Magazine Diario personale

La Storia del Cesso del Bango

Da Bangorn @MarcoBangoSiena

Come sempre, arrivo tardi a dare la mia versione dei meme che girano per i blog. A volte me ne dimentico pure o passa così tanto tempo, che l’interesse per il meme è scemato e lascio stare. Ma da quando Hell ha fatto uscire sul suo blog questo articolo, mi sono detto “Eh sì, dirò anch’io la mia riguardo alla storia del cesso!”
In poco tempo, l’articolo, che vi consiglio di leggere subito e che trovate QUI, ha generato una serie di post che forse nessuno si aspettava, Hell in primis. C’è perfino l’hashtag su Twitter che sta avendo un buon successo.

E allora, cosa ne penso io della storia del cesso?
Su una delle tre domande che si fanno di solito, in parte avevo detto già la mia tempo fa QUI. Rimane sempre la questione di cosa rispondere quando ti chiedono perché scrivi, com’è iniziata e tutto ciò che ne consegue. Raccontare la storia del cesso non mi è mai passato per la testa, e mi limito a un aneddoto vero che uso da tempo e che devo aver già scritto da qualche parte in questo blog o altrove.

Revisione

Aneddoto

Quando ho pensato che avrei voluto essere uno scrittore? Beh, un giorno di non so quale anno, ricordo solo che ero alle elementari, vedo questo tizio in un film. Camino, whisky, macchina da scrivere e un pacchetto di sigarette. Forse c’era pure un cane da qualche parte. Si mette a battere i tastini della macchina, guarda ciò che ha scritto, beve il suo bicchiere e fuma un paio di sigarette.
“Non male come lavoro”, pensai. Mi piaceva molto l’atmosfera intorno alla scena.
Ebbene, visto che a me piaceva leggere mi sono detto che avrei voluto scrivere qualcosa anch’io e che se per farlo dovevo e potevo avere quell’atmosfera, la cosa mi garbava molto.
Fine. Niente di trascendentale, solo la voglia di scrivere qualcosa e non avere intorno nessuno che rompesse le palle come in un ufficio o in una catena di montaggio.

Scrivo ma questo non ce l'ho

Scrivo ma questo non ce l’ho

La Scioccante Verità

E poi, oltre all’aneddoto, c’è anche dell’altro, quello che credo risponderò sempre più spesso, nel caso abbia ancora la malaugurata idea di dire alla gente che scrivo.
Ed è la Scioccante Verità. Scrivo per 3 motivi:

  1. Non sapevo disegnare abbastanza bene per dedicarmi al fumetto
  2. Non sono dotato del talento necessario per fare il musicista, anche se c’è chi dice che un po’ cantare so. (Sì, da una vita vorrei fare un corso di canto per affinare la voce e imparare…)
  3. Devo e voglio fare un lavoro senza avere altri intorno, almeno nella fase iniziale. Spesso non ho voglia di parlare.
Ecco, qui due motivi sono riassunti. Non so suonare né disegnare.

Ecco, qui due motivi sono riassunti. Non so suonare né disegnare.

Infine…

Non ho sacri fuochi, demoni né verso sangue sulle pagine. Forse non sono nemmeno un futuro venditore di best sellers. Scrivo perché mi va, perché lo preferisco ad altri hobby. Se poi in tutto ciò è contenuta l’arroganza di volerne fare un lavoro che paghi qualche bolletta, okay, datemi dell’arrogante.
Il mondo è pieno di arroganti che vorrebbero vivere facendo quello che aman


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