sua vita: il padre Roberto, alla ricerca di una vita semplice ma in fuga da una vita familiare che non mantiene le promesse; la madre Rossana, donna messa alle strette in un'esistenza che forse non ha mai desiderato ma a cui si aggrappa prepotentemente, donna sensibile ma governata dai suoi umori al punto da lasciare fuori tutto il resto; la zia Marta, solitaria e schiva, con un passato nell'estrema sinistra e una ricerca di maternità che trova sostanza nel prendersi cura di Sofia. E ancora, tanti altri personaggi che intersecano la vita di Sofia nelle varie fasi della sua crescita, il piccolo Oscar il filibustiere, l'infermiera alla sua nascita, la coinquilina Caterina che prova per lei un amore incondizionato, Leo l'anarchico di cui si innamora per la prima volta. Fino ad arrivare all'ultimo personaggio, Pietro, lo scrittore di questa storia, che conosce Sofia in una New York dai tratti poco familiari, lontana dalle mille luci della city che tutti conosciamo, ma per questo affascinante e dal gusto melanconico e autentico di un ricordo che riemerge dalla nostra mente quando meno te lo aspetti.

Sofia si veste sempre di nero raccoglie dieci racconti e ne realizza un corpo unico e compatto, riuscendo in questo modo a scavalcare la supposizione errata per cui una raccolta di racconti sia una serie di brani slegati tra loro. Attraverso un'unica protagonista, Sofia, che ricorre lungo tutti i racconti segnando le differenti tappe della sua vita, Cognetti mette in evidenza quello che è il legame sotteso ai dieci frammenti e le tematiche da essi supportate. Scontri tra generazioni, l'inevitabile fare i conti con la propria famiglia e le proprie radici, passaggio obbligato di chiunque compia il passaggio dall'infanzia alla vita adulta, ma soprattutto una costante ricerca della propria identità, che si perde all'interno di una storia familiare apparentemente travagliata, in realtà molto più comune di quanto si creda (" tutti noi, di disastroso, avevamo avuto le famiglie, normali famiglie composte da un uomo una donna e un bambino"), una condizione fatta di tensioni, rimpianti, rimorsi e ipocrisie, dove le singole identità non trovano mai il coraggio di venire a galla. L'affermazione del proprio "io" non è solo di Sofia, a ben vedere, ma anche dei personaggi che le ruotano attorno: il padre e il desiderio di un amore semplice e sincero, la madre e i suoi sogni di pittrice e le aspirazioni mai realizzate, la zia e i suoi desideri di rivincita sociale e politica. Attraverso le loro voci, di racconto in racconto, il lettore ricostruisce un universo fatto di punti di vista diversi, a volte persino opposti, che come riflettori, illuminano Sofia e la sua storia da molteplici angolazioni. La ricerca della loro identità, la lotta che contraddistingue le loro vite, serve, quindi, a identificare Sofia stessa, a darle corporeità e definizione, a plasmarla sotto i nostri occhi. E allo stesso, dona carattere e una peculiarità specifica a ogni singolo racconto: come in un puzzle, ogni pezzo non è mai uguale all'altro.

Ho apprezzato, in particolare, i racconti dedicati al padre Roberto e alla zia Marta. Sono le due storie che meglio si uniformano al mondo di Sofia e le danno, inoltre, una collocazione temporale e sociale ben precisa. Fratello e sorella vivono gli anni più difficili degli anni Settanta, in modo completamente diverso. Roberto vive i tristi strascichi della fine del boom economico, i licenziamenti e l'economia in crisi; dalla parte dei "padroni", assiste a scioperi e sabotaggi da parte dei movimenti politici, alla violenza e il terrore degli anni di piombo. Marta vive quegli anni dall'altra parte della barricata, militante di estrema sinistra, che mette la sua vita al servizio delle sue idee e principi, in cui crede fino a identificarsi in essi, al punto che, quando gli anni Settanta passano alla storia e l'azione politica dei movimenti del '77 esauriscono la loro forza di rivolta, anche lei si sente svuotata e permeata di una solitudine che solo un'esistenza votata a un'idea sembra regalare. Le loro storie, nonostante nessuno dei due appaia un reale protagonista degli avvenimenti, ma solo un testimone degli eventi, forniscono una connotazione storica all'intero romanzo, contestualizzando la vita di Sofia e quella di tutti gli altri, includendoli in un'unica grande storia senza la quale Sofia non sarebbe la stessa. Al di là del tentativo di gettare luce su eventi della storia del nostro Paese con uno sguardo semplice e diretto, senza pretese di criticità o giudizio, ma solo con il desiderio di fornire un quadro quanto più verosimile possibile, i racconti dedicati a Roberto e Marta sono molto belli e commoventi, intrisi di malinconia, intimi e caratterizzati da una certa dose di leggiadria che non può che emozionare. Non è un caso che Roberto e Marta siano i due personaggi che più influiscono sulla crescita di Sofia e le sue scelte.

