Magazine Cultura

Lo sbadato

Da Nubifragi82 @nubifragi

La banca della piazza dell’orologio aveva una forma circolare con due estremità appiattite, da una parte l’entrata, dalla parte opposta gli sportelli. Al centro dell’ambiente una dozzina di panche metalliche ospitavano, in quel mattino d’inizio inverno, un totale di dieci persone, a cui si aggiungevano due impiegati e due clienti in prossimità degli sportelli. Alle ore dieci e trenta entrò un uomo con un cappello marrone scuro a tesa larga, occhiali da sole, sciarpa marrone che copriva il volto fino alla punta del naso e cappotto lungo fin oltre le ginocchia. Superò la porta girevole e si presentò nell’atrio della banca. Nella mano destra stringeva una borsa di pelle di un colore che, un tempo, doveva essere stato marrone. L’uomo osservò la posizione delle altre persone, si incamminò alla sua destra, passò accanto all’emettitrice automatica di biglietti senza degnarla di uno sguardo e si andò a sedere sulla quarta panca a partire dagli sportelli, la postazione più lontana dalle altre persone in attesa sulle panche. Guardò il grande orologio sopra gli sportelli: erano le dieci e trentuno minuti. Abbassò lo sguardo e fissò la valigetta, osservò la sua mano destra stringere il manico di questa e quindi guardò nuovamente l’orologio. Ma erano sempre le dieci e trentuno minuti. Ancora prima che la porta girevole emettesse il suo fastidioso rumore d’attrito, un fischiettio annunciò l’entrata di qualcuno nell’agenzia. Udendo le note di “uno su mille ce la fa”, canzone che odiava profondamente, l’uomo con il cappello marrone si voltò di scatto sulla sua sinistra e stringendo il labbro inferiore tra i denti vide un uomo dal ciuffo biondo inciampare con il piede sinistro sulla porta girevole. Toccandosi il ginocchio, l’uomo con il ciuffo biondo imprecò contro lo strano meccanismo per cui le porte girevoli, sospinte dalle braccia umane, sembrano assecondare il moto acceleratorio a loro imposto, sennonché, dopo pochi centimetri, decidono di rispettare i tempi prefissati e si bloccano, così, senza avviso alcuno alle fragili articolazioni umane. L’uomo capì di avere attirato l’attenzione di tutti i presenti. Si ravvivò il ciuffo biondo, sorrise all’orizzonte, emise un sonoro buongiorno e si avviò sulla sua destra senza prendere il biglietto con il numero progressivo. Vide un uomo con un cappello marrone a tesa larga che reputò orribile. Vestiva un pastrano che considerò più brutto ancora del cappello e stringeva con la mano destra la maniglia di una valigetta appoggiata a terra che, pensò, doveva essere appartenuta per lo meno al bisnonno. Incuriosito, vi si sedette a fianco. L’uomo con il cappello marrone strinse di nuovo il labbro inferiore tra i denti. Sentì una goccia di sudore percorrergli la schiena. Tentò di regolare la respirazione, ma questa non ne voleva sapere di farsi imbrigliare. Allora accavallò le gambe e iniziò a muovere freneticamente il piede destro. Osservò la valigetta e quindi l’orologio. Erano le dieci e trentasette minuti. L’uomo dal ciuffo biondo, stirando braccia e gambe, canticchiò “fatti mandare dalla mamma a prendere il pane”. Ripetè un paio di volte la strofa, quindi, finalmente dubbioso, si rivolse all’uomo con il cappello marrone “Scusi, mi scusi se la disturbo. Si, so che è una domanda idiota, ma sa, si sta qui ad aspettare… va be, insomma le volevo chiedere si ricorda per caso se la canzone dicesse veramente fatti mandare dalla mamma a prendere il pane? forse era qualcos’altro che andava preso?” L’uomo dal cappello marrone respirò profondamente, cambiò la posizione delle gambe accavallate e rispose “Latte. A prendere il latte.” “Latte! Latte, ecco