L’obiettivo era percorrere 66 km in un tempo massimo di 17 ore. Gli uomini di Mike Kealy, maggiore del SAS, non conoscevano come lui le aride cime nebbiose di Brecon Beacons, le peggiori del Galles soprattutto nel periodo invernale. La prova di resistenza era rivolta proprio alle aspiranti reclute del reggimento d’elite ed era nota come “La lunga marcia”. Combattere la strada nel mezzo della tormenta con difficoltà a distinguere un uomo da una roccia sporgente dagli innumerevoli mucchi di neve. Ad un tratto la sagoma di un uomo barcollante si diresse verso di loro, non vi furono dubbi. Debole il polso e già quasi privo di sensi, era il maggiore Mike. Inutili i tentativi di rianimarlo. La sua morte nel 1979, aveva lasciato attoniti tutti gli uomini del reggimento. Kealy era visto come una leggenda, l’esempio di un soldato il cui coraggio lo aveva portato a sfidare le montagne per l’ennesima volta. Nonostante la sua fama egli faceva sempre fatica a riconoscersi nell’eroe che i ragazzi più giovani vedevano in lui. Sei anni prima aveva combattuto una guerra clandestina contro i ribelli comunisti nel deserto dell’Oman. Stavolta aveva bisogno di mostrare a sé stesso che poteva ancora vincere l’ennesima sfida. Così non è stato.
La controversia del libro di Fiennes nasce proprio da qui. Della morte di Mike si parla a metà dell’opera. Ed è qui che la giovane vedova Kealy è entrata in scena, rivendicando il diritto di sottolineare che Killer Elite non è affatto cronaca di un fatto realmente accaduto, piuttosto, rivisitato e reinterpretato secondo le logiche narrative e personali dell’autore. La versione della moglie lega la morte del marito a un terribile incidente avvenuto durante una prova di resistenza nel Brecon Beacons nel 1979. Il libro, dal canto suo, inserisce la morte del maggiore Mike, come pure quella di altri tre veterani del SAS avvenute in circostanze misteriose, nel terribile piano di vendetta architettato da uno sceicco ed eseguito da un comando di suoi uomini chiamati “the Clinic”. La figlia di Kealy ha addirittura dichiarato “vergognoso” quel che l’autore ha fatto, considerato anche che, nel giugno 2010 durante il Festival di Hay, egli avesse confessato chiaramente che il suo libro era frutto della sua immaginazione. Sir Fiennes ha ribattuto in una dichiarazione fatta al Daily Mail dicendo che prima della pubblicazione, sia le famiglie delle vittime che i membri del SAS, hanno ricevuto una copia del manoscritto e, lamentele, in fase di pubblicazione non ce ne sarebbero state.
Al di la delle polemiche, concluderei dicendo che Killer Elite (libro), si possa descrivere come uno di quei thriller carichi di suspense che trae un notevole spunto dalla realtà, magari modellando qua e la determinati passaggi (Questo con certezza chi può dirlo?) E’ chiaro e lampante che, chi scrive è stato in passato coinvolto in storie molto similari e parallele a quelle dei protagonisti. La scrittura a tratti può risultare un po’troppo “militaresca”, ma nel suo complesso rimane un libro godibile e ben fatto, apprezzabile soprattutto, (o forse solamente) da chi, ama le avventure a sfondo militare.