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MALTHUSIAN, Below The Hengiform

Creato il 20 maggio 2015 da The New Noise @TheNewNoiseIt

Malthusian

Spesso accade che mi bastino pochi secondi per capire l’andazzo generale di un disco. Per correttezza ho comunque ascoltato anche il demo MMXIII, nel dubbio di essermi sbagliato, ma… niente da fare. Da subito non ho apprezzato questi riff che si ripetono allo sfinimento, in più i Malthusian recitano davvero male la parte degli schizzati di turno: non bastano i soliti giri di chitarra con accordatura bassa per essere malvagi. Nel complesso alcune idee e atmosfere non sono niente male, ma in pochi minuti si finisce per sapere già dove la band vuole andare a parare. Possiamo dire che oggi ci si accontenta veramente di poco, e molti sono facile preda di questa nuova ondata “occult”, oppure che i Malthusian – ma anche l’etichetta stessa – siano stati dei gran furboni. Ad ogni modo, dopo un’attesa di due anni, è uscito anche questo nuovo ep: i soli tre brani e la loro durata mi hanno fatto pensare subito che i quattro non hanno avuto – e mai avranno – la minima intenzione di cambiare le carte in tavola. La copertina al contrario è stupenda, con dei toni caldi insoliti che richiamano perfettamente la musica: l’autore è Timo Ketola, già al lavoro per Vermin, Opeth, Teitanblood e molti altri. Che dire di questi inediti? A me prima di tutto piace pensare che l’etichetta irlandese, dopo i buoni feedback ottenuti col secondo album dei Tribulation e coi Bölzer, avesse bisogno di ricevere ancora più attenzione, e credo ce l’abbia fatta alla grande, assecondando questa nuova ondata di black/death e grazie anche alla spinta dovuta alla presenza del batterista degli Altar Of Plagues (sì, gli stessi del finto scioglimento e del Farewell Tour) in questo nuovo progetto. Siamo alla frutta già da un po’ di tempo, ormai: tutti hanno a loro modo questa vena occulta, tutti sanno scrivere musica estrema veloce e claustrofobica. La verità è che ci saranno sempre fin troppe chiacchiere e poca qualità, come dimostra questa manciata di brani che riescono persino a raggiungere l’arduo traguardo del riciclarsi l’uno con l’altro.


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