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Michelangelo: La Pietà Rondanini

Da Paolo Statuti
Michelangelo: Autoritratto

Michelangelo: Autoritratto

   Mieczysław Wallis (1895-1975) fu uno dei più illustri esteti polacchi del XX secolo. Filosofo e storico dell’arte, professore all’Università di Łódź. Dal suo volume Późna twórczość wielkich artystów (L’opera tarda di grandi artisti), pubblicato nel 1975, ho scelto e tradotto le pagine dedicate alla Pietà Rondanini.

 

   …Nel 1555 circa, all’età di 80 anni, Michelangelo attraversa una profonda crisi interiore. Il nuovo impeto di zelo religioso cristiano legato alla controriforma influisce fortemente su di lui, provoca nella sua anima una tragica lacerazione. Si rende conto che la sua stupenda creazione scultorea e pittorica, con tutto il suo stupore per il fascino del corpo umano, la sua arte di cui era vissuto e che aveva tanto amato, e alla quale aveva dedicato tutte le sue energie, non lo aveva condotto alla cosa più importante: al mondo trascendentale, a Dio (1). Aveva sprecato la sua vita per l’arte. Commovente è il lamento di questo ottantenne:

Le fauole del mondo m’anno tolto

Il tempo, dato a contemplare Idio…

Non meno toccante è la sua confessione:

Ne pinger ne scolpir fia più che quieti

L’anima mia a quell’amor diuino,

ch’asperse a prender noi  ‘n croce le braccia.

 

   Michelangelo tuttavia superò questa crisi interiore. Non rinunciò alla creazione plastica, ma cercò, tramite essa, di esprimere la sua esperienza religiosa. Da questi sforzi nacque l’ultima versione del Pianto, chiamata Pietà Rondanini.

   Il tema del Pianto e quello ad esso legato della Deposizione dalla Croce occupò Michelangelo per tutta la vita. Già all’età di 25 anni scolpì il gruppo che si trova nella basilica di san Pietro a Roma. La bella giovanile Maria regge sulle ginocchia la salma del figlio. Le due figure, quella femminile (vestita) e quella maschile (nuda) creano qui un pacato gruppo perfettamente armonizzato. La serena sofferenza di Maria si esprime unicamente nella lieve inclinazione della testa e nell’inerte abbandono della mano sinistra semiaperta. In quest’opera, che celebra la bellezza del corpo umano ed è così sobria nell’espressione del dolore, ha trovato una delle sue più complete incarnazioni l’idea rinascimentale della bellezza.

   Mezzo secolo dopo, negli anni 1550-1555, Michelangelo scolpì di nuovo un gruppo marmoreo del Pianto o meglio della Deposizione dalla Croce: qui il corpo di Cristo si piega, sorretto da una parte da Maria Maddalena e sostenuto da dietro da Nicodemo (o Giuseppe d’Arimatea) al quale lo scultore diede i suoi tratti. Michelangelo aveva eseguito questo gruppo per la sua tomba, ma insoddisfatto lo distrusse. Fu rimesso di nuovo insieme da uno dei suoi allievi. Conosciamo ancora un’altra versione simile del Pianto, ed è la cosiddetta Pietà di Palestrina, nella quale la Vergine e Maria Maddalena sostengono il corpo di Cristo, ma in questo caso la paternità di Michelangelo è incerta.

   Verso il 1552 Michelangelo iniziò una nuova versione del Pianto. Essa si protrasse, con lunghe interruzioni, fino alla morte dell’artista. Quest’ultima versione incompiuta è nota come la Pietà Rondanini. Difficile trovare un contrasto maggiore tra quest’ultima, opera tarda, e la Pietà del Vaticano, opera giovanile. Nella scultura del Vaticano la bella Maria tiene sulle ginocchia il bel Gesù. L’espressione del dolore materno è quanto mai sobria e repressa. La Pietà Rondanini invece presenta una composizione delle figure del tutto insolita. Maria in piedi è unita al corpo di Cristo, anche lui in posizione eretta. La testa di Cristo pende, il suo corpo si piega alle ginocchia. Maria qui è una vecchia donna logorata, e il suo volto è reso rigido e muto dal dolore. Entrambe le figure, smunte e macilente, quasi prive dei corpi, sembrano congiunte, tanto che è difficile dire se la madre sorregge il figlio o piuttosto non si appoggia a lui. Le linee delle due figure sono spigolose, spezzate. La superficie ruvida, volutamente non levigata del marmo, riflette migliaia di piccole luci, essa stessa sembra emanare luce.

   La Pietà Rondanini fu l’ultima più sconcertante versione del tema che occupò l’intera vita di Michelangelo: il tema del dolore materno per la perdita del figlio diletto – del figlio che con il suo martirio salvò l’umanità. La realizzazione dell’opera si protrasse, con lunghe interruzioni, per una quindicina di anni. Si vede con quale sforzo Michelangelo lottava per dare l’espressione ottimale alla sua nuova immagine del Pianto. Ecco come descrive la nascita di quest’opera Charles de Tolnay: “La Pietà Rondanini è ricordata nella seconda versione del Vasari (1568), il quale ci dice che l’artista, dopo aver mutilato e abbandonato la Deposizione dalla Croce, che si trova adesso nella cattedrale di Firenze, riprese un blocco di marmo, dove aveva già iniziato un gruppo della Pietà. La prima versione risale probabilmente agli anni 1552-1553, e ad essa appartiene il braccio destro staccato di Cristo e il visibile frammento della testa della Vergine. Di questo periodo sono tre schizzi su un unico foglio conservati nel Museo Ashmolean di Oxford, che consentono di ricostruire la prima versione, ispirata da un certo tipo della Trinità. La seconda versione iniziò nel 1555 e ad essa appartengono probabilmente le gambe levigate di Cristo, più allungate e nelle proporzioni del braccio incompleto della prima versione. Secondo Daniele da Volterra, Michelangelo rifece questo gruppo di nuovo sei giorni prima della morte. Distrusse, a quanto pare, la parte superiore del corpo di Cristo delle versioni precedenti, per scolpirla ora sul corpo della Vergine, e cambiò la posizione della testa di quest’ultima, in modo che adesso ella guarda davanti a sé, similmente alla testa di Cristo. Infine la Vergine, anziché sorreggere il corpo del figlio, è appoggiata ad esso, ed entrambi i corpi sembrano come fusi insieme (2).

