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Lo sviluppo cognitivo. 2 parte

Da Psychomer
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Matteo Radavelli
ottobre 27, 2010Posted in: psicologiaLo sviluppo cognitivo. 2 parte

Stadio delle operazioni concrete: il bambino è in grado di rappresentare mentalmente alcune azioni, anche se complesse. È capace di conservare la quantità, la lunghezza e il numero. Le azioni interiorizzate si coordinano e si raggruppano per dar luogo a delle strutture d’insieme: le operazioni intellettuali. Queste sono sistemi organizzati di azioni caratterizzate da reversibilità, per cui ad ogni operazione corrisponde un’operazione inversa (questo viene definito da Piaget pensiero reversibile). L’assimilazione egocentrica lascia il posto ad un’assimilazione razionale, cioè una strutturazione della realtà mediante la ragione: scompaiono i fenomen di animismo, artificialismo e finalismo.

Piaget ha postulato l’esistenza di 16 strutture operatorie, dette raggruppamenti. Per la metà si tratta di raggruppamenti logici, cioè riguardanti operazioni come la classificazione, cche si compiono sugli oggetti, mentre gli altri sono raggruppamenti infra-logici, che riguardano operazioni di misurazione o ad esempio di valutazione della velocità, che sono centrati sulle relazioni spazio-temporali tra oggetti o sulle relazioni parte-tutto negli oggetti.

Stadio delle operazioni formali: dai 12 anni in poi si sviluppa da parte dell’adolescente la capacità di analizzare tutte le possibilità di soluzione e cambiamenti per risolvere il problema. Il pensiero del livello operatorio formale è stato definito ipotetico-deduttivo perché è in grado di compiere operazioni logiche su premesse non fattuali ma puramente ipotetiche e quindi ricavare conclusioni logiche. Queste nuove possibilità discendono da due nuove strutture mentali: il gruppo INRC (o delle quattro trasformazioni) e la logica delle proposizioni. Nel primo la I sta per l’azione diretta, la N per l’inversa, la R per la reciproca e la C per la correlativa, mentre nella logica delle proposizioni non si opera sugli oggetti, come nelle classi e nelle relazioni, ma su affermazioni che collegano i fatti.

Riassumendo quindi per Piaget gli elementi causali dello sviluppo sono: la maturazione del sistema nervoso, l’esperienza acquisita e l’interazione sociale ed il linguaggio.

Lo sviluppo cognitivo. 2 parte

Jerome Bruner, pur essendo di chiara impostazione cognitivista, propone una teoria che si distanzia nettamente da quella di Piaget, poiché non si concentrò sulle strutture mentali bensì sui processi mentali. L’approccio di Bruner è invece funzionalista, poiché il comportamento umano viene analizzato come sequenze di atti guidati da scopi e da piani, come il prodotto di strategie, cioè di regole che l’individuo usa in modo flessibile secondo l’obiettivo e la situazione. Bruner si oppone alla definizione di tipologie di stadi e più in generale all’idea di discontinuità. L’intelligneza è concepita come un insieme di strategie e procedure rivolti alla risoluzione dei problemi, tramite l’utilizzo di schemi di codifica, i quali forniscono le regole per trattare l’informazione attuale, per inserirla in un sistema organizzato, per ricercare informazioni nuove e per trovare modi nuovi di trattarle.

L’evoluzione consiste nel passaggio da sistemi che trattano poche informazioni per volta a sistemi che ne trattano molte. Tale evoluzione avviene mediante il passaggio, dalla nascita all’adolescenza, attraverso tre forme di rappresentazione che si diversificano per il mezzo con cui vengono costruite: l’azione, l’immagine e il simbolo. La rappresentazione è un insieme di regole in base alle quali l’individuo conserva i propri incontri con gli eventi e, come si è detto, può essere basata sull’azione, sull’immagine e sul linguaggio.

La rappresentazione esecutiva: si sviluppa nel primo anno di vita in cui il bambino inizia già a fare programmi nella percezione, nell’attenzione, nella manipolazione e nella interazione sociale.

