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Le grandi deluse

Creato il 12 aprile 2010 da Basketcaffe @basketcaffe

philaGiunti ormai agli sgoccioli della stagione regolare, prima di buttarsi sugli accoppiamenti playoff, ci si può concentrare sulle squadre di “media classifica” che sono partite con grandi speranze ad inizio stagione ma lungo il percorso hanno capito di non poter competere per i playoff, per lo meno ad alto livello. Tra queste ricordiamo Houston, Philadelphia e New Orleans, in quanto già matematicamente fuori dai giochi. Aggiungerei Toronto e Chicago, dirette contendenti per l’ultimo posto utile ad Est, deluse, soprattutto Toronto, da una stagione di alti e bassi.

Le ragioni in alcuni casi sono chiare, come nel caso di New Orleans. Infatti dopo i sensazionali playoff 2008 in cui fu eliminata soltanto in sette partite da San Antonio, la squadra ha deluso le aspettative e soprattutto il proprietario nel 2009 (eliminazione al primo turno contro i Denver Nuggets per 4-1 con una sonora sconfitta 121-63), che ha deciso da quest’anno: “Se non dobbiamo vincere, almeno risparmiamo”: ha iniziato a vendere giocatori, Tyson Chandler per primo, e a puntare su quelli provenienti dal draft, come Darren Collison e Marcus Thornton, riuscendo alla fine a stare al di sotto del salary cap. Si aggiunga l’infortunio di Chris Paul, e si capisce come questa squadra (record 35-45) non veda l’ora di andarsene in vacanza.

I Philadelphia 76ers invece erano partiti con altre premesse: all’inizio dell’anno scorso avevano acquistato Elton Brand, e nonostante il suo infortunio, hanno disputato dei buoni playoff, portando i futuri finalisti Orlando Magic a gara 6. L’attesa per la stagione era ben diversa dall’attuale record 26-53. Infatti anche la campagna acquisti di quest’anno è stata indirizzata a rafforzare ulteriormente l’organico: Jason Kapono, Primoz Brezec, il nuovo allenatore Eddie Jordan e a dicembre il ritorno del figliol prodigo, Allen Iverson. Una chiave di lettura possibile è che una squadra di grandi atleti non comporta automaticamente dei grandi difensori, e, più in generale, grandi giocatori non fanno sempre una squadra forte. A cui si aggiungono gli immancabili infortuni - Thaddeus Young - e i problemi extra-cestistici - Allen Iverson.

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L’altra grande delusa insieme a i 76ers è Houston. L’anno scorso pur senza  Tracy McGrady e con Yao Ming a mezzo servizio, ha finalmente vinto un turno di playoff e ha portato i futuri campioni Los Angeles Lakers a gara 7 nella semifinale della Western Conference. Quest’anno i Rockets hanno subito la batosta dell’infortunio a Yao, fuori per tutta la stagione, sono finalmente riusciti a liberarsi di McGrady in uno scambio che ha coinvolto molti giocatori dal quale hanno ricevuto Kevin Martin da Sacramento, Jordan Hill e Jared Jaffries da New York. Il grande investimento è stato fatto a inizio stagione, quando hanno “scambiato” Artest per Ariza (33 milioni in cinque anni). Nonostante ciò, le cose non sono andate come ci si aspettava (record 40-38). Niente playoff, e una squadra non facilmente modificabile, che ha il suo punto di forza e di debolezza nella sua atipicità: alla mancanza di altezza sopperisce con l’intensità; quando questa manca, i suoi limiti diventano più evidenti.

Infine Chicago e Toronto: sono ancora in corsa per i playoff, ma per quel che riguarda i Raptors, non pensavano certo di dover combattere per l’ottavo posto. L’affare dell’estate sembrava lo avessero fatto loro, con Hidayet Turkoglu; invece mancanza di feeling con la squadra e l’ambiente, scarsa mentalità difensiva, portano questa squadra a giocarsi nelle ultime due partite l’accesso ai playoff dopo aver perso questa notte lo scontro diretto contro Chicago.
Chicago appunto, al momento dentro ai playoff grazie alla vittoria sui Raptors, sta cercando di non rendere la stagione del tutto deludente; anche l’anno scorso l’entusiasmo intorno alla squadra era moderato, anzi le critiche al giovane allenatore Vinny Del Negro non mancavano. Il primo turno di playoff dell’anno scorso però contro i Boston Celtics, già entrato nella leggenda, aveva dato nuova fiducia all’ambiente. Anche se la partenza di Ben Gordon, Tyrus Thomas e John Salmons non sembrano aver giovato alla squadra. Si può anzi ritrovare in Salmons, un elemento rivitalizzante per ogni nuova squadra in cui gioca: i suoi Milwaukee Bucks sono già tranquillamente qualificati per i playoff. Il suo problema è che l’effetto non dura più di sei mesi!

Si possono citare i Detroit Pistons, che dopo aver perso anche Rasheed Wallace dei Fab Five, hanno “mollato il colpo” e non sono mai stati lontanamente competitivi, forse anche peggio delle loro previsioni. Non sottovaluterei comunque le mosse del general manager Joe Dumars in vista del ricco mercato estivo.

A tutte queste squadre, non resta che aspettare il prossimo draft, anche se le probabilità di una scelta alta (le palline nell’urna) non saranno moltissime, o più probabilmente, l’appetitoso mercato dei free agent di luglio.


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