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Libeccio (IX)

Da Bartel
Libeccio (IX)
Il cancello arrugginito, una volta di colore verde, è spalancato e l’auto rossa lo attraversa fermandosi nello spiazzo ghiaioso davanti alla casa colonica. Il commissario guarda la porta chiusa della casa e gli alberi scuri che la circondano e che si agitano infastiditi sotto il Libeccio. “Rosso a squadra controllo…rosso a squadra controllo …mi sentite? Passo…”La voce metallica che gli risponde lo rassicura e fa cessare quel brivido leggero, quel pizzicore che dalla base della nuca gli scendeva lungo la spina dorsale.“Squadra controllo a rosso, vi sentiamo forte e chiaro e abbiamo rilevamento satellite…visivo tra cinque minuti…aspettiamo istruzioni…passo”,“Rosso a squadra controllo…vedo movimento nella casa… restate in ascolto…passo”“Squadra controllo a rosso…ricevuto…restiamo in ascolto…”La porta della casa si apre lentamente e sull’uscio appare una donna. Grosse ciocche di capelli neri combattono nel vento con ciocche grigie ed insieme nascondono il suo volto squadrato mentre una sventolante gonna zingaresca ne tradisce le forme più che robuste. Un bastone nella mano destra avverte che la donna zoppica per un fallo cattivo della vecchiaia. Silvana si è sollevata nel sedile posteriore e sorride.Il commissario ringhia estraendo le chiavi dell’auto: “Voi restate qui!” ed esce nel vento.“Buongiorno…posso aiutarla?” La voce dolce della vecchia arriva attutita alle orecchie del commissario, poi la vede salutare con la mano qualcuno nell’auto.“Sono il commissario Montroni. E’ lei Marta Martini? La guardiana?”Il sorriso della vecchia sposta il grosso neo scuro che abita sulla sua guancia sinistra.“Commisssario! Che piacere…”Con agilità la vecchia sposta il bastone nella mano sinistra per mentre la destra si allunga verso il poliziotto che la stringe dubbioso.“Ma venga dentro…faccia venire anche loro, non si può parlare qui fuori con questo vento…”La vecchia scosta le ciocche bianco-nere e sorride cordiale. Anni di lavoro nelle fogne della vita hanno dotato il poliziotto di un sesto senso per il pericolo, ma ora tutti gli allarmi tacciono e quegli occhi scuri circondati di rughe antiche gli fanno deporre le armi. Senza voltarsi il commissario fa un cenno in direzione dell’auto e con la coda dell’occhio vede Silvana e l’avvocato trascinarsi a fatica verso la casa.La vecchia è già entrata e mantiene la porta aperta. Il commissario entra in un piccolo ingresso luminoso seguito dagli altri due. Le due donne si guardano e si abbracciano come madre e figlia.Il commissario è stanco di lacrime che per fortuna restano confinate alle palpebre.La vecchia stringe la mano anche all’avvocato.“Tu devi essere Giorgio…piacere…lo sai che sei un animale?”L’avvocato apre le labbra per parlare, ma nessuna voce ne esce.“Venite …faccio strada…prego accomodatevi…ho giusto preparato l’acqua per il tè…gradite?”“No, non gradiamo…signora deve venire con noi…adesso!”La vecchia Marta claudicante si volta sorridente.“Commissario…la vita è breve, troppo breve per pensare solo a cose brutte…facciamo presto, glielo prometto…”La donna inclina la testa da un lato come fanno i bambini quando aspettano una risposta che soddisfi i loro desideri. Per la prima volta dal risveglio il commissario ripensa ai propri figli lontani e annuisce con la testa.“Va bene, ma facciamo presto…”La stanza in cui Marta ha fatto accomodare i suoi ospiti è ampia e le sue pareti sono ricoperte di acquerelli che ritraggono scorci della costa. Su di una parete tra le due finestre, sono invece allineate fotografie di gente che sorride all’obiettivo del fotografo durante cerimonie e pic-nic primaverili. In una foto in bianco e nero una Marta ragazzina sorride mostrando il suo neo e una piccola coppa di latta.“Io giocavo a tennis, sà commissario?…prima di sposarmi…me la cavavo sà?!”La vecchia è riapparsa con un vassoio tremolante a cui Giorgio corre in aiuto.