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Libeccio (IV)

Da Bartel

Libeccio (IV)E lui restò. Lei divenne la sua fidanzata-amante, silenziosa e presente, discreta e gelosa alla follia, la sua aria, eppure lentamente la crepa tra di loro si allargò senza che se ne accorgessero.Lui restò sino ad una mattina di vent’anni prima, quando la incontrò nel portone di casa sua mentre usciva per andare a frequentare il suo tirocinio nello studio di un avvocato fiscalista molto importante, un caro amico di quello che sarebbe diventato suo suocero. Se la ritrovò davanti in una tuta viola, scarpe da ginnastica rosse e occhi tristi. Lo baciò a tradimento e poi gli lasciò una biglietto nella mano, fuggendo fuori e salendo su una vecchia Citroen che l’aspettava con il motore acceso. Lui non ebbe il tempo di reagire. Lesse senza respirare le due righe scritte a matita su un foglio a quadretti ”pensa alla tua vita e dimenticami”. Ma lui ha sempre avuto buona memoria.  Lei sparì quel giorno, la cercarono invano, ebbero sue notizie due anni dopo da parte della polizia che perquisi la casa di zio Gianni e le cantine del palazzo. Poi i titoli dei giornali sulla banda di terroristi che minava il futuro del paese e una sua foto, quella del primo arresto durante una manifestazione di protesta. In quegli anni prima il dolore poi la frustrazione ed infine la rabbia lo avevano accompagnato ogni volta che tornava nel suo quartiere per visitare i genitori. Poi un’ assenza di ogni sensazione lo aveva illuso di aver dimenticato. A tradirlo, a volte, solo i sogni, la sua parte più vera. E adesso rieccola a minare tutta una vita costruita per dimenticare ciò che non poteva essere, costruita meticolosamente, giorno per giorno, come il meccanismo di un immenso orologio che batte i secondi tutti uguali e rassicuranti.
“Dottor Locchi…insomma…cosa vuole da me?”L’avvocato Piccalunga fissa i buchi neri che hanno sostituito gli occhi del magistrato. Un luccichio, forse il riflesso di uno specchietto di un auto giù in strada, attraversa il soffitto dell’ufficio.Il magistrato sospira quasi scusandosi. “Avvocato, mi dispiace, speravo di non usare queste informazioni…ma, insomma io credo  che se lei collaborasse con noi… lei si creerebbe un bel credito con il nostro stato…e poi noi potremmo aiutare la sua antica amica e risolvere un po’ di problemi…sa…i giornali non l’hanno detto, ma lei si è arresa perché è malata...molto malata”Giorgio rivede Ciccia a dieci anni malata in un lettino, con la febbre alta e lui li accanto con una pezzuola imbevuta di acqua e aceto che cerca di farla parlare e di rinfrescarla. Tra le labbra strette dell'avvocato si fa strada un pensiero. Aiutare Silvana, la sua Ciccia a stare meglio in quell’inferno? Si, si, si. Ogni uomo ha un prezzo e questo è il suo. “Cosa devo fare?”“Il commissario Montroni la incontrerà al bar del tribunale e la accompagnerà in carcere dalla Di Stefano. Lei dovrà farsi dire dalla Di Stefano dove è situato il loro deposito e la stamperia. Naturalmente al colloquio parteciperà anche il commissario. Se otterrà le informazioni aiuteremo la Di Stefano a morire senza troppo dolore e ci dimenticheremo di lei, avvocato. Quindi le conviene essere molto convincente. Chiaramente questo colloquio non è mai avvenuto.”“Chiaramente”“Arrivederci Avvocato”Una mano grassa artiglia il fascicolo e lo chiude, l'altra si apre verso l'uomo smilzo che la ignora.“Arrivederci”. Un avvocato con  borsa  esce dall'ufficio R.C. dove ha fatto tana il magistrato Locchi, e respira, allarga il torace e respira, si allarga la cravatta grigia e respira. Si è venduto, sa perché, ma è felice di essersi venduto perché un segreto doloroso è salvo e allora perché non combattere per farlo respirare? E' quasi allegro. Gente sale, gente scende nelle scale del tribunale, gente vive, gente muore per le aule del tribunale, ma tutto questo oggi non tocca lui, non oggi, non ora. Due desideri si agitano nei suoi occhi: un caffè ben fatto corretto al cognac, magari un Martell , e lunghi minuti per pensare a chi vent’anni fa scrisse due righe su un foglietto, a chi ora lo ha chiamato per essere salvata. E’ quasi allego. La rivedrà. La rivede imbronciata sul molo mentre il leudo si allontana in una mattina domenicale. La rivede e risente la sua voce di bambino che sussurra “ti amo”.

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