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Laboratorio di Narrativa: Liliana Tuozzo

Creato il 06 dicembre 2011 da Patrizia Poli @tartina

 

Un’ironia neppure troppo velata attraversa “Bella” di Liliana Tuozzo, espressa nei numerosi cliché appartenenti al racconto rosa: gli occhi di lui “che potevi annegarci dentro”, le gambe di lei “lunghe e affusolate”.
Ma c’è la scossa, il “terremoto”, il risveglio, l’uscita brusca dal genere letterario, lo sguardo esterno, lo straniamento accentuato anche dal cambio repentino e continuo dei tempi.
“Lui” non è il maschio rude ma protettivo del genere romantico, non è il principe gentile che solleva e innalza Cenerentola, questa è tutta un’altra fiaba: Bella incontra una Bestia che non si redime, ma anzi svela la sua vera natura di seduttore da quattro soldi.

Patrizia Poli

Bella

Confusa tra la gente, in una strada affollata del centro, Bella aspetta il suo uomo.
Lo conosce da una settimana appena.
Doveva cambiare solo l’arredo del suo appartamento e invece… le sembra che sia cambiata tutta la sua vita.
Era andata nel suo ufficio quel sabato. Lui parlava e la guardava con due occhi che potevi annegarci dentro.
Le aveva mostrato varie opzioni per disporre i mobili, tutte molto allettanti; sapeva essere persuasivo ed era anche molto attraente.
Fidarsi di lui era stato naturale. Andare al bar per un caffé, era stato piacevole. Aspettare ogni giorno una sua telefonata… una tortura.
E adesso, il sabato successivo: il loro primo appuntamento.
Si è preparata con cura, apposta per lui. Scollatura appena accentuata. Gonna al ginocchio. Calze autoreggenti sulle gambe lunghe e affusolate. Trucco quanto basta.
Profumo: “Note dolci d’agosto”, molto solare.
Eccolo che arriva. Camicia bianca, pantaloni neri, giacca sbottonata, sorriso smagliante.
“Ciao, Bella!”
La bacia sulla guancia. Lei si sente strizzare il cuore come un calzino bagnato.
-Accidenti, come si sente felice-
Lui le sorride la prende delicatamente per un braccio e s’incamminano.
Dopo pochi passi lui si ferma.
“Che stupido! Ho lasciato il cellulare in ufficio. Ti dispiace se saliamo un attimo. È proprio qui vicino”.
Una scusa banale, ma che funzionava sempre. Ogni volta che programmava un incontro amoroso.
Le donne innamorate non vedono neanche un burrone a due passi e questa Bella era proprio persa per lui, le luccicavano addirittura gli occhi quando lo guardava. Era persino troppo facile.
In ascensore lui fa il tenero, le accarezza i capelli.
Terzo piano.
Entrano nell’ufficio. Il cellulare è sulla scrivania. Un comodo divano a pochi passi.
Lui la stringe a sé. ” Ti desidero tanto…” le sussurra all’orecchio, mentre le mordicchia il lobo.
Lei tace, ma vorrebbe dire: “Anch’io”.
Sente che lui è proprio quello giusto, lo ha capito dal primo momento. Si sente sicura quando la guarda, la stringe tra le braccia forti, le parla; la sua voce è più di una musica: è una un’armonia.
I vestiti si spargono per terra, un capo dopo l’altro.
Restano nudi, come fiori senza petali. Avvinghiati sul divano, lei gli accarezza la testa mentre le mani di lui le percorrono il corpo.
” Che pelle di seta hai…”
Fanno l’amore teneramente. Piccoli brividi di piacere le sciolgono ogni pudore, diventa anche lei più audace.
“Sì, è proprio lui che aspettava da sempre. Non si era mai sentita così. È talmente bello. Il soffitto sempre ondeggiare e poi si sente scuotere come se il pavimento si muovesse, sussultasse. Che potenza l’amore del suo uomo”.
“Cavolo, il terremoto! Rivestiti presto”.
Che storia è questa? Non lo sa. Ha avuto appena il tempo di capire. Impaurita, ma fiduciosa, lo segue, mentre lui la trascina, quasi, giù per le scale.
Non era il caso di prendere l’ascensore.
Dopo pochi minuti sono in strada.
Lui continua a chiamare continuamente un numero col cellulare.
- Starà cercando aiuto - pensa Bella.
Qualcuno finalmente gli risponde.
“Sono subito da te. Si sto bene anch’io… Ho avuto un contrattempo”.
“Scusa Bella, ma devo correre a casa… Ti chiamo un taxi. Tu stai bene vero?”
Da quando si è verificata la scossa, la guarda per la prima volta.
Poi le tasta entrambe le braccia, come per verificare che lei sia tutta intera.
“Chi era al telefono?”
“Mia moglie” dice lui, guardando la strada.
Il taxi arriva, lui la spinge dentro.
“Ciao, Bella”.
Lei non risponde.
“Addio!” pensa.
Sente che una lacrima è sul punto di scendere, trova la forza di trattenerla.
“Dove la porto?”
“Via Verdi 30. Presto, per favore”.

Liliana Tuozzo

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