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“La tortura in età contemporanea” di Caterina Mazza

Creato il 11 maggio 2012 da Sulromanzo

La tortura in età contemporaneaNella convenzione ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti del 10 dicembre 1984 si legge che la tortura è «qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore o sofferenze acute, fisiche o psichiche» in particolare per «ottenere da questa o da una terza persona informazioni o confessioni, per punirla per un atto che ella o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso». È partendo da questa definizione, certo non onnicomprensiva, che risulta utile partire per parlare del volume La tortura in età contemporanea, di Caterina Mazza, dottore di ricerca in Scienza Politica e Relazioni Internazionali al Dipartimento di Studi Politici dell'Università di Torino.

Il libro, in verità, ha anche un sottotitolo: Un sistema relazionale e di potere. Non è dunque difficile comprendere l'impronta del saggio: un'analisi del “sistema-tortura” nel nostro tempo, sistema che, al contrario di quanto i cuori semplici potrebbero pensare, esiste (ancora) ed è pure notevolmente articolato e radicato nella cosiddetta “società civile”.

La tortura in età contemporanea è suddiviso in cinque parti omogenee: la prima, Diverse realtà dietro il termine tortura, si occupa di effettuare un veloce excursus sull'uso e sul (non)senso della tortura nella storia. Da antico strumento di giustizia, atto ad avvalorare testimonianze e fornire presunte prove, a brutale affermazione del potere, a strumento per la repressione del dissenso e l'attacco ai nemici.

Caterina Mazza
Il capitolo Due questioni preliminari: definizione e prospettiva traccia le tre grandi tipologie di tortura: fisica, psicologica, sessuale; l'ultima volontariamente disgiunta dalla prima più generale. Questo compendio ci dimostra la grande «professionalizzazione», come la definisce più volte Caterina Mazza, della tortura negli ultimi anni. E proprio a questa «parcellizzazione» della responsabilità, attraverso la descrizione delle varie figure “al lavoro”, è dedicata la terza parte, La tortura: un sistema complesso. Medici, esperti di diritto, ricercatori, scienziati, militari. Sono necessarie un gran numero di specializzazioni e di competenze diverse, da fare reagire assieme, in una sinergia che sia il più “produttiva” possibile. Del resto, esiste un vero e proprio sistema di reclutamento e di addestramento, per diventare torturatori. Mazza individua quattro categorie di “reclute”: giovani socialmente emarginati, carrieristi, opportunisti, ex-insorgenti/ex-terroristi. Quale che sia il contesto di provenienza, le motivazioni, i criteri di selezione, questi individui subiscono, è proprio il caso di dirlo, un processo di ammaestramento (addomesticamento?) in due fasi: basic training e special training. Se nell'ambito del primo acquisiscono competenze teoriche e pratiche riguardanti la resistenza agli interrogatori, il contro-terrorismo e la sopravvivenza in generale, nel secondo step sono sottoposti a quello che viene definito «Processo di trasformazione iniziale»: in quattro fasi, il cadetto viene separato dalla società attraverso la cancellazione dei suoi punti di riferimento, addestrato a regole costrittive e contro-intuitive, assume infine una nuove identità, la quale si sviluppa nella nuova appartenenza al gruppo dei professionisti della tortura.

Gli ultimi due capitoli, Dinamiche all'origine di atti di tortura e Il ruolo degli individui: cosa rende possibile l'inflizione di pene severe? da una parte mettono a fuoco la componente corporea-prossemica della tortura, individuando gli elementi costituenti del rapporto tra persecutore e vittima, anche e soprattutto attraverso il corpo e la voce di entrambi, dall'altra considerano i tre poteri (individuale, situazionale, sistemico) che intervengono nelle dinamiche comportamentali. Per ribadire, se mai ce ne fosse bisogno, che ognuno di noi, in determinate condizioni, può accedere ad azioni apparentemente contrarie o lontane rispetto alle nostre idee e ai nostri principi; per dimostrare che il mondo della punizione violenta e inumana non è poi così lontano dal nostro.

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