cos’era. Mi scusi, sono proprio sbadato.” Si grattò il mento e quindi continuò “A quanto pare non sono il solo ad essere sbadato” L’uomo con il cappello marrone rimase fulminato, voltò la testa verso l’altro individuo e disse “Scusi?” “Dicevo che non penso di essere l’unico sbadato. Mi scusi se l’ho osservata, spero non ne abbia a male, ma mi sembra di capire che è una persona che teme di lasciare le cose in giro.” E così dicendo indicò la valigetta. “Sa che le dico? Fa bene a tenerla stretta, oggi giorno la gente si avventa su ogni cosa. Prendono, guardano che c’è dentro, si intascano ciò che gli serve e buttano il resto. Mah…” L’uomo dal cappello marrone allentò per un attimo la presa sulla valigetta, giusto il tempo per accorgersi di avere completamente bagnato il manico con il sudore della mano. Si aggiustò la sciarpa e con poca voce disse pronunciò “Si, in effetti sono una persona un pò sbadata.” “Come le dicevo” rispose l’uomo dal ciuffo biondo” siamo in due. “Mi permetta la battuta, ma lei, come me, è così sbadato che probabilmente teme di lasciare in giro pure cappello, giubbotto e occhiali” Rise pacatamente e continuò “E dire che tra dentro e fuori c’è una bella differenza” “Si, è proprio così” rispose l’altro uomo, mentre staccava la schiena fradicia di sudore dallo schienale. Osservò l’orologio. Erano le dieci e quarantadue minuti. Staccò la mano destra dalla maniglia della valigetta e osservando con la coda dell’occhio i movimenti dell’uomo dal ciuffo biondo, iniziò a spingere delicatamente la valigetta sotto la sedia, dove nessuno avrebbe potuto vederla. Ma l’uomo biondo riprese parola e d’istinto afferrò la valigetta per la maniglia. “Oggi sembrano abbastanza veloci. Il prossimo sono io. Ma, strano, lei che numero è? Non mi dica che, ah be si ho capito, ha dimenticato di prendere il numero. Lei è veramente un inguaribile sbadato, se lo lasci dire” e ridacchiò. Quindi aggiunse “Va bè, io le cederei il posto volentieri, ma devo essere al paese di Rocchetta tra poco più di un’ora.” “Rocchetta? Ha detto Rocchetta?” rispose l’uomo con il cappello marrone. “Si. Rocchetta. Ho preso in affitto una stanza per quest’estate. Sa, io preferirei il mare e i bambini pure, ma mia moglie dice la crisi, la crisi, dobbiamo essere più rigorosi e allora va be, andiamo in montagna e…” “Rocchetta. Pensa te, Rocchetta.” lo interruppe l’uomo dal cappello marrone. “Le piace Rocchetta? E’ un bel paese vero?” “Si, devo dire che è un bel paese. Come le dicevo, io preferisco il mare. I bambini poi non ne parliamo, ma mia moglie…” “Io avevo una casa a Rocchetta, sa? Era la casa di mia nonna. Non vi abitai mai, ma era il mio buen ritiro. Amavo quella casa” “Non ce l’ha più?” “No, non la possiedo più. Non possiedo più quella e non possiedo nemmeno quella in città. Se proprio devo essere sincero, non possiedo più nulla.” L’uomo con il ciuffo biondo tolse lo sguardo, si grattò la testa e con tono esageratamente grave disse “Mi dispiace. Mi dispiace davvero. Immagino che i problemi finanziari… la crisi…” “Si, la crisi. Finché le cose andavano bene, mi stendevano i tappeti rossi. Poi niente soldi, niente più prestiti e io ho dovuto licenziare, ma non è bastato. E allora ho venduto tutto. Ma niente, ci volevano più soldi. Ci volevano prestiti, prestiti capisce?” E così dicendo si voltò per la prima volta verso l’uomo dal ciuffo biondo. La mano destra era ancora posizionata sulla maniglia della valigetta, mentre il tremolante braccio sinistro si sporgeva verso l’interlocutore. “Ma i prestiti non me li faceva nessuno. Le ho provate tutte, tutte, sa? Ma l’unica cosa che ho rimediato è una diffida dall’avvocato del direttore