La realtà viene codificata attraverso l’azione: il bambino che cerca l’oggetto sotto lo schermo dove già l’ha trovato, anche se lo ha visto scomparire dietro un altro schermo, ha una rappresentazione della realtà basata sulla codifica motoria. La nozione d’intenzionalità, intesa come base biologica del comportamento, è cruciale: gli stati interni o gli eventi della realtà producono un’attivazione del sistema nervoso che provoca la scarica motoria. Le azioni sono continuamente sottoposte al confronto tra lo stato desiderato e lo stato attuale ed il programma controlla che l’esecuzione dell’atto sia tale da ridurre la discrepanza tra stato attuale e stato finale. L’esperienze migliore le abilità motorie dapprima goffe e successivamente sempre più abili: quando compare un programma motorio nuovo, dapprima è impreciso ed impegna tutte le risorse attentive disponibili; con la pratica diventa abile, lascia disponibili risorse attentive, viene eseguito con maggiore economia, minore variabilità e minore sforzo: questo viene  chiamato processo di modularizzazione.

La rappresentazione iconica: circa a un anno di vita il bambino seleziona le caratteristiche dei vari oggetti e delle diverse situazioni per poi utilizzarli per i propri scopi. La rappresentazione iconica codifica la realtà attraverso percetti e immagini interne. L’immagine consente di evocare mentalmente una realtà non presente per riconoscere ed elaborare informazioni nuove. Fino a 6/7 anni la rappresentazione iconica è il sistema di codifica più utilizzato, benché il linguaggio verbale, che è il più potente strumento della rappresentazione simbolica, compaia già alla fine del secondo anno di vita.

La rappresentazione simbolica: inizia verso i due anni di età in cui, il bambino si serve dell’uso del linguaggio, ma viene acquisita in modo idoneo a 10-11 anni. La rappresentazione simbolica rappresenta la realtà attraverso simboli e segni convenzionali. Mentre l’immagine conserva una forte somiglianza con la realtà, il linguaggio è arbitrario e tra di esso e la realtà esiste un rapporto di mediazione costituito dal significato della parola. Un ambito rilevante per lo studio dello sviluppo della rappresentazione simbolica è quello della formazione dei concetti.

E’ tipico della rappresentazione simbolica codificare la realtà andando oltre l’informazione data. Questa è l’essenza dell’attività cognitiva: superare sia i programmi motori di adattamento reale, sia un trattamento dell’informazione basato esclusivamente sui dati attuali, per costruire ipotesi, concetti, teorie e conoscenze che riorganizzano il dato di realtà, lo trascendono e lo inseriscono in sistemi più ampi. Bruner riconosce che il funzionamento del cervello modella la cognizione, e dunque l’evoluzione della specie opera scegliendo tra i possibili programmi della mente quelli più adeguati alla struttura del cervello; d’altra parte la cultura estende il pensiero oltre i suoi limiti naturali.

L’acquisizione di sistemi di codifica nuovi è solo in parte dovuta al tipo di abilità possedute dal soggetto in quel momento, poiché svolgono un ruolo cruciale anche i fattori individuali e contestuali. Bruner rappresenta l’ala più radicale del funzionalismo e del contestualismo.

Uno degli aspetti più importanti della teoria di Bruner consiste nell’ipotesi che tutti i processi mentali abbiano un fondamento sociale e che la struttura della cognizione umana sia influenzata dalla cultura, attraverso i suoi simboli, ideologie, artefatti e convenzioni. Non si può concepire un individuo fuori dalla cultura, come mero organismo biologico: essa forma la mente degli individui. Qui l’autore riprende il concetto di Vygotsky: la cultura è intrinseca all’individuo, non è una “sovrapposizione” alla natura umana.

Credenze e valori della cultura vengono trasmessi attraverso il linguaggio e in particolare attraverso un tipo di discorso che è la narrazione, che è lo strumento privilegiato della trasmissione culturale. Essa corrisponde al modo più comune, se non universale di organizzare l’esperienza umana, la realtà psichica, le intenzioni, le emozioni e i valori. E’ il pensiero narrativo il principio organizzativo attraverso il quale le persone organizzano l’esperienza e le transazioni con il mndo sociale.

Il pensiero narrativo nasce da un bisogno fondamentale per l’essere umano, che è quello di dar senso all’esperienza, di mettere in relazione gli stati psichici con la realtà esterna, di mettere in  relazione il passato con il presente, di proiettare il presente sul futuro e di percepire gli individui come soggettività dotate di scopi, valori, emozioni e sentimenti.

L’idea di Bruner sulla genesi di questa forma di pensiero è che sia la cultura a fornire “modelli dell’esistenza” e  a dare significato alle azioni degli individui.

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