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La Turchia bussa alla porta (di Raffaele Morani)

Creato il 11 dicembre 2011 da Istanbulavrupa

La Turchia bussa alla porta (di Raffaele Morani)La Turchia bussa alla porta di Carlo Marsili (Università Bocconi, 2011, diplomatico e profondo conoscitore del paese anatolico, anche per via di legami familiari, ambasciatore d’Italia in Turchia dal 2004 al 2010, è veramente un bel viaggio nel paese sospeso tra Europa ed Asia, come recita il sottotitolo, che ha inoltre il pregio di essere scritto in maniera semplice e diretta, che riesce ad andare al di là dei luoghi comuni che spesso troviamo sulla stampa italiana. Il quadro d’insieme descritto dall’ambasciatore Marsili, arricchito anche da alcuni divertenti aneddoti sui rapporti tra politici turchi ed italiani, questi ultimi non sempre bene informati sugli usi e costumi dei loro interlocutori, è molto completo e tocca molti aspetti della Turchia, come la condizione femminile, la politica interna ed estera, la classe politica, l’islamismo moderato dell’AKP, il partito dominante la scena politica nell’ultimo decennio, dimostrando ad esempio come sia corretto parlare di un partito conservatore, non estremista, e sia profondamente errato pensare all’esistenza di una sua agenda politica segreta mirante ad islamizzare progressivamente il paese, e di come in ogni caso la società turca abbia “gli anticorpi per impedire che questo spostamento su posizioni conservatrici vada ad intaccare i principi fondamentali della laicità”.

L’attenzione si sposta poi sulla figura di Kemal Atatürk e sulla sua influenza sulla società turca di ieri e di oggi, sulla sempre minore influenza delle forze armate,e su come le riforme di Erdoğan che ne hanno ridimensionato il ruolo vadano nella direzione di un sistema politica liberale e democratico, non certo autoritario come i precedenti. L’autore si sofferma anche giustamente sui problemi finora irrisolti della Turchia, vale a dire i diritti delle minoranze, come i Curdi e gli Aleviti, la questione armena e la questione cipriota, sottolineando come tale ultima questione stia diventando l’aspetto principale dell’adesione della Turchia all’Unione Europea, senza dimenticare però che le posizioni delle due parti al tavolo dei negoziati partono da percezioni che “sono vere solo parzialmente”, con l’Europa che ha finito per sposare le ragioni della comunità greco-cipriota, che ha respinto il piano di pace predisposto dall’Onu, finendo per dimenticare le ragioni di chi invece quel piano l’aveva approvato, la comunità turca di Cipro Nord.

Le conclusioni dell’ambasciatore Marsili sono che l’adesione della Turchia, con i suoi ritmi di crescita economica e demografica, assicurerebbero all’Unione Europea un ruolo di maggiore rilievo sulla scena internazionale, appare pesantemente condizionata dal fattore cipriota, assieme ai pregiudizi antiturchi di alcuni leaders e vasti settori europei, oltre ad un certo doppiopesismo della burocrazia di Bruxelles, ma bisogna proseguire sulla strada del negoziato, senza escludere a priori la spartizione dell’isola in due stati indipendenti e sovrani, perché “senza un colpo d’ala della politica, di quella vera, dotata di visione e lungimiranza, la più grande occasione di allargamento per l’Unione Europea sarà andata perduta”.



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