Massima D'Alema, e la macchina del fango/2 - L'intervista

Creato il 02 aprile 2015 da Tafanus

D’Alema e il caso Ischia: «Così la magistratura si delegittima da sola. Il Csm e l’Anm devono intervenire» - L’ex premier: «Non ritengo legittimo l’uso di intercettazioni come quello nei miei confronti. Abolito il finanziamento pubblico ai partiti, ora si criminalizza quello privato» (Fonte: corriere.it)
Il giorno dopo, Massimo D’Alema è ancora «indignato e offeso». Davvero non ha trovato una ragione a giustificazione dei magistrati che hanno inserito il suo nome nell’ordine d’arresto per le presunte tangenti a Ischia?
«E quale potrei trovare? Si parla di un’ipotesi di reato, tutta da dimostrare, in cui io non c’entro. Non c’era alcuna necessità di utilizzare intercettazioni fra terze persone, senza valore probatorio, dove si parla di me de relato. Allora mi viene il sospetto che ci sia un motivo, per così dire, extra-processuale».
Sarebbe a dire?
«Dubito che la notizia dell’arresto del sindaco di Ischia e qualche suo presunto complice sarebbe finita sulle prime pagine dei giornali, se nell’ordinanza non fossero stati citati D’Alema, Tremonti, Lotti o qualche altro personaggio di richiamo. Ma se questa fosse la logica che ha ispirato i magistrati, ci sarebbe da preoccuparsi. Non per me, ma per il funzionamento della giustizia. Anche perché negli ultimi tempi si sono susseguite diverse assoluzioni che hanno sconfessato le indagini, soprattutto nei confronti di amministratori locali addirittura arrestati. Se le inchieste avessero l’obiettivo di una più efficace ricerca delle prove, anziché di qualche forma di pubblicità, credo sarebbe più utile alla giustizia e alla moralità pubblica».
Che fa, delegittima anche lei la magistratura solo perché stavolta è stato toccato dal «pubblico ludibrio» delle intercettazioni?
«Io non delegittimo nessuno. Sono stato a lungo indagato e sempre prosciolto, anche quando avevo responsabilità di governo. Un pm ha dovuto risarcirmi per i tempi troppo lunghi di accertamento della verità, a spese dei contribuenti, come credo che per altre ragioni sia capitato pure al pm di Napoli titolare di questa indagine. Credo però che l’organo di autogoverno della magistratura, il Csm, ma anche l’Associazione magistrati, dovrebbero esercitare una maggiore vigilanza affinché certe misure non siano superate e la magistratura non si delegittimi da sola. Non ritengo legittimo un uso delle intercettazioni come quello che è stato fatto nei miei confronti».
Ha riforme da suggerire?
«No, dico che serve maggiore autocontrollo tenendo presente che i magistrati devono accertare fatti e reati, senza attribuirsi funzioni politiche o pubblicistiche di altro genere. Proprio per mantenere integro il rispetto che si deve alla funzione giudiziaria e che io conservo: sono un garantista, ma anche un legalitario».
Nelle intercettazioni gli indagati dicono che lei era disponibile a «mettere le mani nella merda» per loro, e che già gli «aveva dato delle cose»; parole che per pm e giudice non sono affatto irrilevanti. Non è questo suo presunto ruolo che dovrebbe indignarla e offenderla?
«Io ho solo aderito agli inviti a partecipare a iniziative pubbliche. Non ho fatto niente per queste persone, che sono state interrogate: immagino che se i magistrati avessero ritenuto di dovermi contestare dei reati lo avrebbero fatto. D’altra parte, se hai motivo di ritenere che ci sia stato un illecito, me lo contesti e io mi difendo. Insomma, compito del magistrato è provare a verificare il contenuto di quelle parole, che possono essere millanterie, frasi in libertà o qualunque altra cosa, prima di darle in pasto al pubblico».
Lei che rapporti aveva con le persone arrestate?
«Il sindaco di Ischia Ferrandino l’ho conosciuto nel 2014, quindi quando il presunto reato era, eventualmente, già stato consumato. Con i responsabili della Cpl, Roberto Casari e Francesco Simone, avevo rapporti più risalenti nel tempo, ma non ho mai fatto alcunché di illecito, né me l’hanno chiesto. Del resto se in due anni di intercettazioni non c’è la mia voce qualcosa vorrà dire...»
Dunque non sa perché dicessero quelle frasi?
«Io no. Mi auguro che i magistrati lo chiedano a loro».
E l’acquisto dei suoi libri e dei suoi vini?
«L’acquisto dei libri, legato a una presentazione in concomitanza con un’iniziativa elettorale a favore di Ferrandino candidato alle elezioni europee del 2014, rientra nei finanziamenti che noi raccogliamo per la fondazione Italianieuropei , un’associazione culturale che pubblica una rivista prestigiosa e svolge molte iniziative importanti. Tutto alla luce de sole, così come le donazioni, regolarmente messe a bilancio. Quando abbiamo cominciato, sedici anni fa, abbiamo ricevuto sostegno da Pirelli, dalla Fiat, da De Benedetti e molte altre imprese. Quanto al vino, mi scusi ma mi viene da sorridere: se i pm vogliono acquisire agli atti una buona guida enologica scopriranno che i nostri spumanti sono segnalati tra i migliori, ed è notorio che in occasione delle festività le aziende ne acquistano in quantità per regalarli. Li abbiamo venduti e fatturati, concedendo la possibilità di pagare quattro mesi dopo: siamo noi che abbiamo fatto il favore alla cooperativa, non viceversa».
L’acquirente dice che fu lei a chiedere di comprare...
«Nel particolare non mi ricordo. Ma in generale consiglio a tutti di comprare il nostro vino. Spero non sia un reato grave... Ho sentito anche dire che siccome io sono una persona nota c’è chi compra per simpatia e dunque questa sarebbe concorrenza sleale, ma vale anche il contrario: c’è chi non compra per antipatia, come è ovvio e lecito che sia. Dov’è il reato?».
Reati a parte, ci sono questioni di opportunità politica che emergono dalle indagini e hanno un loro peso. Come è capitato all’ex ministro Lupi.
«Premessa la mia totale solidarietà nei suoi confronti, credo che ci sia un po’ di differenza tra l’avere la responsabilità di un ministero e contemporaneamente rapporti con chi ottiene appalti e commesse, lavorando proprio con quel ministero, e chi, senza incarichi istituzionali, continua a fare politica da privato cittadino».
E raccoglie fondi per la sua fondazione, come faceva quando era parlamentare...
«Prima è stato abolito il finanziamento pubblico dei partiti, ora si criminalizza il finanziamento privato della politica. E dopo che resterà? Lo chiedo in generale, perché Italianieuropei non ha mai beneficiato di finanziamenti pubblici, ma ha sempre vissuto con il sostegno di semplici cittadini e imprenditori. Sono favorevole a regole di maggiore trasparenza nel finanziamento delle fondazioni, magari accompagnate con qualche serio incentivo fiscale. Ma episodi come quello di cui stiamo parlando spaventano le persone e le allontanano anche da legittime attività di sostegno. Per questo io sono preoccupato: non per l’azienda di famiglia, ché anzi, gli ordini dei vini stanno aumentando in segno di solidarietà, bensì per il futuro di Italianieuropei».
E per il futuro del Pd? I fatti emersi negli ultimi tempi non sono sintomo di una «questione morale» nel partito e nella sua classe dirigente?
«Il Pd è un partito di governo a tutti i livelli. E questo, naturalmente, lo espone a rischi di compromissione e inquinamento, che non debbono essere sottovalutati. È evidente che ci vuole maggiore vigilanza».

