Le figlie degli altri

Da Femminileplurale

Sui fatti di questi giorni molte analisi sono già state scritte. In alcune, segnalateci da amiche e da amici, ci riconosciamo e tra queste ve ne segnaliamo due.

Il primo articolo è della Rete della Conoscenza. Mai come quando tutti si affrettano a parlare di un argomento emerge quanto siano radicate le storture e i fraintendimenti non solo tra coloro che esercitano il proprio potere per mantenere lo status quo, ma anche tra coloro che “indignandosi” stanno temporaneamente dalla parte giusta. L’articolo evidenzia come sia controproducente difendere le istituzioni democratiche utilizzando schemi e concetti patriarcali. La liberazione della donna è parte integrante di una democrazia compiuta. Perciò invocare la “difesa delle nostre donne” può essere un’emozione comprensibile ma, politicamente, suggerire la direzione sbagliata. L’autodeterminazione non passa di qui, ricordiamocelo. Purtroppo anche alcune campagne su facebook stanno facendo uso di slogan simili: dimostrazione che perfino in perfetta buona fede si possono dare suggestioni sbagliate. Come nella foto. Dice la Rete della Conoscenza:

«Analizzando gli articoli è facile notare un confine sottile tra la difesa della moralità e un antico sentimento patriarcale di protezione della donna, tanto quanto il confine tra la “difesa della privacy e della libertà” e la mercificazione e lo sfruttamento del corpo femminile».

Il secondo articolo viene dal blog Consumabili, dedicato all’analsi dell’industria globale del sesso. In questa “industria” rientrano fenomeni che nella stragrande maggioranza dei casi implicano gravissime violazioni dei diritti umani. Schiavitù, tortura sfruttamento, sequestro di persona, abusi su minori sono fenomeni tanto orribili quanto lucrosi per gli sfruttatori, finali e non. Le istituzioni in queste settimane stanno esplicitamente o implicitamente legittimando questo giro di affari globale. L’avvallo da parte dello Stato è innanzitutto alla mentalità dello sfruttatore.

«Con un governo formato, fin dal suo capo, da clienti di prostitute, addirittura minorenni, che produce continua domanda di carne fresca, di donne ridotte a merce prona al potere violento del capo, come si può pensare di poter lottare contro le forme più gravi di violazioni di diritti umani che questa logica di uso del corpo femminile produce?».

È interessante notare come il fatto che Ruby sia extracomunitaria e per giunta – come lei dichiara a Signorini – una musulmana convertita al cattolicesimo giochi un ruolo fondamentale. Come a Rosarno, il fatto che gli schiavi siano gli altri è un’informazione non solo non allarmante, ma perfino rassicurante. È necessario un passo razionale in più per afferrare che la violazione di un essere umano è tale indipendentemente dalla sua nazionalità. Anche in questo caso la retorica delle “nostre figlie” rischia di rendere disponibile un diritto fondamentale: loro sì, le nostre figlie no.

Update: Un bell’articolo su questo tema è stato pubblicato su DeA – donne e altri a firma di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi.


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