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Milan – Catania, analisi tattica: il pressing ultra-offensivo

Creato il 17 settembre 2010 da Gianclint

 

-La condizione fisica e la brillantezza come presupposto per attuarlo-

Un filo conduttore che unirà anche la prossima gara del campionato con le passate dal Milan: offrire il fianco al contropiede avversario; se uniamo questo aspetto all’atteggiamento della squadra di portare avanti molto spesso i due interni di centrocampo -definiti non a caso dal Mister ‘mezzali’-, non si può evitare di constatare quel che ancora manca: la condizione fisica e la brillantezza per attuare un pressing alto efficace che eviti proprio queste ripartenze.

“Portare su” molti uomini in pressione nelle trequarti avversaria a palla persa si definisce pressing ultra-offensivo. Portare l’avversario in una condizione psicologica difficile è l’obbiettivo che si prefigge il Mister; …non solo, tatticamente il comportamento vuol costringere alla giocata lunga il portatore attaccato, consentendo alla difesa una gestione facile del lancio.

L’aspetto psicologico non è mai da sottovalutare, come detto, non solo per l’avversario, ma anche per la nostra squadra: infatti, portare l’avversario a giocare in disagio nella propria trequarti trasmette una sensazione di pericolosità continua, fa perdere fiducia, tranquillità e “predispone” all’errore in fase di uscita, là dove noi vogliamo “tradurre” presto una palla recuperata in qualcosa di più…

Milan – Catania, analisi tattica: il pressing ultra-offensivo

Il Mister pare voler dire: "Alti!, prendiamoli alti!"

Dopo qualche gara osservata dal vivo, possiamo dire che non è un caso la vistosa e continua ricerca di rubare il pallone direttamente dai piedi avversari o frapponendosi sulle linee di passaggio in uscita tanto da notare che -come in effetti deve essere-, il pressing ultra-offensivo è ricercato dalla squadra come atteggiamento “propedeutico” al gol…

Ma allora perché pure con l’Auxerre i contropiede? Un aspetto poco frequentato dai media in generale in sede di analisi della squadra è stato quello della condizione fisica delle punte: non solo infatti in fase di costruzione del gioco il movimento delle punte è stato carente, ma pure nell’aspetto che stiamo provando a osservare insieme: nel primo caso NON dettando il lancio o il passaggio filtrante ai costrutturi di gioco, nel secondo vanificando l’adesione delle mezzali alla concretizzazione del pressing offensivo con una scarsa adesione al gioco insieme.

Questa scarsa brillantezza e compattezza delle tre punte, non solo porta ad una maggiore facilità nell’attuare il contro-pressing dell’avversario, ma al contempo scopre linee di passaggio per un’uscita verticale -Catania domani, Auxerre mercoledì-, o sul lato opposto -Cesena sabato scorso-. In attesa di trovare stabilità nella condizione fisica di squadra -e quindi poter sviluppare un lavoro sulla brillantezza nel microciclo fisico-, abbassare di qualche metro “la linea di pressing” potrebbe essere salutare.

Su questo punto -la gestione degli spazi scoperti-, sviluppo un’ipotesi sulla tanto dibattuta presenza di Seedorf in campo: può essere spiegata anche -non solo, questo è chiaro- per questa ragione. Ovvero dalla necessità di avere in mezzo un giocatore in grado di catturare la palla, in grado di attirare a sé due avversari -quindi farli scoprire… unico nel bouquet di centrocampisti interni a poter giocare una palla di qualità su una pressione doppia o dentro un triangolo di pressing avversario-.

La mia è solo un’ipotesi di spiegazione, ed il Mister esplicitamente non credo userà mai queste parole, sebbene questo abbia fatto capire.

Tornando al tema principale, due piccoli spunti per la discussione restano: uno… è vantaggioso difendere con un pressing ultra-offensivo in maniera così continuata SENZA aver sviluppato ancora parallelamente un atteggiamento di possesso misto della palla proficuo, non fatto solo di movimenti orizzontali, ma con movimenti paralleli e opposti dei centrocampisti?; due… con punte che attaccano lo spazio dietro alla linea, non rischia di diventare una costante negativa quella di privare la nostra stessa squadra della luce di giocata profonda per loro?;  e tre… dopo un “recupero alto” doversi affidare ad una continua triangolazione palla a terra nello stretto, non consente una facile contromisura all’avversario, ovvero l’abbassamento dei mediani… uno sulla “luce” tra i due centrali, due  fra questi ultimi ed i terzini?

Il Mister saprà far rispondere la squadra sul campo: nel frattempo, tentiamo di entrare subito “nel vivo del gioco” nei commenti, qui sul MILAN NIGHT.

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