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Luci spente a Sanremo, di Claudio Milano

Creato il 27 febbraio 2014 da Athos Enrile @AthosEnrile1
Luci spente a Sanremo, di Claudio Milano Ospito con molto piacere il pensiero di Claudio Milano, relativo all'appena terminato Festival di Sanremo. Si può essere d'accordo oppure no, ma la disamina è lucida e dettagliata e merita spazio adeguato. Claudio Milano, oltre ad essere un incredibile artista e  vocalist di raro talento, è anche insegnante di musica e fine scrittore e sono certo che gradirà le normali critiche e risponderà punto per punto. Luci spente a Sanremo ovvero, la farsa di chi vuole raccontarci che la bellezza non è un martello ma uno specchio.
C'è passato chiunque. Direttamente da altri lidi e con esibizioni non meno che memorabili, tanto in positivo che in negativo: Louis Armstrong, Ray Charles, Madonna, Peter Gabriel, David Bowie, Antony, Kula Shaker, Skunk Anansie, Rufus Wanwright, Dee Dee Bridgewater, Whitney Houston, Cat Stevens, Placebo, Elton John con Ru Paul (!), Phil Collins, Jamiroquai, Rod Stewart, Bruce Springsteen, i Blur, Jimmy Page & Robert Plant, i R.E.M.. Ma ancora Dire Straits, Queen, Kiss, Van Halen, Depeche Mode, Paul McCartney, Def Leppard, George Harrison, INXS, Joe Cocker, Paul Simon, The Smiths, Barry White, Grace Jones, Asaf Avidan, Caetano Veloso, Marianne Faithfull, Shirley Bassey, Dionne Warwick e qualcuno di loro si è persino prestato al gioco della “gara” (Graham Nash in gara con gli Hollies...).  Contrariamente a quanto si è sempre raccontato, i cantautori, non ne sono stati poi così distanti: Dalla, Battisti, Battiato, Modugno, Paoli, Tenco, Gazzè, Samuele Bersani, Finardi, Avion Travel, Roberto Murolo, Cocciante, Jannacci, Rino Gaetano e laddove non sono arrivati i piedi è arrivato l'inchiostro: De Gregori, Fossati, Conte, solo per fare qualche esempio, oppure la più serena possibilità d'essere ospiti: Bennato, Baglioni, Venditti, Luciano Ligabue. Ennio Morricone c'è transitato trasversalmente come arrangiatore. Si sa, ci sono state le grandi voci, soprattutto: Mina, Milva, Mia Martini, Alice, Giuni Russo, Elisa, Petra Magoni, Antonella Ruggiero, Giorgia ma anche i timbri “di carattere”: Carmen Consoli, Patty Pravo, Mannoia, Vanoni, Amalia Grè, Malika Ayane, Loredana Bertè, Rossana Casale. Platea per il beat nostrano (Ribelli, Equipe 84, Rokes, Giganti), è stato campo di battaglia per urlatori: Al Bano, Claudio Villa, Renga, Anna Oxa, Fausto Leali, ma anche per l'art rock: Elio e le Storie Tese, Quintorigo, Le Orme, Delirium e per il post punk dei Decibel e Denovo. Certo poi ci sono stati i “fenomeni di massa”: Celentano, Zucchero, Vasco Rossi, Ramazzotti, Pausini (e tra gli ospiti Duran Duran Vs Spandau Ballet, Thake That Vs Spice Girls) ma per arrivare a un pubblico più esteso hanno avvicinato quel palco anche Afterhours, Marlene Kuntz, Bluvertigo (assieme a tutta la scena electro pop dei '90, dai Soerba a La Sintesi ai Subsonica) e poi il jazz con Stefano Di Battista, ma se includiamo anche gli ospiti, Bollani, Danilo Rea... Cos'è oggi questa mostruosità nei riguardi della quale Enzo Biagi e Pier Paolo Pasolini hanno lanciato anatemi? Cos'è questa cosa attorno a cui girano milioni di euro in tempi in cui “un giorno dopo l'altro” arrivano notizie di suicidi per crolli economici? Questa cosa dove ci si gioca la carriera, dove si va per dimostrare che si sopravvive, in politica, in spettacolo, in qualche modo... Una cosa assai seria. E seriamente ne tratterò. Sanremo è l'ultimo, disperato avamposto S.I.A.E., una delle poche possibilità per il monopolio di alcune label di tirare i remi in barca in piena crisi, ma anche e proprio per questo, in una nazione così pigra come la nostra e disposta esclusivamente a lasciarsi indottrinare da un suono che attraversa senza (apparentemente) lasciar traccia, un ritrovo voyeurista attorno ai pochi pregi e ai tanti difetti del nostro nevrotico e scoraggiante “essere/apparire/sperare d'essere riconosciuti a guisa di una proiezione ideale di sè”. Si, perché nulla di nuovo al di fuori di piccoli ricamini attorno ad una forma