   I contemporanei e i posteri per lungo tempo non hanno compreso un’opera possente come la Pietà Rondanini. Il Vasari la ricorda, ma solo di sfuggita e quasi con noncuranza: ”Michelangelo doveva pur fare qualcosa per passare le giornate col suo martello, e allora prese un blocco già sgrossato per un’altra Pietà, diversa dalla precedente e di dimensioni assai più ridotte”. Dopo la morte dello scultore il gruppo finì in cantina. Fu tirato fuori da lì soltanto nel XVII secolo e messo nel cortile del Palazzo Rondanini a Roma (di qui la sua denominazione).

   Jakub Burckhardt nel 1855 la ricorda, ma dice tuttavia che “è meglio non guardarla affatto…Come poteva Michelangelo voler ricavare ancora per forza queste figure da un blocco già così compromesso, a danno delle proporzioni del corpo, che nessuno conosceva meglio di lui. Purtroppo, di sicuro, ogni colpo di scalpello è suo”. Una svolta radicale nel giudizio avvenne soltanto all’inizio del XX secolo, anzitutto grazie all’espressionismo. Nel 1909 Wilhelm Worringer nella rivista “Kunst und Künstler” interpretò la Pietà Rondanini come un’opera generata dallo spirito del gotico. L’importanza di questa figura fu messa pienamente in luce nel 1911 da Georg Simmel, definendola tuttavia come “la più ingannevole e tragica” (“das verräterischste und tragischste Werk”) opera di Michelangelo. In un certo senso qui non c’è più alcuna materia, dalla quale l’anima dovrebbe difendersi. Nel 1957 il noto scultore britannico Henry Moore, definì la Pietà Rondanini  “una delle più grandi opere di Michelangelo”. Oggi si trova nel Castello Sforzesco di Milano e costituisce una delle attrattive di questa città, figura sui manifesti turistici e negli annunci delle agenzie di viaggio… In quest’opera che a lungo fu giudicata negativamente o addirittura ignorata, vediamo oggi una delle maggiori affermazioni del genio di Michelangelo (3).

 

NOTE

 

(1) Secondo G. Simmel la tragicità di Michelangelo consisteva nel fatto che, la perfezione raggiunta nel rappresentare le figure umane, non lo aveva avvicinato all’oggetto del suo amore e del suo desiderio più ardente: a ciò che è immenso, assoluto, trascendentale, a Dio. La sua sorte infelice era quella di aver impiegato tutte le energie della sua vita in una creazione che non poteva appagare i suoi più intimi desideri, poiché passava su un piano diverso dall’oggetto di essi.

(2) Tale questione non ha per noi fondamentale importanza. Nella Pietà Rondanini la Madonna sembra non sorreggere Cristo morto, ma appoggiarsi a lui, questo stato di cose ha fatto nascere nel giovane storico dell’arte Aleksander Paź il pensiero che Michelangelo nell’ultima versione di questo gruppo volesse cambiare Cristo sorretto da Maria in Maria sorretta da Cristo, in altre parole voleva trasformare il Pianto per il Cristo in una particolare Assunzione di Maria. E’ un’ipotesi interessante, ma non sembra avere una sufficiente giustificazione nell’analisi di quest’opera.

(3) Ch. de Tolnay caratterizza nel modo seguente la metamorfosi che si è verificata nel nostro rapporto con l’opera tarda del grande artista: “L’ultimo stile di Michelangelo nella scultura e nella pittura fu considerato a lungo l’espressione della sua tragica sconfitta come uomo. Di recente si è consolidato il parere che la completa libertà di espressione egli la conquistò proprio nell’ultimo periodo, e che le sue ultime opere rispecchiano la riconciliazione col destino e la rivelazione della grazia divina. Questo periodo è caratterizzato principalmente dalla sua conversione religiosa, in seguito alla quale cambiarono la forma, la funzione e il significato delle sue opere. Questo cambiamento si svolse in due fasi. Le opere dei primi 15 anni dell’ultimo periodo sono ancora ideate in forme poderose, che rispondono agli ideali del rinascimento italiano, benché il contenuto e lo scopo siano cambiati. Nell’ultimo decennio Michelangelo si liberò da questi principi  estetici, e sviluppò uno stile del tutto personale. Eseguite prevalentemente senza ordinazione, per se stesso, le sue ultime opere possono essere definite confessioni soggettive. Ignorando completamente le opinioni dei suoi mecenati, e non tenendo conto del proprio passato artistico, egli seguì soltanto la sua voce interiore. Respinse del tutto le stupende naturali forme del corpo umano come mezzo di raffigurazione del suo pensiero, aspirando ora a una espressione diretta di tutti i suoi stati d’animo, senza considerare l’armonia razionale e la bellezza del corpo umano. Nelle forme che adesso appaiono allungate e fuse tra loro, egli riuscì ad esprimere la suprema pace cui anelava”.

 

 

(C) by Paolo Statuti

 

 

 

La  Pietà Rondanini

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