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La strada fino a qui di...Deborah Fasola

Creato il 22 ottobre 2012 da Alessandrapaoloni @Leilamira
Buongiorno amici di blog!
Quest'oggi sono felice di ospitare nel blog l'autrice Deborah Fasola e il suo "Ambrosia" edito dalla Libro Aperto Edizioni.

Andiamo a conoscere e leggere un estratto del libro, e poi lasciamo la parola direttamente all'autrice che ce ne parlerà e parlerà un poco di se stessa e di come è approdata alla scrittura.
La strada fino a qui di...Deborah Fasola
Titolo: Ambrosia
Autore: Deborah Fasola
Anno: 2012
Editore: Libro Aperto Edizioni 
Collana: J. R. R. Tolkien
Genere: Fantasy
Prezzo: 14.00
«Ma quando non puoi avere ciò che ami, quando non c’è assolutamente nulla che tu possa fare se sai che non potrai mai stringerla per poi trattenerla davvero, allora non ti resta che lottare per salvarla, lottare per continuare ad amarla per sempre.» 
Ambrosia è un’allieva di Jeet Kune Do, antica arte marziale e filosofia di vita e insieme ai suoi compagni, I Nove, persevera sulla via dell’insegnamento e della disciplina. 
 Ma quando il loro Maestro gli confida di aver perso la moglie per via di un essere sovrannaturale, per i ragazzi dell’Accademia tutto cambia. Quali nuovi pericoli si celano dietro questa rivelazione? Quanto c’è di vero nell’antica profezia divina e nell’eterno ritorno dell’identico? È follia visionaria o realtà? 
Sarà Ambrosia a doverlo scoprire, con il rischio di perdere la vita e anche il cuore.




Prologo 
Impossibile non è soltanto una parola. È un dato di fatto, una sinfonia, un’ossessione, alle volte anche una necessità. Esistono delle cose che sono impossibili e che lo saranno per sempre. Cose che non potrai mai vivere e che non potrai trattenere, neppure lottando con tutte le tue forze e il tuo cuore. Come accade in questa mia vita.
Sono Ambrosia e questa è la mia storia.
Un giorno, dopo alcune settimane d’assenza dagli allenamenti, Mr Brown ‒ com’è da noi soprannominato, poiché veste sempre di marrone ‒ ritorna in palestra e ci comunica che sua moglie è morta.
Scruto nella profondità dei suoi occhi tristi e vi leggo rabbia e dolore, il cuore mi si stringe al suo posto. Faccio silenzio e lo lascio raccontare.
Quando inizia a farlo è risoluto, passeggia avanti e indietro per il nostro covo mentre blatera cose senza senso.
Noi ci guardiamo sottecchi senza comprendere, curiosi e vigili. Accanto ho Rebecca che sembra la più provata di tutti: conosceva personalmente Adele, la moglie del Maestro ed è molto credente, quindi per lei l’omicidio rappresenta il culmine del male nel mondo.
«Da quanto ci alleniamo, proviamo e lottiamo… da quanto studiamo e c’impegniamo per imparare le antiche arti?»
«Sette anni» rispondiamo in coro, a mo’ di militari davanti al sergente.
«Esatto, sono sette anni. Ed è il momento di mettere in pratica ciò che abbiamo appreso dai duri allenamenti, è il momento di fare qualcosa che ci elevi sopra la media degli uomini, che ci distingua e ci ripaghi, che ci permetta di essere cacciatori! Lo so, ragazzi. So che la nostra arte è filosofia, disciplina, onore e difesa. Ma stavolta dobbiamo muoverci e se vogliamo sopravvivere, dobbiamo attaccare per difenderci» il Maestro stringe i pugni e noi ci guardiamo interdetti. Temo che alcune delle mascelle dei miei compagni possano cadere davvero al suolo, visto quanto sono spalancate. «Il mio Maestro, di cui tante volte vi ho parlato, mi diceva sempre: combatti per imparare a difenderti e difenditi per non combattere più. Se vogliamo uscirne vivi, stavolta dobbiamo combattere!»
Alessio ride e si massaggia la nuca. Gli altri ragazzi, invece, restano immoti e sono perplessi come me.
Mentre il Maestro è impegnato a far fumo da naso e orecchie, stretta nella mia tuta nera e seduta sul pavimento di gomma della palestra, alzo lentamente il braccio e lo stendo, aprendo poi la mano. Lui sorride, mostrando i denti più irregolari che io conosca e mi guarda con rinnovato entusiasmo.
«Ambrosia, certo dimmi pure» mormora in un sospiro, che prende piano come se gli servisse per tornare a respirare.
Lo guardo sbattendo le palpebre, ha gli occhi infossati e delle occhiaie così scure che gli rendono il volto ancora più scarno di quello che è in realtà; il sorriso non è bello ma devo dire che la sua fisionomia, nonostante l’età e il peso del dolore, è quella di un uomo apprezzabile, solo che vedendolo così triste e affranto, mi riesce difficile comportarmi come faccio di solito ed essere l’Ambrosia schietta e sincera di sempre, che dice tutto quello che pensa con lealtà anche a costo di ferire.
«Maestro, che diavolo stai dicendo?»
Lo guardo sollevando un sopracciglio, l’arcata tra questo e il mio occhio è molto spaziosa, ieri sera ci ho dato troppo di pinzetta.
«Adele non è stata uccisa da una persona qualunque. Quante volte ci siamo raccontati strane storie, come dire… sovrannaturali?»
Parla con tutti ma guarda soltanto me, il peso di quei suoi occhi addosso mi confonde, mi sento sempre sotto esame quando lo fa, seppur m’infonda al contempo, anche un senso di protezione.
«Quelle erano storie per spaventarci in camerata, cosa c’entra tutto questo con il tuo lutto, che sia chiaro mi addolora, Maestro?»
È stato un bene che sia stata io a parlare in nome del gruppo e non qualcun altro dei miei compagni che ancora ride… ma non si rendono conto che il Maestro soffre? Che ci ha appena narrato del suo terribile lutto? È strano, alle volte stento a riconoscere i miei amici. Siamo quattro femmine e cinque maschi qui dentro, in questa Scuola fondata molti anni fa dal nostro Maestro e siamo legati come in una famiglia nel bene e nel male e per sempre da una passione ma non solo da questo; durante tutto il tempo che abbiamo dedicato al nostro sport, si è creato tra di noi qualcosa che trascende da quello che facciamo in palestra, adesso siamo un gruppo unito, c’è affetto reale tra noi, ci sono lealtà e amicizia che vanno al di là dell’attività che condividiamo e spesso, anche di tutto il resto.
Siamo fratelli, ci sosteniamo. Siamo amici, usciamo insieme e ciascuno di noi è intoccabile e prezioso per gli altri, siamo una famiglia con diverso DNA ‒ come direbbe Bruce Lee ‒ ma un solo cuore che batte.
Le arti marziali forgiano il carattere e formano il tuo fisico e il tuo senso civico e spirituale e con noi, il Maestro c’è decisamente riuscito.
Non dico che siamo nove eroi, però siamo nove persone che sanno vivere, sanno rispettare e si rispettano reciprocamente e in questo mondo malato, trovo che questo sia già moltissimo, che sia importante. Avere una disciplina che guida e che insegna, al giorno d’oggi è tutto. Solo che stasera non riconosco il mio Maestro: lui è la sola persona che ha sempre preso per mano ciascuno di noi per guidarci ma adesso sembra così spento, strano e confuso…
L'autrice