“Ma che fate in piedi? Sedetevi su…cara tu accanto a me qui…coraggio, commissario si sieda”La forza di gravità piega le ginocchia stanche del poliziotto. Il divano è comodo e odora di pulito, come tutta la casa. Il commissario si chiede come faccia quella vecchia a pulire tutto da sola.“Questo è un tè giapponese che io adopero solo in occasioni speciali…e direi che questa lo è…non credete? La fine di un’epoca…si chiama Gyokuro…amo il suo sapore dolce e questo colore cosi brillante…mi mette allegria!”I quattro bevono in silenzio, mentre i loro occhi si incontrano e parlano. Fuori il vento comincia a bussare con insistenza sui vetri.Il commissario è il primo a finire e posare la tazza sul tavolino basso tra i divani.“Bene signora…grazie del tè…buonissimo…ora…dov’è il deposito?”“Lo sà commissario che lei è proprio un bell’uomo?…anche se un po’ frettoloso…non sarà cosi in tutte le cose spero!”Per l’ennessima volta in quella giornata il commissario si sente completamente fuori luogo, fuori tempo, fuori sincrono. Gli sembra che quella stanza, quella casa accogliente, quella gente che evidentemente si conosce da anni, quel vento fastidioso non facciano che prenderlo in giro e ridere di lui. Lui è un corpo estraneo che con fatica cerca di entrare in una nuvola densa di rapporti, sentimenti e codici. E sente di non avere né la forza né la voglia di farlo. Eppure è un poliziotto e se non si dà una mossa qualche superiore o un magistrato lo ridurrà a brandelli.“Signora, non ho voglia di ridere, né di scherzare…”“Marta…per favore…”. Silvana ha posato la tazza e le sue mani tiepide stringono la mano di Marta.“Va bene, va bene, ormai…è inutile tergiversare, rimandare…è tutto finito. Prendo la borsa e andiamo, vi ci porto. E’ vicino ad Imperia, in mezz’ora siamo lì. Tu piccola mia come stai?”“Stò bene, non ti preoccupare” sorride stanca Silvana.La vecchia si alza a fatica e lentamente si allontana sparendo in una stanza accanto seguita dallo sguardo attento del commissario. Ne riemerge qualche attimo dopo. Indossa una giacca verde e tenta con fatica di sistemarsi una grossa borsa marrone a tracolla. Improvvisamnte solleva il pastone puntandolo verso il commissario.“Pronti! Armiamoci e partiamo!”E parte a lento galoppo verso la porta d’ingresso.Dopo essere uscita si volta per attendere gli altri e chiude la porta a chiave, carezzandone per un attimo il legno vecchio.I quattro si avvicinano all’ auto mentre il vento porta il ronzio lontano di un elicottero. La vecchia Marta di prepotenza scalza l’avvocato dal sedile anteriore:“Tu, bello, faresti meglio a stare con Silvana!”La donna sorridente si accomoda accanto al commissario.“Rosso a squadra controllo…ci muoviamo…direzione Imperia…passo…”Silenzio elettrico. “Rosso a squadra controllo…ci muoviamo…direzione Imperia…mi sentite…passo…”Silenzio ventoso.“Rosso a squadra controllo…mi sentite? …rosso a squadra controllo…mi sentite?…ci muoviamo…direzione Imperia…mi sentite…passo…”Silenzio umido“Qui squadra controllo…vi sentiamo e vi vediamo rosso…problemi di turbolenza…vi seguiamo con contatto visivo direzione Imperia..passo”La vecchia si accorge del sospiro di sollievo del commissario. “Coraggio commissario…non si preoccupi, va tutto bene…le spiace se ci sentiamo un po’ di musica allegra?”Il sorriso carico di rossetto accompagna la mano della vecchia dalla borsa al lettore CD dell’auto che affamato ingoia un disco color oro.Il commissario non ha il tempo di reagire, ma riconosce subito gli accordi sulla tastiera e meravigliato, guarda prima il volto sorridente della vecchia Marta, poi la sua mano rugosa che carezza la sua coscia destra.I get up, and nothing gets me down…“La piace commissario?E’ una vecchia canzone dei Van Halen…JUMP…mi pare adatta…non crede?”You got it tough, I’ve seen the toughest around…Il commissario allontana la mano della vecchia ingranando la marcia.L’Alfa rossa si lancia a capofitto verso il fondo della vallata e la strada per Imperia. Dentro tutti sorridono tranne il poliziotto. Go ahed, jump. Jump!

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