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Le letture di Emy - Recensione: “L’assassino ipocondriaco” di Juan Jacinto Muñoz Rengel

Creato il 04 dicembre 2012 da Lafenice
Le letture di Emy - Recensione: “L’assassino ipocondriaco” di Juan Jacinto Muñoz Rengel
Le letture di Emy - Recensione: “L’assassino ipocondriaco” di Juan Jacinto Muñoz RengelL’assassino ipocondriaco” è un romanzo dello scrittore spagnolo Juan Jacinto Muñoz Rengel edito lo scorso luglio da Castelvecchi editore. Il volume non è classificabile in un unico genere letterario ma ne racchiude diversi, quali il noir, l’umoristico, il grottesco e il filosofico.
La storia è l’originale parodia di un killer la cui professione è ostacolata dal suo fardello di malattie immaginarie. Il signor Y, protagonista e voce narrante del romanzo, è un assassino professionista talmente ipocondriaco da sfiorare il patologico. Egli è convinto che gli resti un solo giorno di vita, magari due volendo essere ottimisti (dopotutto ne ha già sottratti alla morte ben quindicimila!), ma prima di morire, trovando liberazione da tutti i mali da cui crede di essere affetto, deve svolgere un ultimo incarico per il quale è stato pagato in anticipo e, come spesso tiene a precisare, lui è un uomo dalla morale kantiana. Dopo aver studiato il suo obiettivo (alias Eduardo Blaisten) per un anno e due mesi (e qui ammette di essersela presa comoda), inizia a pianificare le mosse per avvicinarsi a lui e ucciderlo, mantenendo tutte le precauzioni possibili per non essere scoperto. Tra camuffamenti e pedinamenti vari, i tentativi del signor Y vengono ripetutamente ostacolati dai sintomi delle sue innumerevoli malattie, che si manifestano sempre nei momenti meno opportuni, e dall’immane sfortuna che lo perseguita fin da bambino. Così, quando non è impegnato a controllarsi la temperatura corporea, la pressione arteriosa o il battito cardiaco, il nostro killer si ritrova ingarbugliato in situazioni buffe, improbabili e talvolta demenziali. In alcune occasioni mi ha fatto così tenerezza che ho sperato riuscisse nel suo intento di uccidere Blaisten, in modo da vederlo un pochino contento o almeno sollevato. Più di una volta sono stata attraversata dal dubbio che il signor Y fosse veramente malato, anche se non gravemente, ma la vera afflizione di quest’uomo è la solitudine di cui soffre da quando è rimasto orfano. Egli si rifugia nei libri, trovando conforto e comprensione nei grandi filosofi e scrittori del passato, anche loro ipocondriaci e affetti dalle sue stesse patologie (reali e non); infatti il signor Y pensa di essere stato colpito dalla Maledizione di Ondina come Immanuel Kant, di essere perseguitato dalla morte come Edgar Allan Poe, di avere la Sindrome di Proteus come Lord Byron e così via, collezionando talmente tanti mali che secondo lui il fatto di essere ancora in vita contravviene a tutte le leggi della natura.
La narrazione scorre abbastanza velocemente grazie allo stile lineare e pulito, oltre che descrittivo, dell’autore. I capitoli dedicati agli episodi di vita dei personaggi famosi (che si alternano a quelli della storia principale)  a lungo andare diventano un po’ ripetitivi, ma vista la loro brevità non danno alcun peso alla lettura, che procede con la costante curiosità di scoprire chi è il mandante dell’omicidio e se il protagonista riuscirà o meno a portare a termine il suo compito. L’assassino ipocondriaco” è un romanzo piacevole (almeno per i lettori che, come me, non sono ipocondriaci) e diverso dal solito. Una lettura di certo non memorabile, ma merita sicuramente un’occasione.
Voto: 3 mele.


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