Midnight in Paris

Creato il 12 dicembre 2011 da Thetalkingmule @TheTalkingMule

E' proprio una Parigi da cartolina quella che scorre sotto lo sguardo nelle prime sequenze di Midnight in Paris, immagini di una città ad uso e consumo dei turisti, ognuno di essi in cerca forse di un'idea di cultura, di fascino, di un sogno di eleganza che magari vive ancora solo nell'occhio di chi lo vuole vedere. Di certo è cosi per Gil, sceneggiatore di Hollywood ed aspirante romanziere. Per lui Parigi è un vero e proprio luogo dell'anima, nel quale sente di respirare la stessa aria dei suoi miti: Hemingway, Fitzgerald, T.S. Eliot.

Paul e Inez, belli e superficiali


Gil (un Owen Wilson svampito e stralunato) e la fidanzata Inez (Rachel McAdams, qui in versione "succedaneo di Scarlett Johannson"), si trovano a Parigi, ma pare che stiano visitando due luoghi diversi. Inez, infatti, è a Parigi per fare la turista, magari lasciandosi guidare dall'amico Paul (Michael Sheen, con l'aria di divertirsi un mondo a fare l'antipatico), un pedante intellettualoide; Gil invece ama fare lunghe passeggiate, magari sotto la pioggia, tentando di trovare l'ispirazione che gli manca per finire il suo romanzo, il suo “salto alla letteratura”. In modo magico la città gli regala una chance. Allo scoccare della mezzanotte, in una precisa viuzza, tutte le sere passa un'auto d'epoca che costituisce una porta per tornare agli anni 20, il tempo che Gil avrebbe sempre voluto vivere:  la Parigi della “festa mobile”, tra una bevuta in compagnia di Hemingway e una chiacchierata con Dalì o Picasso.

Woody Allen con il cast

Nel mondo fantastico che vive di notte, Gil riesce a far leggere una copia del manoscritto del suo romanzo a Gertrude Stein, da cui otterrà (ovviamente!) preziosi consigli. Ma nella realtà parallela non c'è solo il libro: nel corso delle sue scorribande notturne il protagonista incontra Adriana (Marion Cotillard, per correttezza ammetto di essere suo fan sfegatato sin dal lontano 1998), giovane amante di Picasso oltre che di Modigliani e Braque.
Diviso tra due realtà, quella magica della notte e quella frustrante del giorno, Gil si innamora immancabilmente della seducente parigina, il cui sogno è invece quello di vivere la Belle Epoque, i tempi di Toulouse-Lautrec, Gauguin, Degas (i quali a loro volta dichiarano che l'età migliore è stata sicuramente quella del rinascimento). Non c'è scampo: nessuna età è quella "giusta" ed il rischio è quello di passare senza soluzione di continuità da un tempo all'altro, senza sentirsi mai realmente al proprio posto! O forse si può decidere di mettere mano alla propria vita e buttare il cuore oltre l'ostacolo. Parigi  di certo non rifiuterà una piccola, ultima coincidenza...

Léa Seydoux, in versione simpatica rigattiera

Una volta tanto non si può trascurare la scenografia, curata da Anne Seibel (già direttore artistico per Il diavolo veste Prada e Hereafter), che passa con nonchalance dall'allestimento di un bistrot nel quale incontriamo Dalì che beve un bicchiere in compagnia di Buñuel e Man Ray, alla ricostruzione della casa-studio di Gertrude Stein (Kathy Bates), alla splendida festa a casa Fitzgerald, per finire con il Moulin Rouge di Toulous-Lautrec. Un film come questo è un'occasione d 'oro per ogni scenografo, e la Seibel non perde l'opportunità giocando con le ricostruzioni d'epoca precise, ma senza perdersi in maniacalismi che non sarebbero in linea con il tono della pellicola.

Gertrude Stein e i suoi due protetti


Interessanti anche i costumi opera di Sonia Grande (The Others, Il Mare Dentro, Vicky Cristina Barcelona, Gli abbracci spezzati), piuttosto curati: i coniugi Fitzgerald sono elegantissimi, Hemingway sembra appena tornato da un safari, il torero Juan Belmonte è un vero dandy. Marion cotillard con il vestitino giallo oro vale da sola il prezzo del biglietto (attenzione anche all'acconciatura "d'epoca", deliziosa).

Gil e Adriana, sfoggiano un look "del futuro" al Moulin Rouge


Il cast di attori è straordinario. Oltre ai già citati troviamo Adrien Brody, un Dalì elegante e divertente, Alison Pill-Zelda Fitzgerald (avvistata già in Milk di Gus Van Sant), non manca nemmeno un ruolo, piccolo ma cruciale, per Carla Bruni nelle vesti di una gentile guida turistica. Un passaggio anche per Lèa Seydoux (vista in Robin Hood, la si attende in un ruolo vilain nel prossimo Mission Impossible: Protocollo fantasma)
Allen pare aver raggiuto un'età ed un'autorevolezza per cui può fare sempre il film che vuole, ed aver deciso di divertirsi un po'. Il film mette un sacco di carne al fuoco, regala corpo e parola a un buon numero dei più grandi artisti e scrittori del secolo scorso, ma lo sviluppo non sceglie con decisione nè la strada della riflessione filosofica, nè quella della battuta fulminante (strada che Allen sembra aver abbandonato dai tempi de La maledizione dello scorpione di giada). Alla fine la pellicola è divertente, anche grazie all'interpetazione ironica di alcuni attori (a mio parere in questo campo Adrien Brody e Michael Sheen spiccano sul resto della troupe) ma dubito che molti spettatori la ricorderanno a lungo,come sicuramente accade per altri titoli di Allen.
Il Gil di Owen Wilson (attore forse troppo bello e prestante per questa parte) pare muoversi fra esaltazione e spaesamento in un continuo salto temporale che riflette la sua stessa lacerazione fra la scelta pragmatica di scrivere dozzinali sceneggiature e l'aspirazione alla vera Arte. Ma non esistono età dell'oro, o meglio ciascuna lo è. Chissà se qualcuno dei miti di Gil, avendone la possibilità, non avrebbe preferito vivere negli anni dieci del duemila. Secondo Allen, e la tesi mi sembra condivisibile, abbandonarsi a un inconcludente “come sarebbe stato bello” porta immancabilemnte a chiudersi delle opportunità  nella vita presente. Questa è la nostra belle epoque, sta noi farla tale e farla ricordare nel futuro come un momento di grande fermento artistico ed ideale, ne abbiamo tutti i mezzi (o almeno Allen sembra esserne convinto).
Ai posteri l'ardua sentenza!

Dalì-Brody beve un bicchiere di vino e pensa...a un rinoceronte!


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