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Le parole del saggio - Racconto

Da Cok7sette @cok7sette
Cammino per strada, sono solo.
Se fossimo 5 o 6 anni nel passato sarebbe una serata come tante.Fresco di doccia, sbarbato e profumato, una bottiglia di buon vino in una borsa.Esco, vado a cena.Se fossimo nel passato sarebbe una serata come tante, ma visto che siamo nel presente non è una serata come tutte le altre, ed io sono arrabbiato.Ho voglia di menare le mani, ho voglia di discutere, il marciapiede è stretto, ed in quattro non ci si passa.Normalmente non sono così, ma questa non è una serata normale.Normalmente non sono così, normalmente mi farei da parte io per primo, per educazione più che altro, questa volta invece no.Loro sono in tre. Tre ragazzini. Magrolini, giovani, felici, spensierati.Li odio immediatamente, con assoluta certezza voglio la loro morte, e decido di non farmi da parte, anzi.Cammino eretto, le spalle bene in fuori e, come prevedevo, loro nemmeno mi notano, continuano a camminare come se fossero i padroni della strada.Un attimo prima dell'inevitabile spallata carico il colpo e la mia spalla sinistra fa il resto.Il ragazzino che travolgo non se lo aspettava e non può fare altro che girare su stesso, perdere l'equilibrio e cadere di faccia sulle pietre sconnesse che rivestono il pavimento. Inciampa sui suoi piedi e finisce gambe all'aria, con un grugnito e l'espressione sorpresa.Non fossi così incazzato sarebbe una situazione comica, non fosse una serata strana eviterei di scoppiare a ridergli in faccia, soffocherei le mie risate dietro la mano, invece mi fermo e lo fisso, dall'alto del mio metro e novanta, con un'espressione che significa tante cose.Significa "Guarda dove vai"Significa "Fai attenzione"Significa "Potrei scusarmi, ma non mi interessa minimamente farlo"Qualcosa di questo deve arrivargli perché la sua espressione muta subito in rabbia. E stupore. E paura forse?Non ha mai combattuto, ma è una testa calda. E' abituato a prendersela coi più deboli ed ora non sa come reagire.Non ha mai avuto un problema serio nella vita. Bene, oggi il suo problema serio sarò io."Ma cazzo guarda almeno dove vai!" lo attacco subito.Non lasciargli il tempo di parlare, seppelliscilo, fallo sentire una merda. Questo mi dico."Cazzo ma ci vedi o sei cieco?! che fai, ti sei ridotto così a furie di seghe?! te l'ha mai insegnato nessuno che è buona educazione farsi da parte? Cos'è, solo perché sei coi tuoi amichetti del cuore ti senti invincibile?" Ora ti spiego io come funziona."Non ti fermare, continua, carica, tramortisci."Quando cammini per strada devi guardarti attorno, non si sa mai chi puoi incontrare, e se vedi uno grande e grosso il doppio di te fatti da parte, perché quello potrebbe anche non schivarsi. Usa il tuo intuito, sfrutta il tuo istinto di conservazione. Non sai niente di me, ma non puoi non avermi visto. Me lo vuoi spiegare per favore?! Vedi un uomo grande e grosso, altro quasi due metri, dal peso approssimativo di cento chili e tu che fai, vai a sbattergli contro? Ma sei scemo? E se a quello gli girano i coglioni? E se a quello gli gira che vuole pestare a sangue una mezza sega inutile come te come la metti?"Continua, sta capendo. E' nella merda, decisamente più di quanto ci si sia mai trovato nella vita, e lo sta capendo. Ed ha una paura fottuta."Adesso mi spieghi cos'è quella faccia? Non ti metterai mica a piangere ora! Dannata femminuccia! Mi fai schifo!" e gli sputo in faccia. Mi giro e continuo per la sua strada.Cammino tranquillo, il passo rilassato e sicuro.Sento che si alza, forse aiutato dai suoi amichetti. La somma delle loro età messe insieme supera la mia, ma di poco. Avranno quindici, sedici anni, e non sanno niente.Io ne ho trentacinque, ed ho deciso che così può bastare. Se per loro va bene così può bastare, ma a loro così non basta mai.Sento che bisbigliano, che si fanno coraggio, poi partono all'attacco.Sfortunatamente per loro me lo aspettavo. Tiro fuori il ferro e sparo nel ginocchio destro del primo.Urla come una femminuccia.La vista della pistola li frena inesorabilmente, l'urlo da ragazzina dell'amico li convince inesorabilmente che non è uno scherzo, ma è troppo tardi.L'arma si punta sul secondo amichetto e la pallottola gli si pianta dritta in mezzo agli occhi.Se il primo non potrà mai più giocare a calcio questo non potrà mai più fare niente di niente.Il terzo, la femminuccia, quello che era per terra mi si ferma di fronte con lo sguardo terrorizzato.Bofonchia frasi senza senso.Capisco appena, percepisco un "per favore". Forse, ma non colgo.Lo guardo negli occhi, per farlo mi devo chinare, gli punto l'arma alla tempia e quando la appoggio proprio un dito sopra al suo orecchio lui fa la sua mossa.Si piscia addosso."Sei patetico lo sai?" gli dico.Poi premo il grilletto.La sua materia grigia va a spalmarsi sul muro della chiesa di fianco alla quale è iniziato il nostro siparietto educativo.Guardo quello col ginocchio spappolato. Striscia sul marciapiede. Piange come la femminuccia che è.Per un attimo penso che potrei anche lasciarlo andare, permettere che sopravviva, ma sarebbe un male.E' inutile, dannoso. Estirpiamolo.Mi avvicino con passo calmo, punto l'arma alla nuca e tiro un singolo colpo. La testa gli esplode in maniera oserei dire piacevole.Alzo lo sguardo e vedo il resto della scolaresca. Saranno una trentina.Solo 5o 6 anni fa li avrei fatti fuori tutti, mi sarei costretto a farlo per il bene dell'umanità, ora li guardo scappare urlando e mi fanno solo pena.E' proprio vero, il matrimonio mi ha rammollito.

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