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La Fondazione ItalianiEuropei - Se ne parla spesso (e purtroppo spesso a sproposito) come della "fondazione di D'Alema". Non è la "fondazione di D'Alema". D'Alema ne è  solo il Presidente (non retribuito), così come prima di lui lo è stato Giuliano Amato (e allora si diceva "la fonfazione di Amato"). La fondazione non appartiene ad una persona, ma ad una libera associazione di politici, imprenditori, giornalisti, economisti, intellettuali di vario colore e provenienza.

Chi volesse capire cosa sia e cosa faccia la benemerita (lo dico senza alcuna ironia) Fondazione ItalianiEuropei, potrebbe utilmente visitare il sito, e farsi un'idea di prima mano. Oltretutto, il sito è ricco di informazioni sulla sua struttura, e di articoli di estremo interesse su economia, politica interna ed estera. E non è la voce del solo "comunismo trinariciuto" ma, per capirci, nell'ultimo numero da voce persino a Simona "Topogigio" Bonafé...

Ecco per esempio cosa si può apprendere alla sezione "Chi siamo":

Presidente Massimo D’Alema

Comitato di Indirizzo: Lucia Annunziata, Gianni Cuperlo, Massimo D’Alema, Anna Finocchiaro, Miguel Gotor, Roberto Gualtieri, Paolo Guerrieri, Franco Marini, Ignazio R. Marino, Michela Marzano, Lapo Pistelli, Francesco Profumo, Alfredo Reichlin, Andrea Riccardi, Enrico Rossi, Gianfranco Viesti, Luciano Violante, Nicola Zingaretti.

