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Marcare il Territorio o Dell’Immortalità

Creato il 06 giugno 2012 da Davide

Marcare il Territorio o Dell’Immortalità
L’espressione del “murales” ha molti generi: dal graffito, al segno lasciato dagli spacciatori o dalle bande, all’espressione individuale che sottolinea uno stato d’animo. Quando ero in Irlanda del Nord ai tempi dei Troubles (1981 – 84), i muri, i gradini dei marciapiedi e i lampioni erano completamente ricoperti di colori e di “murales”, simili nello stile, ma assolutamente distinti nella scelta cromatica. Non si poteva sbagliare se i colori erano verde, bianco e arancione, si era in un quartiere cattolico, se invece ci si imbatteva nel blu, bianco e rosso si stava entrando in un quartiere protestante. Le scritte e i colori marcavano esattamente il territorio, così come lo marcano nei quartieri di Los Angeles e di Miami. Nessuno osava modificare una scritta, un graffito, solo i capi potevano decidere se un graffito andava “restaurato”, modificato o cancellato per fare spazio a un altro graffito più attuale.
Marcare il Territorio o Dell’Immortalità
Qui mi occuperò non di questo tipo di scritte e decorazioni murali, ma di quelle personali, individuali, grida in forma grafica che esprimono uno stato d’animo. Anche questi graffiti sono un marcare il territorio, non nel senso di possesso militare del medesimo, ma nel senso di manifestazione del ”essere vivi e presenti”, del “essere qualcuno”. Questo impulso a manifestare la propria presenza è molto antico, e spinge l’ignoto autore a strillare il proprio io sia che fosse un galeotto al remo delle galee che portavano le colonne da Costantinopoli a Venezia (si possono ancora vedere le firme dei galeotti sulle colonnine delle porte della Basilica di San Marco semicoperte dalle scritte che si sono accumulate nei secoli fino a quelle in pennarello degli anni più recenti) sia un turista esilarato che verga “potere operaio” in pennarello nero su un lato del monticulo J nelle rovine di Monte Alban, Oaxaca, Mexico.
Anche questo è un marcare il territorio, anche se è più un marcare il territorio nella dimensione del tempo più che dello spazio. “IO sono venuto qui in questo momento” e infatti, accanto a molte scritte, vi è incisa la data. Poiché magari l’autore è in seguito diventato famoso, le scritte sono diventate un luogo, dove altri anonimi lasciamo la propria nella speranza di diventare famosi. In questo il luogo diventa meta turistica, ma non per questo meno affascinante. Nella dimensione personale il colore della scritta perde significato, ci si arrangia con quello che si trova al supermercato. Questo è un tratto distintivo della scritta “sentimentale”. Nessuno scriverebbe la scritta col colore sbagliato se fosse politica o di gang. Negli anni Settata le scritte in nero erano solo di destra, quelle di sinistra erano rosse, punto.
Generalmente la scritta “personale”, sentimentale, specie se cubitale, è una tradizione maschile. A parte forse per qualche ragazza di oggi (la cui scritta ha in genere a che fare con le gang femminili o con l’appartenenza politica), tradizionalmente le ragazze non lasciano queste tracce di sé (la dimensione pubblica non appartiene storicamente né tradizionalmente alle donne). Le varie scritte “Maria ti amo” o “viva Juve” (mi perdonino i tifosi di altre squadre) non si pongono questo problema, ma sono evidentemente maschili e non solo per il fatto che la dimensione pubblica è maschile, ma anche per il problema tutto maschile della dimensione temporale. Le donne sono molto meno ossessionate dalla dimensione temporale, se volessi essere cattiva, probabilmente perché le donne non temono e non soffrono dell’eiaculazione precoce.
Queste scritte “sentimental-individuali” sono un marcare il territorio della memoria, propria e della propria comunità in modo diverso della scritta di banda. Il segno conserva il significato di “pisciata” inodore, ma è il territorio del tempo che viene spruzzato. Ci sono persone di sesso maschile che ti fanno fare il giro delle scritte e talvolta il tono di voce diventa talmente orgoglioso che sorge il sospetto che ne siano loro gli autori. La pulsione a marcare il territorio della memoria, il segno di urlare attraverso una traccia inodore “io sono vivo e c’ero come individuo” è simile alla dichiarazione di paternità. La madre non ha necessità di dichiarare la maternità, il padre sì. La donna sa che marcherà il passare tempo con le sue gravidanze e i suoi figli, il padre (almeno fino alla prova del DNA) vive sempre nel dubbio e sente un bisogno estremo di rivendicazione. Questo spinge gli ignoti autori ad esternare il sé senza pudore o ritegno. I marchiani errori di ortografia e sintassi ne sono la riprova, come sono la prova provata del fallimento della scuola italiana.
Marcare il Territorio o Dell’Immortalità
E qui sorge un’altra domanda: cosa spinge una persona a correggere la scritta? esattamente la stessa motivazione, ma con una aggiunta, ovvero “io esisto, ma sono meglio di te”. Le scritte con correzione sono il trait d’union psicologico tra la scritta individuale e la scritta di gang, non è solo il territorio che viene occupato da una presenza, ma si crea anche una scala di potere, una gerarchia.


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