della banca, se avessi continuato a tempestarlo di chiamate mi avrebbe denunciato.” L’uomo dal ciuffo biondo aggrottò la fronte, nel tentativo di sembrare pensieroso. Avrebbe voluto distogliere lo sguardo da quei buffi occhiali da sole che tanto stonavano con quell’uomo che implorava partecipazione al dolore personale. Ma non lo fece e si limitò a dondolare la testa su e giù. Pensò alle conduttrici televisive, così brave a dissimulare il menefreghismo verso gli innumerevoli casi umani che gli si presentavano ogni giorno. Per poco non si immedesimò in una di loro “Senta” disse con voce cupa e occhi fissi “mi diceva che aveva una casa a Rocchetta. Dov’era, per l’esattezza?” L’uomo con il cappello marrone si sistemò sulla panca. Schiarì la gola per eliminare il nodo di dolore che qui si era formato e rispose. “La canonica.” “La canonica? Intende la casa gialla di fianco alla chiesa” “Si, certo, la canonica non può essere che di fianco alla chiesa.” L’uomo dal ciuffo biondo voltò l’intero corpo verso l’altro. “No, beh, non ci posso credere! Mi crede se le dico che ho acquistato la casa di fronte alla sua” “Intende dire la casa della vecchia Vilma?” “Si, Vilma, mi hanno detto che si chiamava Vilma ed era una gran rompiballe” “Si, diciamo che non si faceva gli affari suoi” E per la prima volta da quando era entrato nell’ufficio, l’uomo acennò un sorriso. Poi continuò “Eh si, quante volte da bambino ha fatto la spia a mia nonna. Ma mi dica, sa io è tanto tempo che non torno a Rocchetta. La casa l’ho venduta quattro anni fa. Come sta il vecchio prete?” “Mah, e chi ci va in chiesa?” “Già, immagino” “E Simone, quello che faceva il vigile, lo conosce?” “Ah si, Simone. Brav’uomo, non c’è che dire. Ascolti, facciamo una cosa: lei si è dimenticato di prendere il numero e io, ecco, come le dicevo a sbadataggine non sono da meno. Guardi” disse l’uomo dal ciuffo biondo mostrando il biglietto con il numero “non mi sono accorto della mia chiamata e ho perso il giro. Insomma, perché non andiamo a prendere un caffè e così parliamo un po’ dei vecchiardi di Rocchetta?” L’uomo con il cappello marrone era perso nei ricordi. La sciarpa era scesa sotto il mento e la bocca socchiusa faceva intendere all’altro uomo che la mente del vicino di panca era finita in stand-by. “Dicevo” disse allora con tono un pò più alto del suo solito “dicevo perché non prendere un caffè?” L’uomo con il cappello marrone si voltò lentamente e rispose, prima con un cenno della testa, poi con un flebile “si”. I due uomini si alzarono e si incamminarono verso l’uscita. Imboccarono la porta girevole “Non spinga, non serve” disse l’uomo con il cappello marrone “oh, è più forte di me, non so che farci porca…” imprecò il biondo dopo aver colpito il vetro con il ginocchio. Si diressero verso il bar dall’altra parte della strada. L’uomo dal cappello marrone davanti e il biondo dietro. Quest’ultimo sfilò una sigaretta dalla tasca, la portò alla bocca e disse “Che poi,a ben guardare, Lei non è nemmeno così sbadato.” L’uomo dal cappello marrone si fermò e disse con tono interrogativo “Scusi?” Il biondo accese la sigaretta, fece uscire il fumo e disse “La valigetta. Alla fine si è ricordato di prendere la valigetta.” e la indicò con la mano della sigaretta. L’uomo con il cappello marrone sbiancò, alzò velocemente la testa verso la torre dell’orologio giusto in tempo per vedere la freccia dei minuti posizionarsi in asse con quelle di secondi e ore. Il campanile rintoccò dodici volte, ma nella piazza udirono solamente il primo tocco, poi fu esplosione, allarmi impazziti e caos ovunque.



Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

Dossier Paperblog

Magazines