Magazine Diario personale

Letto versus comprato

Da Lepaginestrappate @paginestrappate

Leggevo, poco fa, qualche battuta di Einaudieditore su twitter, riguardo un paio di romanzi della casa editrice.

È un paradosso, ma la realtà è che oggi è più facile vendere Joyce di Grace McCleen.

— Einaudi editore (@Einaudieditore) 13 marzo 2013

Fa riferimento a due ultime uscite: l’Ulisse di Joyce nella nuova traduzione di Celati con la bellissima (almeno secondo me) collana Letture Einaudi (e particolarmente cara, devo dire. Vicino al “ingiustificatamente proibitiva”); e Il posto dei miracoli di Grace McCleen, uscito da poco con i Supercoralli.

Il primo… beh, è Joyce. Dell‘Ulisse ne ho già tre copie diverse in casa. E se ho amato Gente di Dublino, non sono invece MAI riuscita a finire il grande mattone considerato suo capolavoro. E 28 euro sono per me troppi per dare un’altra possibilità a qualcosa che ho comunque già in casa.

Il posto dei miracoli è invece romanzo nuovo, che si prospetta molto particolare. Fin da quando ho letto l’estratto disponibile sul sito Einaudi, è scivolato al primo posto dei “libri da comprare”. (Peccato ne abbia accumulati un po’, ultimamente, e abbia fatto una sorta di fioretto, quindi debba attendere. O forse sto aspettando un improbabile sconto sul formato ebook. “Aspetta e spera”, si dice in questi casi…). L’ho sfogliato già varie volte in libreria. In piedi, quasi in bilico, ne ho letta una metà. Ho scuriosato qualche recensione, quando ne ho trovate. Come le parole di Tazzina-di-caffè.

Insomma, è uno di quei romanzi che ti ispirano, tipo un sacco. Che sembrano racchiudere qualche segreto tra le pagine.

Ed Einaudi ci dice, su twitter, che vende meno dell’Ulisse. Vende, eh. Però…

E allora insomma, una domanda mi ha fatto capolino tra i pensieri, subito.

Ma la gente, lo legge poi, l’Ulisse? O lo compra e basta?

Che magari sembra una domanda stupida, però io di editoria, di economia, e di tutte quelle cose lì non so mica niente. Di classifiche di vendita me ne infischio. Però qualcosa della gente che legge la so. E anche di quella che compra libri, che spesso li accumula, e meno spesso li sfoglia. Di lettori dell‘Ulisse non ne ho conosciuti molti.

Questa domanda me la sono posta anche altre volte in questi giorni: è uscita, se ne sta parlando tanto in ogni dove e come, una collana della Newton a 0,99 centesimi. Meno di un caffè, almeno dalle mie parti.

Accanto a bei titoli come Il grande Gatsby e Il ballo, troviamo anche opere di Seneca, di Freud, tragedie di Shakespeare e pure opere di Dostoevskij. Il fatto è che ho visto in giro l’acquisto compulsivo di questi volumetti. Nella Feltrinelli della mia città, l’opera di Freud è esaurita. Nei gruppi facebook, su blog, su twitter, su instagram, dovecavolovipare, si esibiscono con soddisfazione foto del malloppetto di volumi acquistati. Stanno evidentemente andando a ruba, attirandosi molte critiche perché questa manovra sarebbe colpevole di attaccare un po’ bassamente le altre case editrici.

Ma di questo ne parlerò nei prossimi giorni, che le mie due lire a riguardo a qualcuno dovrò pure rifilarle. No, la mia domanda di oggi è…

Ma davvero la gente lo legge, poi, Seneca? O lo compra e basta?

No, perché io le opere di Seneca le ho lette. E pure quelle di Freud. E le tragedie e Dostoevksij. E non certo in tremende traduzioni Newton, ma vabbe’, non andiamo a cercare il pelo nell’uovo.
E’ che proprio non riesco a immaginarmi le schiere infinite di clienti che hanno acquistato questi libri mettersi comodi per immergersi in “L’interpretazione dei sogni”.

Magari mi sbaglio, ma poi ci sono certi numeri che parlano chiaro, e sono i tremendi nomi nelle classifiche dei più venduti in Italia, che ci raccontano un popolo di lettori che cerca basso intrattenimento e pure una buona dose di volgarità.

Io ho una buona dose di saggi, librini e libretti non letti. Oppure sfogliati e abbandonati. La maggior parte delle persone che conosco ne ha ancora di più.

E insomma, forse l’Ulisse vende più che un romanzo contemporaneo un po’ particolare. Perché ha un nome noto, ed è bello da vedere e a volte esibire. Perché alcuni lo amano tantissimo, e molti si vergognano di non averlo mai letto. E pure Seneca batterà molte vendite. Perché la collana Newton è da “possedere”, è una voglia di acquisto, è il fascicolo che fai scivolare nel carrello quasi con indifferenza, che galvanizza la voglia di “avere” senza pesare economicamente.

Però poi c’è un conteggio che nessuno fa, che è quello dei “libri letti”, più che acquistati. E sono sicura che le percentuali di “Il posto dei miracoli” e tanti libri che troppo spesso hanno attenzione relativamente bassa siano decisamente più alte. E più importanti.



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