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LinkedIn? Tanta fuffa, ma alla fine vincerà lui

Creato il 01 agosto 2013 da Sulromanzo
Autore: Daniele DusoGio, 01/08/2013 - 14:30

LinkedInChi si iscrive a LinkedIn, di solito, o è in cerca di un’occupazione o spera di trovare opportunità per migliorare la sua attuale posizione lavorativa. Questo social network, insomma, è uno strumento specifico, utilizzato non per giocare o chattare, ma per mettere in vetrina, più o meno seriamente, le proprie conoscenze e competenze, sperando che qualcuno le noti offrendo il lavoro dei sogni.

Una vetrina semiseria, è proprio questo il punto. Il primo punto della questione. Da quanto è emerso da una recente indagine che ha coinvolto un centinaio di manager italiani, oltre il 60% di loro, a proposito di LinkedIn, lamenta la mancanza di un sistema di controllo delle informazioni (una storia che si ripete, parlando della rete) notando che spesso le competenze indicate nei profili sono esagerate e non aggiornate.

Ma è una vetrina, nonostante tutto, ritenuta indispensabile. O almeno così la pensano gli stessi cento manager intervistati da Robert Half. Con più di 4 milioni di utenti nella sola penisola, LinkedIn, che quest’anno festeggia il suo decimo compleanno (è uno dei social più longevi), è ritenuto ormai uno strumento indispensabile soprattutto per i professionisti, che attraverso il social network possono rapidamente ottenere informazioni o contatti utili alla propria attività.

Sarà anche per questo che Erik Qualman, autore di Socialnomics, è sicuro: «alla fine tra Facebook, Twitter, Google+ e tutti gli altri – ha dichiarato in una recente intervista rilasciata a Business People – ne prevarrà solo uno: LinkedIn». Difficile da credere, oggi che Facebook conta oltre mezzo miliardo di utenti, e Twitter segue a ruota, mentre il numero dei profili LinkedIn, seppur in crescita costante, si attesta attorno ai 200 milioni.

«Ma vincerà chi si saprà rendere indispensabile». Questa è la spiegazione di Qualman. E in effetti, stando alla ricerca citata all’inizio, pare che su questo LinkedIn sia sulla buona strada. Altro punto di forza di LinkedIn è la sua specializzazione, che lo mette su un altro piano rispetto ai vari Facebook e Google+, sostanzialmente sostituibili tra loro. Senza dimenticare poi, ha notato ancora Qualman, «che social network come Facebook sono bloccati in paesi come la Cina». E come non tener conto, infine, di una questione importante come quella della reputazione online, sia dell’utente che della stessa piattaforma social. Anche su questo LinkedIn sembra essere un passo avanti rispetto agli altri.

Per sapere se avrà ragione lui potrebbe non servire molto tempo. Basti pensare alla rapidità di evoluzione dimostrata dalla rete, dove fino a qualche anno fa i social network (quelli esistenti allora, tipo SixDegrees, Friendster e, poi, MySpace) erano dei semisconosciuti, utilizzati da studenti o appassionati di determinati settori musicali, mentre ora pare che nessuno possa farne a meno. Ma lasciamo ai post l’ardua sentenza.

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