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La sfera magica dei ghiacci

Da Fiaba


Mercoledì 19 Gennaio 2011 12:20 Scritto da Dora

sfera_magica
Francesca guardava incuriosita quella magica sfera dove, ogni volta che la girava, la neve cadeva.

“Cade, la neve cade” ripeteva come una cantilena.

Incantata da quel rituale, sentì una storia narrare.

Esisteva un regno nel mondo dei ghiacci, antico di secoli. Una leggenda narrava che in quel luogo desolato, era custodita la felicità. Nessuno però sapeva esattamente in che cosa consisteva.

Un giorno avvenne che, nel mondo da noi conosciuto, arrivasse una terribile piaga. Una strana malattia aveva colpito le persone. In modo particolare gli adulti e gli anziani. Sembrava che i bambini fossero immuni da questo strano morbo.

I più grandicelli, si riunirono in una specie di comitato.

“Dobbiamo fare qualcosa per i nostri genitori. Non possiamo andare avanti così o moriranno”.

Erano diventati tutti tristi. Piangevano e si disperavano, ma non ne conoscevano il motivo e si erano rassegnati a quella condizione.

La piccola Emily che si era ricordata della leggenda, propose agli altri di andare in quelle terre lontane per cercare un antidoto. Tutti i bambini che erano in grado di camminare da soli, lasciarono le loro case e si misero in marcia. Per raggiungere il mondo dei ghiacci, avrebbero seguito la magica sfera, che nell’azzurro cielo brillava.

Per non andare da soli però, alcuni animali decisero di accompagnarli. Li avrebbero protetti durante il percorso.

Il falcone Viz avrebbe vigilato nel cielo; il ghepardo Fenya li avrebbe preceduti in terra ed il delfino Pecis li avrebbe seguiti nel mondo marino.

Era l’alba, quando i bambini uscirono di nascosto dalle loro case. La sfera magica capeggiava in cielo, grande come il sole. A loro sarebbe bastato seguirla per giungere nel regno dei ghiacci.

Il viaggio era dunque iniziato.

Usciti dalla città, trovarono Fenya ad attenderli “Non dovete aver paura” disse con uno dei suoi stridolii “Io vi proteggerò e vi aprirò la strada”.

Davanti a loro c’era un’immensa distesa erbosa. Sembrava senza fine. Fenya correva e correva. Ogni tanto si voltava per vedere se i bambini erano dietro di lei e poi riprendeva la marcia.

Dopodiché dovettero attraversare il ponte che collega i due mondi. Era lunghissimo. Ci vollero difatti diversi giorni per attraversarlo tutto.

I bambini erano esausti, ma non volevano arrendersi e rinunciare alla missione. Dovevano proseguire se volevano salvare le loro famiglie.

Il falcone vegliava su di loro. Compiva nel cielo splendide acrobazie per riuscire a tenerli d’occhio tutti. Anche perché ogni tanto, qualcuno rallentava e Viz l’incitava ad andare avanti.

Alla fine del ponte, la sfera magica li condusse davanti ad un mare d’uno strano colore, che li divideva dalla loro meta. Pecis prendendoli sul suo dorso riuscì un poco alla volta a trasportarli tutti nel magico mondo dei ghiacci.

Erano finalmente giunti a destinazione e come d’incanto la sfera si dissolse.

“Che cosa facciamo adesso?” domandò Antonio “Non sappiamo che cosa cercare?”

In effetti, nessuno lo sapeva. Decisero allora di dividersi e di perlustrare tutto il regno. Qualsiasi cosa fuori appaia strana, avrebbe potuto essere l’antidoto da loro cercato. Chi andò verso nord; chi a sud; altri ad ovest e gli ultimi ad est. Purtroppo però nel regno dei ghiacci non v’era nulla di strano. Soltanto ghiaccio.

“Se fosse proprio questo l’antidoto?” esclamò Michelino tutto agitato “Sì. Ne sono sicuro. Prendiamone un pezzo per uno e portiamolo a casa”. E così fecero.

Per far prima, anche gli animali li aiutarono.

Percorsero la strada del ritorno ancora più velocemente. Non volevano perdere tempo, perché con il calore si sarebbe sciolto. Alcuni bambini salirono su Fenya. Altri si attaccarono alle ali di Viz e quelli rimasti si accomodarono sulla schiena di Pecis.

In metà tempo raggiunsero le città e le loro case.

Quando però arrivarono davanti ai loro genitori, non era rimasta più alcuna traccia del ghiaccio. Nelle loro tasche c’era solo acqua. Chissà, forse anche quell’acqua era magica, perché le mamme ed i papà piangevano ancora, ma di gioia. Chi cantava e chi ballava. Erano tutti allegri e felici. Baciavano ed abbracciavano i loro figli con trasporto ed amore. Nelle città ci furono feste con fuochi artificiali. Tutti erano ritornati allegri e contenti.

Allora era proprio vero che nel regno dei ghiacci era custodito il segreto della felicità?

Oppure, molto più semplicemente, le persone avevano compreso che la vera felicità era proprio lì, accanto a loro, nelle loro case. Bastava solo vederla.



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