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Metanodotto, il gruppo Apertamente protesta: quali garanzie per Soncino?

Creato il 04 ottobre 2013 da Cremonademocratica @paolozignani

IL METANODOTTO. QUALI GARANZIE PER IL NOSTRO TERRITORIO?
Il “Caso” delle Tombe Alto Medioevali di Isengo

di Riccardo Ulivi
Capogruppo Lista Civica ApertaMente Soncino

C’è una brutta notizia per Soncino e per i suoi beni storici e archeologici. Le tombe di epoca alto-medioevale scoperte presso la cascina Garbelli sulla strada per Isengo, venute alla luce durante i lavori di scavo del metanodotto Snam, sono state distrutte.
Il metanodotto, tubo capace di una portata quadrupla dell’attuale, dovrà portare il metano dalla Russia alla centrale di stoccaggio di Sergnano, in fase di ampliamento (non senza polemiche).
Il grosso tubo (1.400 mm di diametro per una pressione di 75bar) attraversa il territorio soncinese in molti punti, spesso vicinissimo alle abitazioni e alla strada tangenziale tra Soncino e Orzinuovi; in molti casi, come in Infonteno Grande, tagliando l’equilibrio precario e delicatissimo dei nostri fontanili.
Da tempo ci chiediamo quali garanzie di sicurezza e di rispetto del territorio la Snam abbia fornito al Comune di Soncino per avallare tale opera. Ci chiediamo anche quali compensazioni abbia accordato al Comune per risarcirlo di eventuali danni. Il Parco dell’Oglio afferma di aver ricevuto 100mila euro, solo 100mila euro, briciole a fronte di un’opera che porterà alla ditta produttrice guadagni per svariati milioni. Ma almeno si sono fatti sentire. E il Comune di Soncino? La Giunta, che afferma sempre di non avere soldi per amministrare Soncino, quanti ne ha ottenuti per il metanodotto? Che prezzo è stato chiesto per il sacrificio della ferita sul territorio in cui viviamo e della nostra sicurezza? Lo scempio delle tombe poi, fatto in sprezzo a ogni buon senso e al rispetto dei beni del territorio, ci ha lasciati letteralmente senza parole e furenti d’indignazione.
La distruzione delle tombe è dovuta a una rivellazione eseguita nell’ambito della ricerca di ordigni bellici. Ma quali ordigni bellici potevano esistere sotto delle tombe antiche perfettamente integre? Si è trattato di un danno totalmente gratuito e inutile. Ci aspettavamo che le tombe fossero preservate dai lavori, e magari portate in un luogo sicuro che permettesse la loro conservazione.
Non è stato neppure possibile, per le difficoltà burocratiche, vedere all’opera i ricercatori della Soprintendenza Archeologica: bisognava ottenere il permesso della Snam, il permesso della Ditta Appaltatrice dei lavori principali, della ditta subappaltatrice, della Soprintendenza, della cooperativa archeologica che aveva l’appalto generale delle ricerche su tutto il tratto, della cooperativa in subappalto che eseguiva i lavori nel nostro cantiere…. e chissà che altro… A noi cittadini del 2000 è stato tolto perfino il diritto di vedere le tombe dei nostri antenati! E chi ci governa neppure si preoccupa di tenerci informati e almeno di pretendere un minimo risarcimento per un intervento così invasivo e distruttivo.

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