C’è chi me lo rimproverava da tempo: non hai visto Funny Games? Sei Fuori? Così ho rimediato e il risultato è stata una notte di fastidiosi incubi. Funny Games è una sorta di Arancia Meccanica contemporaneo, remake americano del 2007 di un film tedesco presentato anche a qualche festival in giro per il mondo nel glorioso 1997. Diversamente dal film di Kubrick però qui non c’è il castigo dopo il delitto, non c’è nemmeno il pentimento ne la redenzione, c’è solo tanto perpetrato e disturbante dolore, che va in crescendo, fino all’inevitabile finale.
La storia: la semplicità della storia concentra l’attenzione dello spettatore solo sulla violenza, nella sua forma più sadica, quella del gioco al gatto col topo. Una famiglia felice (Naomi Watts, Tim Roth, e figlio adolescente) è in vacanza in uno stupendo cottage in riva al lago, in un posto pacifico e sereno fatto di prati verdi e case bianche avorio. Sembra la solita storia felice finchè due ragazzi vestiti di un bianco candido, appassionati di golf e dall’aria troppo educata, irrompono in casa sequestrando la famiglia senza un vero reale motivo apparente, se non quello della violenza fine a se stessa.
Detta così, il film è già abbastanza disturbante di suo. Cosa c’è di più terribile che avere davanti due persone che ti sequestrano e torturano per puro divertimento? Non c’è modo di comprarli col denaro, ne di convincerli a non farti del male, perchè è proprio quello che sono venuti a fare e per cui si sono scomodati tanto. La violenza non è mai mostrata nel film, è sotto intesa. Quando viene sparato il figlio della coppia, noi siamo in cucina con Pitt che fruga nel frigo; quando viene accoltellato Tim Roth, la camera indugia su Naomi Watts che piange tremante; quando Roth viene sparato in faccia, nel mezzo c’è un divano. Non abbiamo mai la spettacolarizzazione della violenza fisica nella sua purezza, è più qualcosa di concettuale, di dedotto.

C’è chi me lo rimproverava da tempo: non hai visto Funny Games? Sei Fuori? Così ho rimediato e il risultato è stata una notte di fastidiosi incubi. Funny Games è una sorta di Arancia Meccanica contemporaneo, remake americano del 2007 di un film tedesco presentato anche a qualche festival in giro per il mondo nel glorioso 1997. Diversamente dal film di Kubrick però qui non c’è il castigo dopo il delitto, non c’è nemmeno il pentimento ne la redenzione, c’è solo tanto perpetrato e disturbante dolore, che va in crescendo, fino all’inevitabile finale.
