Magazine Psicologia

La sindrome di Münchausen: un disturbo o un abuso? 2° parte

Da Psychomer
by Paola Sacchettino on novembre 23, 2012

Le infermiere che seguivano Jennifer in ospedale, hanno testimoniato che la madre iniettava nei tubi collegati ai vasi sanguigni ai quali la bimba viveva attaccata qualcosa di strano, ogni qual volta andava in visita: avevano notato da un po’ di tempo che, quando la madre si allontanava, le condizioni della bambina peggioravano.

Nonostante ciò, l’opinione pubblica non credeva ai risultati delle indagini, definendola unamadre meravigliosa cui Jennifer doveva la vita, per il suo gran darsi da fare per farla curare (Rosso, 2007).

Parlare di MSbP risulta assai complesso e difficoltoso, poiché la letteratura scientifica in merito è scarsa ed inconsistente; non va poi dimenticato che l’abuso Münchausen è relativamente raro, così come i casi di malattia indotta o costruita da un caretakar (Fisher et al., 2005).

Non bisogna in ogni caso sminuire la gravità della sua natura o sottostimarla; è fondamentale osservare con rigore metodologico ogni singolo caso di malessere infantile che possa destare sospetti, quando siano presenti segni e sintomi inusuali, poco chiari o ambigui (Zara, 2007).

Nella MSbP è comunemente accettato che una persona, generalmente una donna, induca sintomi fisici o psicologici, ma spesso entrambi, in un’altra persona che generalmente è il figlio.

La dinamica di abuso prevede che la madre risulti interessata ad ottenere per il proprio figlio l’attenzione dei medici, pur inducendogli una serie di sintomi piuttosto allarmanti.

Gli aspetti che maggiormente creano sconcerto sono che la donna prova gratificazione nell’accanimento terapeutico che la vittima subisce, collabora con l’equipe medica, si mostra particolarmente calma, controllata e distaccata anche quando la vita del figlio pare in serio pericolo e nega ogni coinvolgimento personale nei disturbi della vittima.

Proprio il comportamento della madre, però, deve destare sospetto in quanto probabile segno di un atteggiamento münchausen (Gulotta e Zara, 2007).

Il nome Münchausen è stato recentemente escluso nel linguaggio ufficiale della psicopatologia e nel DSM-IV (1994) l’etichetta münchausen è stata cancellata. Per la vittima di quello che era stato designato come SMbP, la definizione era “Maltrattamento fisico del bambino”.

Nella successiva edizione del DSM-IV-TR (2000) la SMbP ha nuovamente trovato una sua collocazione come espressione di un disturbo del comportamento, inserita all’interno del“Disturbo fittizio per procura”.

Proprio vista la mancanza di una cornice teorica, non è stato facile individuare i criteri di classificazione nosografica del disturbo. Quelli identificati sono la produzione intenzionale e la simulazione di sintomi fisici o psichici in un bambino, generalmente piccolo, da parte di un genitore che con più frequenza risulta essere la madre.

La motivazione di tale comportamento viene ravvisata nel bisogno psicologico del genitore di assumere per interposta persona il ruolo di ammalato (Berruti e Zara, 2007).

Nonostante la problematicità e la gravità che gli esiti di questa sindrome comportano, continua a non esserci consenso rispetto alle modalità di intervento.

Il personale medico ed infermieristico che nutre dei dubbi, è solo un campanello di allarme per far partire un controllo e monitorare i casi sospetti.

I rischi evidenti sono quelli di falsi positivi, di intrusività, di stigmatizzazione di una famiglia magari problematica, ma non abusante.

Per contro il non agire dal punto di vista personale, familiare, medico, giuridico e sociale comporta l’evidente rischio di mettere in serio pericolo la vita della possibile vittima.

Un’attenta preparazione del personale medico ed un altrettanto scrupoloso monitoraggio delle singole situazioni potrebbe dunque contribuire in maniera significativa a ridurre i casi di abuso münchausen (Berruti, Gulotta, Zara, 2007). 

BIBLIOGRAFIA

-   A.A.V.V. (a cura di Gabriella Perusia) (2007). La famiglia distruttiva. MSbP, sindrome di Münchausen per procura – Torino: Editore Centro Scientifico.

-   Alex L., Levin, Mary S. Sheridan. (2001). La Sindrome di Münchausen per Procura, Centro Scientifico Editore e John Wiley & Sons, 3-10.

-   Andreoli V., Cassano G., Rossi R., (2001). DSM-IV-TR – Milano: Masson

-    APA (1987). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th edizione. DSM-III-R. American Psychiatric Association. Washington, DC.

-   APA (1994). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th edizione. DSM-IV. American Psychiatric Association, Washington. DC.

-   Casonato M.M., Chiesa M.C. (1987). Ai Confini tra Medici e Pazienti: La Sindrome di Münchausen, Psichiatria e Territorio: IV, 1987, 2, 119-132

-   Gulotta G. (2011). Compendio di Psicologia giuridico-forense, criminale e investigativa.Milano: Giuffrè

-   Gulotta G. (2010). Mente, società e diritto. Milano: Giuffrè

-   Laing R.D. (1969). Mistificazione, confusione e conflitto. In Boszormenyi-Nagy I., Framo J. Psicoterapia intesiva della famiglia. Torino: Boringhieri, 365-383

-   Raspe R.E. e Burger, G.A. (2003). Le Avventure del Barone di Münchausen, traduzione di Elda Bossi. Firenze – Milano: Giunti

-   Vender S. (1997). La Maschera della Finzione. Realtà, verità e bugia nel rapporto tra malato e istituzione curante. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore.

-   Zara G. (2005). Le carriere criminali. Milano: Giuffrè


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