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Made in italy sì, ma quale, ma come, ma quando?

Creato il 28 marzo 2011 da Tsorsoli

Made in italy sì,  ma quale,  ma come,  ma quando?Colonizzati dai francesi
snobbati dai tedeschi
irrisi dai figli di albione
ci portiamo appresso le virtù della “italianità”
mentre i figuranti nominati che pretendono di guidare il bel paese
senza Sistema-Paese
nei convegni si riempiono la bocca sia di ricerca che di innovazione.

Siamo italiani di una Italia che non ha più grandi industrie
una Italia diventata un monopolio di
pubblic utilities (con annessi e connessi)
e poi moltissime piccole aziende a grappolo
i cui asset non sono mai consolidati dalla proprietà (motivi fiscali, sindacali e/o di potere?)
e qualche migliaio di PMI del quarto capitalismo
e un centinaio di multinazionali tascabili
che fanno gridare (menomale) al…Made in Italy.

Un capitalismo italiano
con i capitali all’estero (legalmente e non)
e in patria dalla cupidigia della politica
e quindi un capitalismo autoreferenziale
senza alcuna visione.

Un capitalismo con i capitali fermi (quando usa i propri)
e ben più propenso alla rendita che all’investimento; e propenso al
confronto competitivo (vero) solo se usa i capitali messi a
disposizione dalla politica e comunque viziato da M&A al 70% di debito (ante crisi).

Secondo te, quale è il motivo della esplosione in Italia dei “family office”
messi in piedi per gestire i patrimoni delle grandi famiglie?

Dove è in Italia la cultura del give back , del restituire alla società
almeno una parte di quello che la società ti ha dato?

Dove è la cultura del governo del capitale sociale nelle comunità locali,
vero motore di quella sostenibilità tanto a vuoto fin qui decantata?

Dove è la visione del fare sistema (paese) al cui fondamento
non può che esserci la cultura del capitale umano in azienda,
vera fonte generatrice di cambiamento continuo, e di conseguenza
dei veri centri di ricerca universitari (magari finanziati dalle grandi famiglie)?

Ad oggi, non c’è. Non ci sono.
Perché?
Provo a rispondere.

Primo, perchè noi italiani non ci fidiamo. Abbiamo una diffidenza
profonda mai sopita nei confronti di uno stato rapace quasi incapace
di rispettarti e di cui ci fidiamo ben poco (magistratura e carabinieri, a parte).
Italiani, dunque, ancora sudditi e non cittadini.

Secondo, noi italiani, imprenditori e non, non sentiamo
gratitudine nei confronti del paese nel quale
abbiamo costituito e sviluppato le nostre attività
per la semplice ragione che in realtà pensiamo che questa Italia
non ci abbia dato e non ci dia molto.

Piuttosto é ben vivo il sentimento
che “abbiamo fatto ciò che abbiamo” non grazie a questo paese
ma “nonostante” questo paese.
Banalmente, pensiamo al numero di adempimenti amministrativi per aprire una attività.
Ai tempi del pagamento fornitori della Pubblica Amministrazione.
Oppure, ai sontuosi bandi regionali sui finanziamenti alle PMI
che si riducono a ricche e patinate brochure e (se va bene) ai cortesi dinieghi di capo
degli impiegati di front-office negli altisonanti uffici regionali.
E da questo scenario al pensare a quanti “furbetti del quartierino”
per non dire quanti  “evasori fiscali” (o dobbiamo incominciare a chiamarli con il loro nome: ladri?),
il passo è troppo breve.

Che fare dunque?
Ma è ovvio! Far cambiare la politica.
Semplice no!  eheheh
Cambiando i politici.
Facendo eleggere NON NOMINATI da nessun Unto del Signore
ma semplicemente solo quelle persone
che – parafrasando il bravo Candido – percepiamo essere
portatori della missione della politica italiana
per i prossimi 10 anni:

Una missione fondata non sulla visione di una  Magic Italy a misura del Joker di turno
ma sulla visione del MADE in Italy fondato sul:

  • saper fare bellezza
  • custodire la bellezza
  • saper come vivere la bellezza

E quindi, persone impiegate nella politica che sappiano governare investimenti lungo le 4 direttrici:

  1. infrastrutture adeguate
  2. regole certe (etica degli affari)
  3. accesso laico alle risorse finanziarie ( ohi ohi basilea 3)
  4. disseminazione (in profondità) della formazione del capitale umano

Perchè la missione della politica non è di correre dietro
al capitalismo dei capitalisti nostrani e non,
ma è di agìre preventivamente le dinamiche
del capitalismo per renderlo più efficiente e migliore
al fine di garantire una qualità di vita e un percorso di sviluppo sostenibile
dell’intera comunità dei cittadini del bel stivale italico
immerso nelle acque blu del mediterraneo.

E per far cambiare la politica e cambiare i politici
gran forza possono avere i cittadini italiani del web
giovanissimi, giovani, maturi e vecchi
che fanno sentire la “nostra” voce
sui “nostri” blog, sui forum, sulle chat, sui commenti
e in tutti i luoghi virtuali possibili
perchè partiamo un pò avvantaggiati:

infatti, siamo portatori di una visione aperta delle cose e del mondo.Per definizione.

O no?


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