Deborah Fasola, classe ’78, è autrice, editor e consulente editoriale. Il suo esordio letterario avviene nel 2011 con la sua prima opera fantasy.
In seguito ha pubblicato altri romanzi e partecipato a molti concorsi letterari con buoni risultati e partecipazione in molte antologie. Dopo la laurea e il suo ingresso nel mondo del lavoro decide di ampliare i suoi orizzonti e comincia a dedicarsi all’editoria scrivendo, pubblicando le sue opere, collaborando come editor per una casa editrice e come articolista per alcune riviste del settore.
Scrivere e lavorare nel campo editoriale rappresentano tutto il suo mondo e la sua passione più grande.
Ambrosia, edito Libro Aperto Edizioni è la sua terza opera fantasy.
L'intervista

1) Iniziamo da una domanda standard: quando e perché hai iniziato a scrivere?

Per prima cosa: grazie Alessandra per avermi ospitato qui. Io “sogno di scrittura” da molti anni ormai ma se prima scrivevo cose assurde e senza dubbio non leggibili, oggi ho trovato la giusta dimensione della mia essenza da scribacchina. È da qualche anno che racconto storie principalmente a me stessa, alcune le leggo anche ai miei figli che sono i soli spettatori dei miei racconti che nascono, e ultimamente ho provato anche a farli leggere al mio modesto “pubblico” e così mi sono lanciata e innamorata anche del mondo dell’editoria. Il motivo per cui ho iniziato a scrivere però è rimasto lo stesso nel corso di tutti questi anni: scrivo per necessità e se non lo faccio, mi manca qualcosa, se evito o sono bloccata e non ispirata, sono nervosa. Potrà sembrare strano ma la scrittura è il mio calmante, oltreché la mia fantasia attiva e non posso farne a meno.
2) "Ambrosia" è il tuo primo libro edito o hai alle spalle già altre pubblicazioni?