Advisory Board - Franco Bassanini, Fabrizio Battistelli, Remo Bodei, Aldo Bonomi, Federica Caciagli, Luciano Canfora, Pierluigi Ciocca, Enrique Baron Crespo, Marta Dassù, Paolo De Castro, Marcello De Cecco, Mario Del Pero, Giacomo Filibeck, Gilles Finchelstein, Marco Aurelio Garcia, Charles Grant, John Ikenberry, José Miguel Insulza, Craig Kennedy, Ivan Krastev, Charles Kupchan, Marc Lazar, Claudia Mancina, Andrea Manzella, Gennaro Mariconda, David Miliband, Giulio Napolitano, Carlo Ossola, Pier Carlo Padoan, Gianni Pitella, John Podesta, Federico Romero, Giorgio Ruffolo, Mariuccia Salvati, Otto Schily, Ernst Stetter, Jorge Taiana, Gianni Toniolo, Vincenzo Visco, Margot Wallstrom.

Sinceramente, a giudicare dalla tipologia, qualità, pluralismo delle persone, mi sembra più un think-tank, che un comitato d'affari. Spero che molti di coloro che hanno sempre sparato a zero sulla fondazione, lo abbiano fatto dopo averlo frequentato. A mio modesto parere, è uno dei migliori siti che possa frequentare chi voglia approfondire i problemi politici ed economici italiani e internazionali.

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Come recitava un celebre slogan della Telecom: "Una talefonata allunga la vita". Se poi a pagare la bolletta hai un amico generoso come Marco Carrai, la tefefonata non ti costa neanche niente...

Così, la Gazzetta del Mezzogiorno pubblica una nota AdnKronos ieri:

Governo: M5S, telefono Renzi intestato a 'Open'. Il premier chiarisca
(AdnKronos) - Il MoVimento 5 Stelle ha depositato alla Camera un'interrogazione, a prima firma Gianluca Vacca, interpellando il presidente del Consiglio sul presunto utilizzo per fini istituzionali di un'utenza telefonica intestata alla Fondazione Open, "ente privato che ha organizzato e finanziato la campagna politica dello stesso Matteo Renzi".

Nonostante la massima trasparenza più volte invocata da Matteo Renzi sulle attività istituzionali dei politici, egli stesso - si legge nell'interrogazione - non assume comportamenti che facilitino il monitoraggio delle sue attività come presidente del Consiglio.

Nel consiglio direttivo della Fondazione Open, rimarcano i grillini, "il presidente è Alberto Bianchi, nominato nel cda Enel dallo stesso governo Renzi (...quando si dice la combinazione/1), segretario generale il ministro Maria Elena Boschi (quando si dice la combinazione/2), e consiglieri risultano essere il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti (quando si dice la combinazione/3), e limprenditore Marco Carrai (quando si dice la combinazione/4), già noto per aver pagato per tre anni un appartamento a Firenze al premier quando era ancora sindaco del capoluogo toscano". I 5 Stelle chiedono dunque "se il presidente del Consiglio utilizzi il cellulare intestato alla fondazione Open, e se ritenga corretto e opportuno che lo stesso ricorra a un telefono, che sfugge alla anche più minima trasparenza per le comunicazioni istituzionali e non, per lo più pagato da un ente privato i cui amministratori ricoprono incarichi di nomina governativa.

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Marco Carrai: chi trova un amico disinteressato, trova un tesoro, non solo un telefono.

Matteo Renzi è un uomo fortunato. Ha un amico disinteressato, che non solo gli paga il telefono, non solo è un grande finanziatore delle varie Leopolde, ma gli paga di tasca sua, per tre anni l'affitto di un bell'attico a due passi da Piazza della Signoria. Quell'affitto, per un 5 locali in quella posizione, è da monolocale con servizi comuni. Ma tant'è... Marco & Matteo sono nati con la camicia. Matteo non paga nulla, Marco paga inizialmente 900 euro al mese, e alla fine del triennio circa 1200. Canone medio: 1050 euro al mese per tre anni, pari a circa 38.000 euro in totale. Matteo non paga niente. Così, di fortuna in fortuna, di caso in caso, a Marco Carrai e ad altri amici di Matteo capitano cose fortunate... Leggiamo dal "Geniale":