canzone secolarizzata è stato fin qui possibile, se non, grazie anche ad un signore di nome Fabio Fazio che importanti cortocircuiti rese possibili nelle prime edizioni da lui condotte, portando sul palco gente come i già citati Avion Travel, Quintorigo e il contestatissimo Fabrizio Moro di “La Croce”. A Sanremo, come nel paese del “che rimanga tra noi”, piccoli cambiamenti sono possibili, purché piccoli siano, ma capaci di sedimentarsi nelle coscienze (ma quel cortocircuito dell'apparizione dell'allora band di John De Leo fu grande e pari la vittoria degli Avion Travel quanto quella “Croce” che si, era out of contest, ma davvero “contro”). Nell'Accademia di canto dove il sottoscritto ha insegnato a Monza negli scorsi anni, Antony e Asaf Avidan erano improvvisamente diventate “le” Voci da seguire e il cui carattere imitare e non certo per via di quello che noi insegnanti “passavamo” come messaggio ai ragazzi, ma come quello che loro portavano a noi. Un miracolo di “mamma TV”, ma di quelli benvenuti. Mi chiedo dunque, quale peso possa avere un'edizione penosa come quella appena passata. Per carità, Fazio ha centrato l'obiettivo appieno portando sul palco dell'Ariston un grandissimo Rufus Wainwright, con un'esecuzione da brivido di “Cigarettes and chocolate milk”, ma il pubblico (ridicole contestazioni a parte) non se l'è rifilato di striscio preferendo alla sua classe e a quella della direzione d'orchestra agilissima di Diego Matheuz con la Filarmonica della Fenice, un Renzo Arbore da siparietto, incapace di far ridere, banale, volgare. Ma non era questo Festival un omaggio alla bellezza? Il monologo della Littizzetto, quanto quello di Crozza han fatto luce sulla questione, facendo sorridere, ridere, riflettere, ma si sa, la commedia imperversa e domina solo laddove gli imperi si sfaldano e non è certo bastato un Cat Stevens, duro e puro, maudit illuminato e commovente a riparare l'imbarazzo, trasformato in autentico terrore, davanti alla performance di una Franca Valeri che grande è stata, un tempo, ma... tant'è e non ci si può far più niente, duole dirlo. La bellezza può trasformarsi in cenere, che onesta è, ma anche in uno specchio impietoso e vedere la Carrà che balla cantando delle idiozie mai udite prima non è neanche divertente, è terrorismo puro. Saperla a cavallo di una motocicletta a ricevere il testimone da Piero Pelù mi toglie il sonno, per favore fermatela! La RAI chiude (apparentemente) le porte a Mediaset e niente giovani da Amici, per fortuna, ma di fatto X Factor con la presenza del “giudice” Arisa e Noemi a rappresentare “il testimone” passatole a sua volta da donna Raffaella (anche l'appello per i Marò?... E poi?) per The Voice, ha portato un adeguato tasso di autoreferenzialità e di musica davvero vecchia e brutta. Non solo, questo come nessuno, è stato il Festival delle voci che si cantano addosso, imbevute di raucedine come se un cattivo orco fosse passato a seminar polipi sulle corde vocali vere e a lasciar vive solo le false, spinte all'inverosimile nel tentativo di imitare, ad esempio, Mia Martini, mentre le dita si rifiutano di suonare le note giuste di un piano, almeno loro, a dire “Noemi, per carità fermati anche tu, che non basta un viaggio a Londra a farti interprete”. Ma mica solo lei, ah no!  Si è dovuto aspettare Gino Paoli per ascoltare un interprete non vero, di più, con un impagabile Danilo Rea al piano. Per commuoversi, senza urla e merletti appresso ad una secchissima versione di “Vedrai, vedrai” e una ancora più bella di Umberto Bindi, “Il nostro Concerto”. Questa è classe che vive ancora, è bellezza, ma c'è bisogno anche di nuovo, c'è urgenza di nuovo per non affondare nella difesa della memoria anche quando è diventata stantia, maleodorante. E'invecchiata anche la grande Ruggiero (Battiato scriverà mai qualcosa per lei? Una vacanza dalla penna ingiallita di Colombo non potrebbe che giovarle regalando classe su classe). L'ex Matia Bazar, dopo un'esibizione davvero scadente nella prima serata, terribilmente legata, attenta all'impostazione, si è saputa ricollegare all'anima e regalare una versione incantevole di “