Ambrosia è il mio terzo romanzo edito, tutti del genere che di più amo, ossia il fantasy. Il mio esordio è avvenuto nel 2011 con Luna cremisi, un urban fantasy che mi ha aperto la porta sul mondo dell’editoria; infatti, scrivevo già da molti anni ma non ho mai avuto il coraggio di osare. Fu mio marito a inviare per me e da allora ho scoperto questo nuovo mondo. Con Ambrosia però ho trovato terreno fertile e avendo preso diversamente la pubblicazione sin dall’inizio, mi sento serena, carica e sicuramente pronta ad affrontare questo cammino intrapreso.
3) Come sei approdata alla Libro Aperto Edizioni?

La Libro Aperto Edizioni è la casa editrice che mi ha salvato: come ho accennato tra le righe poco fa, ho ricevuto anche delusioni dalle mie precedenti esperienze - anche dal punto di vista professionale e lavorativo - in questo mondo editoriale ostico ma stavolta mi sono sentita “a casa”. Libro Aperto l’ho conosciuta su facebook e ho inviato il manoscritto senza aspettarmi nulla, ebbene quando mi hanno contattata per propormi il contratto ho davvero scoperto un mondo fatto a misura non solo di autore (ancor meglio se emergente) ma di essere umano, perché non mi stancherò mai di dirlo: la mia casa editrice è professionale, gratuita e sa che dall’altra parte del manoscritto c’è un essere umano, pubblica l’Opera ma tratta l’Autore con estrema umanità. Una realtà giovane e indipendente che consiglio e non parlo da collaboratrice ma per prima cosa da autrice (dico questo perché dopo il contratto per Ambrosia e la reciproca conoscenza, ho cominciato ha collaborare come editor – e oggi anche responsabile dell’Ufficio stampe e della collana fantasy - con la suddetta CE).
4) Tornando al tuo libro: cosa troverà il lettore tra le pagine del tuo romanzo?

Troverà un percorso di sentimenti umani. Per prima cosa troverà questo e poi spero anche la voglia dentro di sé di proseguire in lettura. Ambrosia è un romanzo particolare ma scrivendolo ho sondato con guanti la mia anima e tra le sue pagine ho riversato tante parti di me, la prima e più significativa, resta quella legata alla devozione e all’amore, quella che crede in ciò che prova, che crede negli altri e che lotta per i propri scopi. Ecco, spero che il messaggio che arrivi sia proprio questo: mai arrendersi, anche quando tutto sembra perduto.
5) Vuoi citare un passo significativo della tua opera e motivare la tua scelta?

Tengo moltissimo a una frase, che compare anche in quarta di copertina: «Ma quando non puoi avere ciò che ami, quando non c’è assolutamente nulla che tu possa fare se sai che non potrai mai stringerla per poi trattenerla davvero, allora non ti resta che lottare per salvarla, lottare per continuare ad amarla per sempre.»
Questa frase la segnai su un blocchetto che tengo sempre accanto al letto, molti anni fa, in seguito a un sogno. Tutto è partito da questa frase, l’avevo in mente o forse l’ho sognata, non me lo ricordo neppure più, ma da lei è partito l’universo di Ambrosia, del suo Maestro e del suo Zel… Perché quando l’amore è amore impossibile, potrà non compiersi mai, potrà allontanarsi e non vivere ma al tempo stesso non riuscirà mai a morire.
6) La Deborah Fasola lettrice quali letture preferisce?

Leggo di tutto, non mi sono mai fermata a un solo genere, anche se il fantasy resta senza dubbio la lettura che all’oggi ancora preferisco, mi porta lontano, mi permette di sognare e quindi rimane la mia lettura del cuore.
7) Cartaceo ed ebook. I libri digitali secondo te sono il futuro dell'editoria? E secondo la tua opinione, quali sono gli svantaggi o i vantaggi di acquistare e leggere libri in formato digitale piuttosto che cartaceo?

Cartaceo ed Ebook. I secondi sono senza dubbio il futuro, perché racchiudono tante possibilità che ai primi sono negate: basso costo, praticità, possibilità che spazia davvero verso molte prospettive. Però la carta… ah! Il cartaceo da sfogliare, mio malgrado, resta fantastico. Un grande scrittore ha detto che il profumo dei libri andrebbe imbottigliato e ne convengo, anche se ripeto che l’ebook per me rappresenta comunque il futuro.
 Ho pubblicato in ebook due piccoli testi e devo dire che mi sono accorta che fanno davvero la differenza, per questo motivo penso che non esistano vantaggi e svantaggi dell’uno o dell’altro ma solo ciò che sarà, nel senso che a mio avviso sarà inevitabile che il digitale prenda piede in un mondo ormai così tecnologico e sempre più avanzato… ma ci resta l’odore delle carta stampata di sentimenti e storie del cuore, comunque e sempre.
Ringrazio Deborah per essere stata ospite del mio blog. Alla prossima!! 

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