Matteo Renzi ha vissuto per quasi tre anni un un appartamento vicino a Palazzo Vecchio, in via degli Alfani 8. Ma a pagare l’affitto è stato l’amico Marco Carrai. 900 euro al mese, che a un certo punto sono diventati 1.200, ha documentato ieri Libero, pubblicando il contratto di affitto, ottenuto dallo stesso Carrai dopo giorni di pressioni. Ora la procura di Firenze, come riportano alcuni quotidiani, ha aperto un fascicolo esplorativo, a seguito di un esposto, per fare luce sui rapporti tra l’ex sindaco e l’imprenditore e verificare se tra i due ci sia stato uno scambio di favori. Al momento non ci sono né ipotesi di reato né indagati e il procuratore aggiunto Giuliano Giambartolomei affiderà le indagini a un pm per verificare che l’interesse pubblico non sia stato danneggiato. Intanto l’opposizione compatta di tutti i partiti ha fatto cadere in conferenza dei capigruppo in Senato la richiesta di chiarimenti del Movimento Cinque Stelle, che da Renzi vorrebbe un chiarimento in aula sul caso affitto e sui rapporti con Carrai.


L'attico pagato da Carrai per Renzi

Il presidente del Consiglio ha vissuto nella casa per 34 mesi, dal 14 marzo 2011 al 22 gennaio di quest’anno e lì aveva trasferito la sua residenza da Pontassieve (dove vive la moglie coi tre figli) per potere votare nella città che governava. Aveva scelto l’appartamento in via degli Alfani 8 dopo avere lasciato una mansarda dietro Palazzo Vecchio perché l’affitto – da mille euro al mese – era troppo costoso.

Il proprietario della casa, scrive il Corriere della Sera, è Alessandro Dini, consigliere di amministrazione della Rototype, azienda il cui sito web è curato da da un’agenzia di comunicazione, Dotmedia. Per Dotmedia lavora come agente il cognato del premier, Andrea Conticini (quando si dice la combinazione/5), e suo fratello Alessandro Conticini è tra i soci, con il 20% (quando si dice la combinazione/6). Quest’ultimo in passato è stato socio di Eventi6, società della famiglia Renzi (quando si dice la combinazione/7).
Marco Carrai, consigliere del premier vicino a Comunione e Liberazione, che in passato ha guidato Firenze Parcheggi (società comunale... quando si dice la combinazione/8), oggi è presidente di Aeroporti Firenze (quando si dice la combinazione/9)  e di Fondazione Open, ex fondazione Big Bang, che ha gestito le campagne elettorali di Renzi (quando si dice la combinazione/10) . La società C&T Crossmedia di cui è socio, inoltre, si è aggiudicata un servizio per visitare Palazzo Vecchio con la guida di un tablet (quando si dice la combinazione/11).

Ma Carrai in questi giorni è finito nel mirino anche per la vicenda che vede coinvolta Francesca Campana Comparini, sua fidanzata che sposerà a settembre. La ragazza, 26enne laureata in filosofia, è tra i curatori della mostra su Jackson Pollock e Michelangelo, la più importante e prestigiosa a Firenze nel 2014 (quando si dice la combinazione/12). Si svolgerà a Palazzo Vecchio ed è costata al Comune 375mila euro.

I due consiglieri fiorentini di opposizione De Zordo (Per un’altra città) e Grassi (Sel) hanno chiesto al vicesindaco reggente Nardella: “Se una ragazza di 26 anni, laureata in Filosofia e senza alcuna esperienza curatoriale, riceve l’incarico di curare la principale mostra di un grande comune italiano, è perché conosce qualcuno o perché conosce qualcosa?”. Secondo quanto pubblicato dal Fatto, Comparini ha soltanto un titolo contro i 62 di un altro curatore della mostra, Sergio Risaliti. E l’unico saggio che ha pubblicato è per il catalogo della mostra di Zhang Huan, commissionato dal Comune di Firenze (quando si dice la combinazione/13).

Per ora ci fermiamo qui. Vorremmo solo che restasse un messaggio: qui qualcuno sta cercando di mettere sullo stesso piano D'Alema che vende (e consegna) vino a prezzo più favorevole del prezzo di mercato, senza aver nulla da dare in cambio se non il vino acquistato - pagamento a 120 giorni), con Lupi che aveva a disposizione il Comitato d'Affari che passa sotto il nome di Ministero delle Infrastrutture, e con Carrai amico fiorentino dell'allora sindaco di Firenze e ora - purtroppo - Pres del Cons, che è stato molto generoso, e che per pura coincidenza ha avuto incarichi, soldi e appalti per se, per i suoi cari, e persino per la sua fidanzatina 26enne. Non regge, e non tornerò sull'argomento, anche se in questi giorni abbiamo parlato più delle bottiglie di vino di D'Alema, che dei quattro membri del Governo Renzi rinviati a giudizio ma "resistenti" sulle poltrone, col consenso e l'avvocatura del Rottamatore Savonarola.

Tafanus

0302/0630/1930 edit


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