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Lorenzo Viani, Viareggio – Il “Casone”

Da Paolorossi

I vecchi asserivano che nell’antichità il Casone fu abitato da principi e papi e che quando poco lungi ci rompeva il mare placido ci fu imporporato un cardinale; più tardi il gonfalone della repubblica era stato issato sulla balconata.

A quei dì invece, l’orrido Casone, nei giorni di sollevazione, sembrava l’orrendo carcame di un mostro divorato da spaventosi uccelli di rapina chè da ogni finestra sventolava una bandiera nera.

Viareggio - Piazza Pinciana in una vecchia fotografia tratta da Nuova Viareggio Ieri N.9-novembre 1993

Viareggio – Piazza Pinciana in una vecchia fotografia tratta da Nuova Viareggio Ieri N.9-novembre 1993

Per certi collari che anticamente aggraziavano i vani, per qualche fiore di capitello e la balaustrata gialla, come un antico falpalo di gonna, il Casone faceva pensare a una gran dama impoverita ridotta a giacere sul concime con l’abito con cui andò sposa all’altare.

Tutti i pomeriggi dalle secche della Pinciana, chiamavano così il quartiere del Casone, s’alzava una branca di cenciosi dalle mani artigliate i quali avevano aperto un forno di paste nel Casone e le smerciavano bollenti. Tutte le contrade erano battute da questa gente accaldata, coi colli ricuciti di gavine, tatuati, talliti, incordati, con soprossi sul viso incostolito, roncolati, imbottacciati di vino e di vituperii. Tutti in coro urlavano:
— Bombo! bombo! bomboloniii… alla crema.

A questo doppio di campane a fuoco gli usci si chiudevano sbatacchiati come dal vento, i panni stesi eran tosto spriccati dalle funi, le galline parate nelle stie, e se qualcuna spaurita s’aggranfiava al vetrame confitto sui muri era colta a volo e carpita dai pasticceri che avevano gli occhi e l’istinto della volpe. I nomi di costoro: Senza mutande, Bandiera rossa, Fiele, Straccacizzi, Fede, Agonia, Martellino, Bacuninne, facevano conturbare i vicinati.
[…]

Nell’interno del Casone c’era anche l’osteria dei Trascurati, tanto umida che ci si spengevano le candele, il soffitto della taverna era graticolato, dalla grata in su si dominava la tromba delle scale sconnesse, dalle mura sfiatavano giù parole gelide.
[…]

Nel Casone aveva trovato ricetto anche la Giordano Bruno. Il vessillo sociale, un telo nero imbullettato sopra una pertica, era avvoltolato all’asta e buttato di traverso sopra una parete. Tre panche pesanti, un lume a petrolio, il ritratto del Nolano, un tavolino, erano gli arredi di una sala che aveva della cisterna.

 

( Lorenzo Viani, tratto da “Ritorno alla Patria”, 1929  )

 


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