Lei, Sofia, non parla mai con la sua voce ma, indolente e non curante, lascia il compito agli altri narratori, libera intanto di trovare la sua strada per la felicità da sé, di attraversare fasi e stagioni della vita, a volte molto dolorose, lesioniste, a una passo da precipizio, altre ancora semplici, allegre, luminose. Come quando decide di diventare un'attrice, trovando la sua dimensione ideale dentro l'obiettivo, dove, pur ammettendo di essere finalmente libera di non essere più se stessa, è in realtà più vicina che mai alla sua vera identità. La felicità tanto desiderata (" Io voglio essere felice adesso") la spinge a mettersi in gioco in quella vita che in un primo momento rifiuta, con il suo tentativo di suicidio andato male, ma che invece imparerà ad affrontare con un insolito coraggio, quello di chi ha capito quali sono le regole ma, semplicemente, non ci sta e tenta risoluta un'alternativa. Quando Pietro la saluta a New York, momento cardine della vita di entrambi, sappiamo che di Sofia non dobbiamo più preoccuparci: la sua strada, la sua via per sopravvivere a questa vita, l'ha trovata. E come Pietro, non ci resta che ricordarla e lasciarla andare, così come era entrata nelle nostre vite, in un alone di indefinito e vago, in cui il non sapere troppo non genera curiosità ma il desiderio di non dimenticare.

Una volta mi aveva detto di avere un unico vero talento, quello di riconoscere la fine delle cose. Più tardi ripensai a quella frase e immaginai che mi avesse salutato come facevano i suoi amici musicisti. Posando la chitarra, avvicinandosi al microfono, guardandoti negli occhi e dicendo: "Ricordati di me".

La scrittura di Cognetti è lineare, pulita, precisa, ma nella sua semplicità si cela una grande potenza espressiva. Cognetti ci racconta una storia di cui lui stesso sembra sapere poco, un confusione di tasselli da ricomporre per svelare il mistero, eppure riesce ad immergersi, arrivando poi semplicemente a sfiorare con delicatezza il cuore delle cose, lasciando a noi la libertà di scegliere quanto in fondo voler arrivare. La forza narrativa dei suoi racconti sta nella sua deliberata scelta di non risolvere il mistero, ma in quella di farsi avvolgere da esso, imparare a conviverci e lasciarsi vincere. Sofia si svela ai nostri occhi di lettore quasi svogliata, in un viaggio tra presente e passato che getta luci disordinate sulla sua vita, le quali ci aiutano a scoprire aspetti della sua persona, lasciandone in ombra altri. Il senso di incompiutezza la rende un personaggio femminile tra i più belli e sofferti, straordinariamente umana perché riconoscibile non solo in diversi particolari di noi stessi, ma anche come frutto di una generazione e un'epoca a cui sentiamo di appartenere.

Sofia si veste sempre di nero è un libro che ti rimane sotto pelle, a cui ritorni con il pensiero diverse volte dopo aver girato l'ultima pagina, immaginando cosa starà facendo Sofia in questo momento o ripensando ai momenti in cui Roberto, Rossana e Marta appaiono così vicini a noi, intimi amici di carta le cui vite si intersecano strettamente alle nostre. Una storia emozionante e dalle molte suggestione, raccontata con una grazia particolare, difficile da dimenticare.

L'autore

La Recensione del Mese: Sofia si veste sempre di neroPaolo Cognetti è nato a Milano nel 1978.
È autore di alcuni documentari - Vietato scappare, Isbam, Box, La notte del leone, Rumore di fondo - che raccontano il rapporto tra i ragazzi, il territorio e la memoria. Per minimum fax media ha realizzato la serie Scrivere/New York, nove puntate su altrettanti scrittori newyorkesi, da cui è tratto il documentario Il lato sbagliato del ponte, viaggio tra gli scrittori di Brooklyn.
Per minimum fax ha pubblicato Manuale per ragazze di successo (2004), Una cosa piccola che sta per esplodere (2007), vincitore, tra gli altri, del Premio Fucini, del Premio Settembrini e finalista al Premio Chiara e Sofia si veste sempre di nero, selezionato al Premio Strega 2013. Per Laterza è uscito nel 2010 New York è una finestra senza tende. Il suo blog è paolocognetti.blogspot.it.

> Lo sai che cos'è la nascita? È una nave che parte per la guerra.

> L'amore è nella pancia, l'amore è un cane cieco che ti manca da quando sei andata via di casa.

> Abitare, abito, abitudine. E' tutta roba che ci mettiamo addosso, tutti i nostri strati protettivi-. [...] -Comunque, gli occhi sono dei bugiardi schifosi. E' il frigo lo specchio dell'anima.

> Roberto si era ormai rassegnato a pensare che fosse quello, l'amore degli adulti: un esercizio di indulgenza e tolleranza, abituarsi ai difetti di un'altra persona e infliggerle i propri, caricarsi sulla schiena il fardello della sua infelicità.

> Non è tanto quello che ho visto, è piuttosto quello che non ho visto. Sai quando sei fuori al sole e senti un'ombra passarti addosso? E allora guardi in su per vedere se era un uccello, una nuvola o cosa, ma ormai è troppo tardi, e qualunque cosa fosse è già passata?

> L'intelligenza non è saper fare, è saper imparare.

> C'è un unico modo sincero di piangere, ed è piangere da soli.

> La bellezza in fondo che cos'è, una stupida questione geometrica, solo un incastro fortunato nel campionario di bocche, nasi e orecchie disponibili. Ma se una faccia hai imparato a conoscerla, e l'hai vista quando ha sonno, quando ha il raffreddore, quando è distrutta da una giornata nera, se ti sei abituato a quella faccia, allora hai superato la questione della bellezza, non sei d'accordo?


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