Obama ha deluso parte degli elettori che 4 anni fa lo mandarono alla Casa Bianca. La sua politica, anche per l'opposizione del Congresso a maggioranza repubblicana, non è stata rivoluzionaria rispetto a quella precedente, in buona parte non se ne è discostata.
Ma indubbiamente è portatore di una visione diametralmente opposta a quella degli elettori di Romney.
Due Americhe profondamente divise, è stato detto da tutti, e questo è vero anche su questa più piccola e modesta sponda del Mediterraneo.
Obama, il "socialista" ed ecologista che ha salvato la General Motors (ed altri) con l'intervento pubblico (e per questo è stato ringraziato dagli operai a da tutto l'indotto, compresi i commercianti che vivono grazie agli stipendi degli operai) mentre la dottrina liberista (repubblicana) del mercato puro ed assoluto adesso avrebbe visto quelle fabbriche delocalizzate in Cina, e l'aumento della povertà. Obama è riuscito ad aprire una picola porticina nel monumentale e protettissimo castello delle assicurazioni sanitarie, lobby potentissima che da decenni governa il sistema previdenziale più costoso del mondo, il quale eroga sì un'assistenza di eccellenza, ma al costo di tagliar fuori da qualsiasi tutela una popolazione pari a quella italiana. Pur con alcune riserve sui risultati, la scelta ecologista di Obama è quasi rivoluzionaria, rispetto a chi ancora la settimana scorsa negava i cambiamenti climatici ed è abituato allo spreco assoluto di risorse.
Ma soprattutto dietro Obama c'è una metà (appena maggioritaria, purtroppo) della nazione che ieri ha votato a numerosi referendum locali che (localmente) hanno visto confermare diritto all'aborto, allargare la platea degli stati dove sono possibili i matrimoni omosessuali, e dove addirittura si è legalizzato l'uso della marijuana.
Volendo semplificare (la semplificazione ha portato alla notorietà il Tea Party!) c'è un'America che usa il denaro come misura del valore dell'uomo che lo possiede e come scopo principale di vita, poi con massima ipocrisia nasconde il tutto sotto la copertina della "Holy Bible" (Gesù scacciò i mercanti dal Tempio, poi quelli si sono fatti furbi e si sono comprati prima il tempio, poi lo stesso Libro).
Un'altra, quella obamiana, consapevole che il sistema ha dei difetti e ritiene essere compito dello Stato quello di rimuovere gli handicap, ed anche le posizioni di favore ingiustificato, in maniera che allo start siano quanto più possibile vicini. E comunque che anche gli ultimi hanno dignità.
Non certo le socialdemocrazie nordeuropee, ma neppure il far west.
Non è diverso da quanto succede in Italia. Per questo la vittoria di Obama deve essere considerata importante.
Il rigore liberista e mercantilista (teorie economiche sviluppate dalle elites di più di due secoli fa, quando era più facile -ed economico- sostituire un operaio che un cavallo) ha fatto il suo tempo. Sta venendo meno anche l'alibi che in questi ultimi lustri è stato usato, ovvero la competizione globale con la Cina ed i paesi emergenti. Adesso anche là gli operai cominciano ad incrociare le braccia, stanchi dello sfruttamento di molti, moltissimi, in favore di pochi super ricchi.
La visione di Romney non ha sfondato (nel paese dove, secondo un sondaggio Gallup del 2012, il 46% della popolazione crede al creazionismo, ovvero che la Terra è stata creata 6.000 anni fa da Dio), ed è un bene. Per quasi tutti.
Magazine Politica Italia
Obama ha deluso parte degli elettori che 4 anni fa lo mandarono alla Casa Bianca. La sua politica, anche per l'opposizione del Congresso a maggioranza repubblicana, non è stata rivoluzionaria rispetto a quella precedente, in buona parte non se ne è discostata.
Ma indubbiamente è portatore di una visione diametralmente opposta a quella degli elettori di Romney.
Due Americhe profondamente divise, è stato detto da tutti, e questo è vero anche su questa più piccola e modesta sponda del Mediterraneo.
Obama, il "socialista" ed ecologista che ha salvato la General Motors (ed altri) con l'intervento pubblico (e per questo è stato ringraziato dagli operai a da tutto l'indotto, compresi i commercianti che vivono grazie agli stipendi degli operai) mentre la dottrina liberista (repubblicana) del mercato puro ed assoluto adesso avrebbe visto quelle fabbriche delocalizzate in Cina, e l'aumento della povertà. Obama è riuscito ad aprire una picola porticina nel monumentale e protettissimo castello delle assicurazioni sanitarie, lobby potentissima che da decenni governa il sistema previdenziale più costoso del mondo, il quale eroga sì un'assistenza di eccellenza, ma al costo di tagliar fuori da qualsiasi tutela una popolazione pari a quella italiana. Pur con alcune riserve sui risultati, la scelta ecologista di Obama è quasi rivoluzionaria, rispetto a chi ancora la settimana scorsa negava i cambiamenti climatici ed è abituato allo spreco assoluto di risorse.
Ma soprattutto dietro Obama c'è una metà (appena maggioritaria, purtroppo) della nazione che ieri ha votato a numerosi referendum locali che (localmente) hanno visto confermare diritto all'aborto, allargare la platea degli stati dove sono possibili i matrimoni omosessuali, e dove addirittura si è legalizzato l'uso della marijuana.
Volendo semplificare (la semplificazione ha portato alla notorietà il Tea Party!) c'è un'America che usa il denaro come misura del valore dell'uomo che lo possiede e come scopo principale di vita, poi con massima ipocrisia nasconde il tutto sotto la copertina della "Holy Bible" (Gesù scacciò i mercanti dal Tempio, poi quelli si sono fatti furbi e si sono comprati prima il tempio, poi lo stesso Libro).
Un'altra, quella obamiana, consapevole che il sistema ha dei difetti e ritiene essere compito dello Stato quello di rimuovere gli handicap, ed anche le posizioni di favore ingiustificato, in maniera che allo start siano quanto più possibile vicini. E comunque che anche gli ultimi hanno dignità.
Non certo le socialdemocrazie nordeuropee, ma neppure il far west.
Non è diverso da quanto succede in Italia. Per questo la vittoria di Obama deve essere considerata importante.
Il rigore liberista e mercantilista (teorie economiche sviluppate dalle elites di più di due secoli fa, quando era più facile -ed economico- sostituire un operaio che un cavallo) ha fatto il suo tempo. Sta venendo meno anche l'alibi che in questi ultimi lustri è stato usato, ovvero la competizione globale con la Cina ed i paesi emergenti. Adesso anche là gli operai cominciano ad incrociare le braccia, stanchi dello sfruttamento di molti, moltissimi, in favore di pochi super ricchi.
La visione di Romney non ha sfondato (nel paese dove, secondo un sondaggio Gallup del 2012, il 46% della popolazione crede al creazionismo, ovvero che la Terra è stata creata 6.000 anni fa da Dio), ed è un bene. Per quasi tutti.
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