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La Settima Sinfonia di Mahler con Emilio Pomárico e la Staatsorchester Stuttgart

Creato il 15 ottobre 2014 da Gianguido Mussomeli @mozart200657
Foto ©Astrid AckermannFoto ©Astrid Ackermann

Per il concerto inaugurale della stagione 2014/15, la Staatsorchester Stuttgart ha proposto l’ esecuzione della Settima Sinfonia di Gustav Mahler, un autore che qui è spesso presente nei programmi dei vari cartelloni sinfonici. Per un mahleriano convinto come il sottoscritto, le possibilità offerte dalle stagioni concertistiche di Stuttgart sono senz’ altro notevoli. Negli ultimi sette anni i cartelloni dei vari cicli ospitati dalla Liederhalle hanno proposto varie esecuzioni di quasi tutti i lavori del corpus sinfonico mahleriano, fatta eccezione per l’ Ottava Sinfonia che comunque è generalmente un titolo non frequentissimo nei programmi a causa delle difficoltà dovute ai problemi pratici posti da  un organico fuori del comune. Per quanto riguarda in specifico la Sinfonia N° 7, essa fu eseguita a Stuttgart per due volte nel 2007; la prima volta dalla Israel Philharmonic sotto la direzione di Zubin Mehta durante la Musikfest e la seconda, pochi mesi dopo, da Eliahu Inbal sul podio della Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR, che in questi ultimi due anni ha presentato anche la Seconda, la Quarta e la Sesta oltre a Das Lied von der Erde. La Staatsorchester Stuttgart, dopo le pregevoli interpretazioni della Terza, Quinta e Sesta Sinfonia, eseguite negli anni passati sotto la direzione di Manfred Honeck, per affrontare una partitura molto problematica come quella della Sinfonia N° 7 ha invitato il sessantenne direttore italo-argentino Emilio Pomárico. Allievo prima di Franco Ferrara e poi di Sergiu Celibidache, autore di composizioni premiate con riconoscimenti di rilievo come il Premio Viotti, il musicista bonearense si è costruito negli anni una solida reputazione internazionale come apprezzato interprete di autori contemporanei, di cui ha diretto numerose prime esecuzioni assolute in rassegne di prestigio come il Festival d’ Automne, la Biennale Musica di Venezia, le Berliner Festwochen, i Donaueschinger Musiktage e Milano Musica, dove qualche anno fa diresse una memorabile interpretazione del Prometeo di Luigi Nono. Tra l’ altro, può essere interessante far notare che alcune delle più grandi interpretazioni in assoluto della Settima Sinfonia sono state offerte proprio da direttori che praticavano assiduamente il repertorio contemporaneo; tra di essi, possiamo ricordare Hans Rosbaud, che firmò anche la prima incisione discografica del lavoro, Hermann Scherchen, Bruno Maderna e Pierre Boulez, la cui formidabile esecuzione ebbi modo di ascoltare a Salzburg nel 1996, in un indimenticabile concerto con i Wiener Philharmoniker. Un fatto che appare pienamente logico se si pensa alla modernità incredibile delle soluzioni di scrittura ideate da Mahler in questo brano, uno dei suoi lavori artisticamente più maturi e compiuti.

Emilio Pomárico affronta la Settima da questo punto di vista, con l’ ottica di un direttore che conosce a fondo i percorsi stilistici della musica posteriore all’ opera mahleriana e gli influssi che la produzione del compositore boemo ha avuto sugli autori venuti dopo di lui, in una lettura che esalta al massimo gli aspetti innovativi della composizione. Il musicista italo-argentino possiede una tecnica solida e sicura e un gesto di grande chiarezza e funzionalità, in grado di risolvere senza il minimo problema tutti i passi di ardua complessità sinfonica presenti nella partitura. Sonorità lucide e taglienti, trasparenza di timbri e fluidità ritmica erano le caratteristiche principali di una lettura lucida e coerente, che ha offerto i risultati più pregevoli soprattutto nelle due Nachtmusik, rese con squisita delicatezza cameristica e raffinatezza di suono. Molto bella anche l’ esecuzione del primo movimento, impostato su tempi generalmente rapidi ma flessibili, con una dinamica molto ben graduata e una bellissima realizzazione di tutti i passi solistici, a partire da quello del corno tenore in si bemolle che espone il tema principale nelle battute iniziali. La straordinaria danza di spettri dello Scherzo è stata resa pure assai bene, anche se con sonorità forse leggermente troppo corpose per il mio gusto. Ottimo invece il taglio asciutto e decisamente antiretorico che Pomárico ha conferito al Finale, reso con un tono assolutamente privo di enfasi e perfettamente calcolato nella progressione ritmica di base. Nel complesso un’ esecuzione assolutamente pregevole sotto tutti i punti di vista, anche per merito della magnifica prestazione offerta dalla Staatsorchester Stuttgart che ha confermato il suo eccellente stato di forma attuale. Sotto la guida stabile di Manfred Honeck e poi di Sylvain Cambreling, il complesso orchestrale della Staatsoper ha ulteriormente sviluppato  la flessibilità esecutiva e la compattezza d’ insieme che ne fanno una delle migliori formazioni tra quell attualmente attive nei teatri tedeschi, in grado di affrontare qualsiasi partitura con assoluta consapevolezza stilistica e tecnica. Un concerto di ottimo livello, seguito attentamente e con la massima concentrazione da un pubblico che ha tributato un caloroso  successo a tutti gli esecutori.



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