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“La signora Press è morta la settimana scorsa a novant’anni” (Capolavori V)

Creato il 22 agosto 2012 da Marcolenzi
“La signora Press è morta la settimana scorsa a novant’anni” (Capolavori V) Quando, nei primi mesi del 1970, rientrò a New York alla fine di un giro europeo, Feldman telefonò alla madre, la quale gli disse: “La signora Press [Vera Maurina Press, pianista russa allieva di Busoni e amica di Skrjabin, che fu appunto l'insegnante di pianoforte del giovinetto Feldman] è morta la settimana scorsa a novant’anni”. Allora Feldman scrisse un pezzo alla sua memoria, questo, che penso sia uno dei pezzi più belli mai scritti nell’intera storia della musica. A dispetto della vocazione astratta di tutta la musica di Feldman, qui vi è rappresentata, letteralmente, l’intera vita della pianista, un po’ come in un arazzo ricamato dalle tre Parche: Cloto e Atropo, all’inizio e alla fine, ne segnano con un arpeggio di celesta l’atto di nascita e di morte, mentre Lachesi scandisce come un cucù e per novanta volte ogni anno della vita della pianista. E’ straordinario notare come i colori di ciascun anno (l’armonia che sostiene gli incessanti – ma quanto dolci, quanto elegiaci! – rintocchi del cucù) siano sempre leggermente diversi: un anno tranquillo, un altro un po’ più buio, un altro ancora tragico o sinistro, e così via. Inoltre, notevolissimo è il punto in cui, verso il minuto 3′ 30”, la musica comincia a sfaldarsi e a sfilacciarsi, finché, al minuto 3′ 56”, sei rintocchi (gli anni di apprendistato trascorsi con lei?), passati dal flauto alla tromba in sordina, sono scanditi in modo più secco e staccato degli altri.
Un pezzo permeato di infinita tenerezza.  

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