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La tazza di tè

Da Anellidifum0

imagesAvevamo litigato, tanto per cambiare. Volevo fare pace. Era mezzogiorno, non si era ancora alzata. Sono andato a parlarle, era sveglia. Poche parole, inutili come sempre. Allora le ho chiesto se voleva che le portassi una tazza di tè: lei spesso prende un po’ di tè alla mattina. Ha detto che se lo sarebbe fatto da sé dopo. Sono andato in cucina e gliel’ho preparata lo stesso. Ho scelto la sua tazza preferita. La sua bustina di tè alla menta. Ho scaldato l’acqua molto più del tempo che impiego per me, proprio come piace a lei. Le ho portato la tazza e gliel’ho messa sul comodino. Lei ha reagito con stizza: “Ti ho detto che non la voglio”. Lo so, ho risposto. Le ho detto: vedi, Lucia, questa è una tazza di tè che in questo momento non volevi. Ci possono essere molte altre cose che non vanno in questa tazza di tè. Forse la tazza è troppo piccola, o troppo grande. Forse la temperatura dell’acqua è troppo bassa, o troppo alta. Forse la bustina del tè non è quella giusta. Forse ci volevi una punta di miele, o un mezzo cucchiaino di zucchero. O magari un goccio di latte. C’è solo un modo per avere una tazza di tè fatta proprio come desideri tu, e di averla anche al momento giusto: farsela da soli. Però, intanto, io ti ho portato una tazza di tè.

Sono andato nell’altra stanza. Non era certo necessario aggiungere che quella tazza era una metafora, un simbolo di come può funzionare – o non funzionare – una relazione di coppia. I compromessi necessari. Adeguarsi al metro uno dell’altra. Accettare situazioni e circostanze nel momento inadatto, e magari messe in piedi nel modo sbagliato.

Dopo due giorni, la tazza di tè era ancora sul suo comodino. Piena, intonsa.


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