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La Turchia “pro-Iran”

Creato il 07 agosto 2011 da Istanbulavrupa

La Turchia “pro-Iran”Leggevo stamattina un interessante post sul blog di Jim Lobe, immenso giornalista d’inchiesta esperto di questioni mediorientali: che si è divertito a sbeffeggiare il neo-con non-pentito Elliott Abrams, uno dei responsabili della disastrosa guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein, per delle opinioni non propriamente coerenti espresse sulla Turchia.

L’anno scorso, infatti, Abrams si era indignato per le scelte “pro Iran” della Turchia, accusata di essersi riallineata su posizioni radicali: “First, it’s obvious that our formerly reliable NATO ally Turkey has become a staunch supporter of the radical camp. In the flotilla incident, it not only sided with but also sought to strengthen the terrorist group Hamas—a group that is anathema not just to the United States and Israel, but to the governments of Jordan and Egypt. The recent photo of Turkish prime minister Recep Tayyip Erdogan with Mahmoud Ahmadinejad and Bashar Assad in Damascus is an emblem of this change, and Turkey’s work to undermine U.N. sanctions against Iran shows its substance. Turkey’s U.N. Security Council vote against the newest round of sanctions this past week put it in Iran’s camp against Europe, the United States, Russia, and China. That’s quite a realignment for a NATO ally.

Oggi, invece, per rovesciare il regime di Assad invoca l’aiuto della Turchia, che in virtù dei propri interessi nazionali starebbe cercando di sostituirsi all’Iran come potenza maggiormente influente in Siria: “Here the Turkish government may be able to help, for they turned against Assad even before the U.S. did. The Turks were pursuing their own interests, seeking to displace Iran as the outside power most influential in Syria..”

E Jim Lobe per l’appunto si chiede – retoricamente – se è possibile analizzare adeguatamente – cioè, capendoci qualcosa – la politica estera di un qualsiasi paese a partire da una visione manichea del mondo, in cui ci sono i buoni e i cattivi e non gli interessi, in cui si è o dalla parte del mondo libero o dalla parte dei terroristi.

Abrams però più che informazione fa politica, come ad esempio la Nirenstein; ben più grave è quando simili scemenze – in Italia – compaiono nelle analisi di auterevoli osservatori: “La politica equidistante degli “zero problemi coi vicini” promossa dal ministro degli Esteri Davutoğlu è oggi messa seriamente in discussione da una primavera araba che sta facendo tremare molti dei leader con cui Ankara aveva trovato di recente un accordo costringendo la Turchia a un esercizio di equilibrismo per mantenere buone relazioni con Iran e Siria senza voltare le spalle ai movimenti d’opposizione e allo stesso tempo accontentare l’Europa e soprattutto gli Stati Uniti che, spaventati dalle prese di posizione pro-Iran e filo-palestinesi di Erdoğan degli ultimi anni, spingono per la normalizzazione dei rapporti con Israele, senza tuttavia tradire i fratelli palestinesi.

No, la politica estera di Davutoğlu non è stata messa “seriamente in discussione” da un bel niente: e anzi, si è rivelata preziosissima perché la Turchia può oggi disporre di canali diplomatici attraverso i quali provare a dissinnescare le crisi (l’obiettivo della Turchia è una trasformazione delle sue periferie in senso democratico, ma in modo non cruento); no, la Turchia non ha mai avuto posizioni “pro-Iran”: e chi lo sostiene confonde scioccamente la politica estera di un paese col tifo allo stadio. Il vero dramma, però, è che se l’opinione pubblica continuerà a essere informata in questo modo approssimativo e fuorviante, continueranno anche a fiorire quei pregiudizi che stanno a trasformare il mondo in una polveriera.



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