Mole Antonelliana: da sinagoga a Museo del Cinema

Creato il 30 marzo 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Da Sinagoga a Museo Nazionale del Cinema: la storia della Mole Antonelliana

Situata in pieno centro storico, la Mole Antonelliana è uno dei principali simboli della città di Torino, nonché sede del Museo Nazionale del Cinema, nonostante le sue origini siano molto diverse.

Photo credit: Dindo94 / Foter / CC BY-SA

La Mole Antonelliana: la costruzione

La Mole Antonelliana prende il nome dall’architetto di Novara Alessandro Antonelli, che iniziò a lavorare sull’opera nel 1862. Il progetto originale prevedeva la realizzazione di una sinagoga della Comunità Israelita torinese: era infatti stata concessa da poco la libertà di culto ad opera del re Carlo Alberto. Originariamente, la comunità ebraica di Torino acquistò il terreno di via Montebello, all’epoca chiamato “contrada del Cannon d’oro”, per edificarvi una Sinagoga commemorativa per l’acquisita emancipazione.
La costruzione dell’opera iniziò nel 1863, con Antonelli alla direzione dei lavori. All’epoca dell’idea originale, la Mole avrebbe dovuto avere un’altezza di circa 47 metri. Antonelli apportò però alcune modifiche, portando il progetto all’auspicata altezza di 113 metri. In questo modo, la Sinagoga sarebbe diventata la costruzione più alta non solo d’Italia, ma dell’intera Europa. Attraverso l’inserimento della grande volta sormontata dalla guglia, la costruzione sarebbe risultata pari agli attuali 167 metri.
Nel 1869, lo sviluppo del progetto aveva impennato notevolmente i costi, ormai insostenibili per la Comunità Israelita, che abbandonò il finanziamento. Alla Mole fu applicato un tetto provvisorio. La ripresa dei lavori si ebbe nel 1873, quando la Comunità cedette il terreno con la costruzione al Comune di Torino, sotto la pressione di Antonelli, che non aveva intenzione di vedere la propria opera incompiuta. La Comunità Israelita decise quindi di cedere il terreno di via Montebello in cambio di un altro in cui costruire la sinagoga. In occasione della nuova vita del progetto della futura Mole, l’opera fu intitolata al Re Vittorio Emanuele II.
Proprio l’intitolazione al Re fu la causa di nuove modifiche all’opera da parte dell’architetto Antonelli. Infatti, a suo dire, all’epoca la costruzione originale non era degna del monarca. Spinse quindi il Consiglio Comunale di Torino ad approvare le modifiche che avrebbero innalzato la Mole fino al 167 metri attuali. Proprio grazie a questo rinnovamento viene issato sulla cima un genio alato, comunemente definito come “l’angelo”.
Tuttavia, l’enorme ampliamento del progetto originale non fu privo di conseguenze; in particolare, a risentire delle ingenti modifiche fu soprattutto la struttura dell’edificio, ormai insufficiente per quanto riguardava materiali e dimensioni. La futura Mole subì problemi riguardanti il sovraccarico delle fondazioni e deformazioni, anche se le catene di contenimento e i materiali piuttosto all’avanguardia del progetto originale riuscirono a evitare danni peggiori.
La storia della costruzione della Mole vede il suo epilogo nell’aprile del 1889, quando sulla cima fu finalmente issato l’ormai celebre genio alato. Antonelli, morto il 18 ottobre 1888, non fece però in tempo a vedere terminata l’opera che porterà il suo nome. Il figlio Costanzo ne seguì il completamento effettivo, che durò ancora qualche anno, e fra il 1905 e il 1908 l’architetto Annibale Rigotti si occupò delle decorazioni interne.
La Mole mantenne il primato di edificio più alto d’Europa fino al 1904, anno in cui un uragano distrusse l’angelo, sostituito poi con una stella. Nel 1953, un secondo nubifragio distrusse 47 metri di guglia, la cui ricostruzione fu completata nel 1961. Il termine dei lavori di ristrutturazione è datato 1987.

La Mole e il Museo Nazionale del Cinema

Nel 1941, la studiosa di storia e di cinema Maria Adriana Prolo iniziò a pensare a un progetto innovativo: un Museo Nazionale dedicato alla storia del cinema. All’epoca, il regime fascista aveva già visto la realizzazione di Cinecittà, a Roma. L’iniziativa incontrò rapidamente l’approvazione di numerosi produttori cinematografici e direttori di riviste dedicate alla settima arte, seguita da alcuni finanziamenti che permisero l’acquisto dei primi pezzi del futuro museo.
Si dovrà aspettare però il 1953, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, per vedere la nascita dell’Associazione Culturale del Museo del Cinema. Tra i fondatori dell’associazione figurava anche Giovanni Pastrone, regista di Cabiria (1914) e Mario Gromo, scrittore e critico cinematografico, a cui sarà intitolata la Bibliomediateca del Museo. Inizialmente, l’idea di rendere la Mole Antonelliana sede del Museo del Cinema fu scartata a causa del nubifragio abbattutosi quell’anno sull’edificio. Henri Langlois, fondatore della Cinématheque française e del Musée du cinéma di Parigi, durante un periodo torinese riuscì a convincere i consiglieri comunali riguardo la necessità di una degna sistemazione del materiale sinora raccolto. Furono infine scelti alcuni locali di Palazzo Chiablese. L’inaugurazione del Museo ebbe luogo il 27 settembre 1958, mentre l’apertura al pubblico della biblioteca seguì pochi mesi dopo.
Si dovrà aspettare il nuovo millennio, e in particolare il 19 luglio 2000, per vedere l’inaugurazione della nuova sede del Museo Nazionale del Cinema: l’interno della Mole Antonelliana, con il progetto dell’architetto Gianfranco Gritella e l’allestimento dello scenografo François Confino, che ribadì: -Non si può pensare a un Museo del Cinema solo come un museo di oggetti e macchine, perché l’essenza del cinema è il film.- Confino si occupò anche del riallestimento del 2006, in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino.
Attualmente, il Museo Nazionale del Cinema è uno dei più noti al mondo, grazie alla ricchissima raccolta di materiale e ai percorsi espositivi. Oltre al racconto, molto spesso multimediale, della storia del cinema dalle sue origini, il Museo ospita anche molte collezioni temporanee, dando vita a mostre come “Diversamente vivi” (2010), dedicata ai mostri del cinema, “MAGNUM SUL SET. Il cinema visto dai grandi fotografi” (2011), “Metropolis. Il capolavoro ritrovato” (2013), o la più recente “C’era una volta in Italia. Il cinema di Sergio Leone”, (ottobre 2014-gennaio 2015).

Tags:Antonelli,cinema,Maria Adriana Prolo,mole antonelliana,Museo Nazionale del Cinema,Sinagoga

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