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Maledetta fabbrica: un urlo silenzioso che sgomenta e indigna

Creato il 22 luglio 2010 da Stampalternativa

Maledetta FabbricaNon capita giorno che non sentiamo per radio, per televisione o leggiamo sulle prime pagine dei quotidiani notizie di morti sul luogo di lavoro. Contadini schiacciati dai trattori o falcidiati dalla mietitrebbia, operai folgorati dai cavi dell’alta tensione, muratori precipitati dalle impalcature, guidatori di tir coinvolti in incidenti stradali mortali magari reduci da turni estenuanti, senza pause, senza che vengano rispettate le più elementari regole di sicurezza per la salvaguardia dell’incolumità dei lavoratori.

Le loro vite sono vite a perdere, ci si indigna, si recrimina ma poi ogni giorno tutto si ripete da capo come da copione. Maledetta Fabbrica - Il lavoro che uccide è un breve saggio che racchiude 5 testimonianze, cinque racconti di importanti scrittori tra cui Daniele Biacchessi, Alfredo Colitto, Patrick Fogli Jean, Pierre Levaray e Valerio Varesi che narrano in maniera coinvolgente e diretta, senza facili commiserazioni, questa immane tragedia perché la vita umana dei lavoratori in realtà è il bene meno tutelato e le campagne di sensibilizzazione ora in atto sono più o meno che un cerotto su una piaga sanguinante.

Cinque racconti ustionanti, privi di retorica che portano all’attenzione una verità scomoda, un nervo scoperto che si vorrebbe ignorare, perché si preferisce ignorare che di lavoro si muore, che spesso le vittime non avevano alcun dispositivo di sicurezza, perché costa comprare caschi, scarpe rinforzate, cavi di sicurezza, è scomodo indossarli, è scomodo controllare che tutti i dispositivi di sicurezza delle macchine siano funzionanti, per una lamentela si può rischiare di perdere il posto di lavoro, non conviene, e il profitto è il vero dio da adorare e in suo nome che non si può perdere tempo ad occuparsi di una cosa così banale ed ininfluente come la vita degli operai. Tanto di disoccupati ce ne sono tanti, gente da sotituire come bullloni in un meccanismo disumano e inarrestabile. Carne da macello, italiana, straniera, più o meno in regola con i permessi di soggiorno alla faccia di tutte le manovre per regolamentare il lavoro nero.
Invece di dare dignità a chi sceglie di non essere un delinquente ma più banalmente di lavorare per vivere si preferisce contare i morti, cifre inerti di una statistica, vittime di una guerra silenziosa che nessuno ha mai dichiarato e che non vedrà mai una fine. Da qualche tempo sì attraverso libri e articoli dei medici del lavoro, dei sindacalisti si inizia a denunciare i mali legati al lavoro: ”lo stress, la disperazione, i suicidi, le malattie.” Si discute anche sempre di più che il lavoro uccide, ma non è ancora abbastanza. Maledetta fabbrica è un urlo silenzioso che sgomenta e indigna, una goccia di olio nel mare dell’indifferenza ma pur sempre un testo in cui nero su bianco si rivendica il diritto per i lavoratori di non essere numeri dimenticati di una statistica uccisi altre tutto anche dal silenzio. Un libro per riflettere, per arrabbiarci, per piangere, per commuoverci, perché chi non ha perso in incidenti sul lavoro un padre, un figlio, un amico, un semplice conoscente.

Questo libro è dedicato a loro.

(Questo testo è stato pubblicato da Liberi di scrivere)


Maledetta Fabbrica cura di Simona Mammano. Di Daniele Biacchessi, Alfredo Colitto, Patrick Fogli, Pierre Levaray, Valerio Varesi
Collana Senza Finzione
144 pagine
ISBN: 978-88-6222-128-3


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