Le donne non trovano pace

Creato il 06 ottobre 2012 da Ilsegnocheresta By Loretta Dalola

Rai 3, Le storie, Diario italiano punta il dito su un episodio disgustoso che si è verificato a Salò nel bresciano, dove una ragazza pakistana, residente da alcuni anni, ha rifiutato un matrimonio combinato ed è stata stata rinchiusa in casa, sottoposta a violenze psicologiche e violentata da un cugino, per farle “capire” a quale legge doveva sottostare. Altre ragazze hanno perso la vita anche per mano dello stesso padre che “doveva farlo”. Prigionieri di una concezione religiosa che costringe i suoi fedeli a episodi nauseanti. Donne mussulmane che hanno tentato di dare l’avvio alla fine dei regimi dittatoriali. Donne che sono state una forza determinante nelle insurrezioni che hanno travolto i vecchi rais a Tunisi, al Cairo, a Sana’a, e che minacciano altre capitali, in particolare Damasco. Donne che subiscono la mancata parità dei sessi. Donne coraggiose che lottano contro la mentalità radicata maschile e di una classe politica islamista che approfitta della democrazia di una Primavera araba mal riuscita, per mettere mano alla Costituzione. Con l’intento, non di portarla avanti nei tempi, ma bensì di farla tornare indietro di mezzo secolo. Almeno per quanto riguarda il mondo femminile: complementare all’uomo, non uguale.

Che fine hanno fatto quelle rivoluzioni che avevano aperto uno spiraglio nella conquista dei diritti umani? A rispondere è la giornalista Francesca Caferri autrice del libro: “Il paradiso ai piedi delle donne”. “Ci sono tante rivoluzioni nel mondo islamico che l’Occidente non ha saputo anticipare o assecondare. Erano il tentativo di dire basta”.

A interpretare questo cambiamento sono alcune delle donne che Francesca Caferri ha incontrato nei suoi viaggi, dall’Egitto allo Yemen, dall’Arabia Saudita all’Afghanistan, dal Pakistan al Marocco. Come la giovane egiziana Asma Mahfouz, che con un video girato da sola e messo su YouTube ha spinto in strada migliaia di connazionali contro Mubarak. E la marocchina Fatema Mernissi, capostipite di quel femminismo islamico che non sposa acriticamente il modello occidentale. E ancora, la poliziotta Malika, che ha davanti a sè una vita difficile. Riceve minacce, è derisa dai suoi compagni di addestramento, e nonostante tutto va avanti, consapevole che il suo coraggio sarà da esempio ad altre.

Giovani donne, artefici di un processo in divenire. Marciano verso la trasformazione che, nel breve periodo vede il trionfo del potere forte; rinchiuse, condannate, criticate da quella classe maschile che non vuole far spazio a una società civile. Donne e ragazze che subiscono continuamente discriminazioni e violenze da parte degli uomini di famiglia che si sentono superiori. Donne che sfidano il potere, che non hanno nessuna intenzione di tornare indietro. Donne che, timidamente hanno avuto accesso al’informazione, hanno conosciuto un mondo diverso, altri modi di essere donna. E la conoscenza  porta verso la libertà. Rivoluzioni silenziose che ora vengono alla luce grazie ad internet. Non vogliono essere occidentali vogliono la loro autonomia e  rispetto. “È dura affrontare una mentalità avversa” – afferma la Caferri-  le donne sono uno dei motori di questo cambiamento, l’Islam trova buon gioco in quegli estremisti che utilizzano le immagini del mondo occidentale, come la Minetti per deterrente. Ecco perchè le donne mussulmane non vogliono il modello occidentale. L’istruzione è il futuro, è lì che si costruisce il nuovo mondo arabo”.

Donne che ci credono e che non vanno lasciate sole, o faranno una brutta fine.  Nel contempo non  dobbiamo stravolgere il loro pensiero ma, aiutarle ad uscire da un mondo spaventosamente arretrato. Islam e parità dei diritti non sono in contraddizione. Una corretta interpretazione dei testi religiosi, non più di impronta maschile, può legittimare la coabitazione. Si tratta in realtà di far convivere Islam e democrazia. Uno dei grandi problemi posti dalle Primavere arabe che le donne islamiche possono aiutare a risolvere per conquistarsi il diritto di cancellare un’interpretazione oscurantista dell’Islam che le costringe  a vivere la metà di quello che  spetta loro.


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